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Carletti alle minoranze: è la
procura che ha posto il veto
sugli atti del caso piscina

Gli atti del Comune di Cremona che riguardano il caso della piscina e le controversie con Sport Management fanno parte di un’indagine giudiziaria in corso e come tale sono coperti da segreto fino alla sua conclusione. E’ per questo motivo che il magistrato Milda Milli, titolare del fascicolo, ha negato il nulla osta “essendo ancora pendenti indagini” all’amministrazione comunale che aveva richiesto alla Procura della Repubblica l’autorizzazione non alla divulgazione, ma all’esibizione della documentazione richiesta dalla consigliera Maria Vittoria Ceraso. E’ il presidente del Consiglio comunale Paolo Carletti a spiegare i vari passaggi che hanno condotto a questo diniego, a seguito delle dichiarazioni di ieri della stessa Ceraso: “C’è stato già negato un accesso agli atti – affermava – nonostante la giurisprudenza riconosca un diritto illimitato di accesso a favore dei consiglieri comunali essendo tenuti in ogni caso al segreto nell’esercizio del loro ruolo”.

I Consiglieri di minoranza – risponde ora Carletti – lamentano un non meglio descritto rifiuto da parte dell’Amministrazione alla richiesta di accesso agli atti pervenuta dalla Vice Presidente del Consiglio Maria Vittoria Ceraso l’8 ottobre 2019. L’accusa è gravissima e rivolta alla Presidenza che, da regolamento, è tenuta a vigilare sul diritto di accesso dei Consiglieri agli atti della Pubblica Amministrazione. Ora, la richiesta anzitutto non si rivolgeva ad atti dell’Amministrazione, ma a tutta la documentazione depositata da lavoratori del concessionario (non “da alcuni ex dipendenti della piscina comunale”) afferente la piscina comunale. In secondo luogo non è dato sapere, perché non è scritto nell’istanza, per quale aspetto dell’espletamento del proprio mandato sarebbe stato necessario tale accesso.

Nonostante la richiesta presentasse tali macroscopiche carenze, che ben avrebbero potuto indurre l’Amministrazione a negare sic et sempliciter l’accesso, si è ritenuto di voler dar corso alla richiesta, proprio per dimostrare la totale trasparenza dell’azione amministrativa e la cristallina volontà di collaborazione. Gli atti richiesti, così come descritti, erano stati precedentemente trasmessi alla Procura della Repubblica, che su impulso di questa Amministrazione ha aperto un fascicolo di indagine.

Poiché tali atti sono secretati ai sensi del Codice di Procedura Penale fino alla data di conclusione delle indagini, l’Amministrazione ha chiesto alla Procura della Repubblica l’autorizzazione non alla divulgazione, ma all’esibizione della documentazione richiesta. La Dottoressa Milda Milli, Sostituto Procuratore titolare del fascicolo, in data 16 ottobre ha negato il nulla osta ‘essendo ancora pendenti indagini’.

Questa la descrizione dei fatti, in ordine ai quali ben comprendiamo che i Consiglieri di minoranza possano aver dimenticato gli elementi sopra illustrati: d’altronde può succedere di scordare certi aspetti e noi siamo qui anche per porvi il giusto rimedio”.

AGGIORNAMENTO – Arriva quasi in simultanea la contro-risposta di Ceraso: Rispetto alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Comunale Paolo Carletti preciso che l’accesso agli atti presentato dalla sottoscritta in relazione a quanto denunciato dall’ex direttore della piscina comunale ed alcuni suoi collaboratori in merito alla gestione Sport Management, era perfettamente circostanziato visto che ha permesso l’individuazione corretta degli atti richiesti.
Ma soprattutto non avrebbe dovuto essere NEGATO ma semplicemente SOSPESO fino alla conclusione delle indagini in corso. Fase che, da notizie riportate sulla stampa, è terminata pochi giorni dopo la mia richiesta con l’archiviazione motivata dalla non rilevanza penale ma solo amministrativa dei fatti oggetto della denuncia del Sindaco, tanto più che gli stessi sono già tati resi pubblici nei dettagli dalla sentenza del Tar Lombardia. Pertanto ad oggi la mia richiesta d’accesso potrebbe essere evasa in nome di quella cristallina e trasparente collaborazione citata dal Presidente del Consiglio che non mi sembra però abbia dichiarato una disponibilità in tal senso nonostante l’indagine sia terminata e gli atti quindi non più coperti da segreto istruttorio”.

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