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L'attentato alla CdL: Coccoli
assolto, ma per la parte civile
c'era il 'concorso morale'

Luca Coccoli

Non partecipò né alla preparazione dell’ordigno, né all’esecuzione del piano di sabotaggio ai danni del locale ‘La Centrale del Latte’ di via Nazario Sauro. Luca Coccoli, 30enne cremonese, elettricista di professione, dj ed organizzatore di eventi, è stato assolto oggi  dall’accusa di concorso in danneggiamento seguito da incendio. “Assolto per non aver commesso il fatto”. Nel processo, celebrato con il rito abbreviato, Luciano Zanchi, titolare del locale, era parte civile attraverso l’avvocato Massimo Nicoli.

Autori materiali, secondo l’accusa, sarebbero Cesare Di Giovanna, cremonese, 24 anni il prossimo 26 luglio, che si era candidato per le prossime elezioni comunali, e Igor Radoslaw Augustynski, 20 anni, polacco, entrambi pr in vari locali della città. Sarebbero stati loro, il 22 dicembre del 2016, ad  aver innescato un ordigno incendiario con un timer collegato ad una miscela di sostanze chimiche che aveva determinato l’incendio del contatore elettrico poco prima dell’inizio della serata. L’ordigno, però, non aveva funzionato. Sia Di Giovanna che Augustynski patteggeranno 6 mesi pena sospesa nell’udienza del prossimo 5 giugno. Di Giovanna, proprio a causa di questa vicenda giudiziaria, si è ritirato dalla campagna elettorale.

Coccoli era rimasto coinvolto nella vicenda in quanto sapeva delle intenzioni dei due ragazzi, che già il 17 dicembre precedente avrebbero messo in atto un primo tentativo di sabotaggio versando liquido infiammabile nella colonnina dove si trova il contatore elettrico del locale, ma in quell’occasione i titolari se n’erano accorti in tempo. A sospettare di loro era stato lo stesso Coccoli, che li conosceva entrambi. “In quel periodo erano rimasti esclusi dal locale”, aveva raccontato il 30enne cremonese che il 18 dicembre si era incontrato con gli altri due imputati a casa di Di Giovanna. Con Coccoli, sempre secondo il suo racconto, Augustynski si sarebbe vantato di essere l’autore del sabotaggio. “Ho cercato di far capire loro che avevano sbagliato”, aveva detto. “La reputavo una ragazzata. Ne ho poi parlato con il mio amico che era preoccupato che la cosa potesse ripetersi”. Il 21 dicembre il 30enne era ritornato a casa di Di Giovanna dove aveva trovato anche Augustynski. A Coccoli, i due avrebbero confessato l’intenzione di voler tornare nel locale per inserire un congegno incendiario in modo da appiccare il fuoco al contatore elettrico per creare un corto circuito. “Ho cercato di dissuaderli e speravo di averli convinti”, aveva raccontato Coccoli, che delle intenzioni dei due ragazzi aveva parlato con l’amico affinchè avvisasse i titolari. “Erano loro, a mio modo di vedere, le persone interessate ad avvertire le forze dell’ordine. Poi non ho più saputo nulla”.

Oggi a processo anche il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto l’assoluzione per l’imputato, difeso dall’avvocato Ada Ficarelli. L’avvocato Nicoli, parte civile, aveva invece chiesto la condanna, ipotizzando un “concorso morale”. “E’ vero che non ha partecipato”, ha detto Nicoli, “ma sapeva quello che gli altri avevano intenzione di fare. Gli avevano inviato anche delle foto”. “Sì”, ha ammesso l’avvocato Ficarelli, “gli avevano fatto vedere una foto della cabina elettrica e del materiale infiammabile, ma lui aveva espresso subito il proprio dissenso”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

Sara Pizzorni

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