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Caso piscine, i consiglieri
di minoranza chiedono
comm. speciale d'indagine

Costituire una commissione speciale d’indagine sul caso piscina comunale di Cremona: questa la richiesta che arriverà nei prossimi giorni negli uffici dell’amministrazione comunale, sotto forma di un documento condiviso e sottoscritto da tutti i capigruppo di minoranza. Una richiesta che i politici hanno facoltà di porre ai sensi dell’art. 29 del Regolamento del Consiglio Comunale. Il timore dell’opposizione, è che siano mancati i dovuti controlli da parte del Comune.

“Dopo la sentenza del Tar che ha accertato gravi inadempimenti e responsabilità a carico di Sport Management, si ritiene necessario accertare se vi siano responsabilità politiche e amministrative in capo a sindaco, Giunta e responsabile del procedimento per mancata vigilanza e per omessa tempestiva adozione di provvedimenti contingibili e urgenti a tutela della salute pubblica” evidenzia infatti il consigliere Maria Vittoria Ceraso. “Le motivazioni della richiesta sono ben dettagliate nel documento che sarà depositato nei prossimi giorni per essere poi portato all’attenzione del Consiglio Comunale”.

La Commissione speciale d’indagine potrà essere costituita solo se la maggioranza assoluta dei Consiglieri voterà a favore: “Si auspica che nessun partito voti contro il legittimo esercizio del Consiglio di accertare responsabilità politiche amministrative in capo a chi in quella stessa sede ha sempre negato l’esistenza di gravi problematiche inerenti la gestione della piscina” sottolinea ancora il consigliere.

Numerosi sono i quesiti posti dalla minoranza. Ad esempio, come sia possibile “che sia accaduto tutto ciò” e per quale motivo, a fronte delle numerose richieste ed interrogazioni fatte in consiglio comunale dai vari consiglieri, “non c’è traccia di dichiarazioni di Assessore alla partita e Sindaco che riconoscano l’esistenza di gravi problematiche o inefficienze in violazione della Convenzione o di norme a tutela della salute pubblica”.

Altra domanda che rileva il documento è come sia possibile che “dopo la denuncia del 1 marzo 2019 di fatti gravissimi tali da mettere a repentaglio la salute pubblica il Sindaco non abbia immediatamente disposto con ordinanza contingibile e urgente la chiusura della piscina lasciando che gli utenti nuotassero in acque i cui valori del cloro erano, come dimostrato nell’esposto dei lavoratori, contraffatti?”.

Non è tutto: ora che è arrivata la sentenza del Tar che dovrebbe mettere la parola “fine” a questa gestione, per quale motivo “pare che a fronte dell’eventuale appello di Sport Management il Comune non sia intenzionato a toglierle immediatamente la gestione nonostante lo stesso abbia dichiarato, tra i motivi della risoluzione della concessione, il venir meno di ogni rapporto fiduciario?”.

DOCUMENTO SOTTOSCRITTO DA TUTTI I CAPIGRUPPO DI MINORANZA CENTRODESTRA E CINQUESTELLE.

A fronte della sentenza del Tar Lombardia che ha ritenuto legittimamente risolto il rapporto contrattuale tra il Comune di Cremona e Sport Management per gravi inadempimenti contrattuali da parte del concessionario valorizzando in particolare le infrazioni alle norme poste a tutela dell’igiene e della salute pubblica, non possiamo non rilevare come a questo risultato si sia giunti soprattutto grazie alle segnalazioni di utenti e lavoratori che, sia in maniera ufficiosa e sia in maniera formale, hanno denunciato una serie di gravi e documentate infrazioni rispetto alle quali il Comune si è visto costretto ad attivare la procedura di risoluzione della Convenzione per cattiva gestione dell’impianto.

Nella sentenza si legge infatti che “continue erano le lamentele e le segnalazioni pervenute all’amministrazione dagli utenti della piscina con riferimento alla situazione dell’acqua e in particolare all’eccesso di cloro, all’irrespirabilità dell’aria, all’eccesso delle temperature negli spogliatoi, alla sporcizia nelle vasche e negli spogliatoi”.

Circostanze dimostrate poi in maniera puntuale attraverso un esposto depositato in Comune dai lavoratori in data 1 marzo 2019 nel quale gli stessi hanno denunciato “non solo la sistematica infrazione da parte di Sport Management delle norme fiscali e in materia di lavoro, ma anche la reiterata inosservanza della normativa igienico-sanitaria, lamentando:
a) i ricambi di acqua effettuati in costante violazione dei parametri di legge. Oltre al prospetto dei consumi medi giornalieri essi hanno allegato una nota da cui si evince la deliberata volontà della società di attestarsi, per la stagione estiva 2018, abbondantemente al di sotto della soglia minima di legge (3%), oltre che di quella che la società stessa si è data (5%) mediante il c.d. manuale di autocontrollo;
b) l’attivazione di una procedura di trattamento dell’acqua non segnalata né al Comune né all’ATS territorialmente competente nella notte del 20 febbraio 2019 (circostanza che confermerebbe il fatto che la chiusura della piscina il giorno 21 febbraio 2019 non è stata causata dall’improvvisa rottura di una pompa, bensì da un intervento di iperclorazione);
c) la contraffazione dei registri cloro;
d) l’apertura al pubblico degli impianti natatori con cloro pressoché assente (episodio del 2 gennaio 2019);
e) la ridottissima manutenzione ordinaria degli impianti.

A fronte di questi fatti gravissimi, ritenuti fondati dal Tar, non possiamo non interrogarci su come sia stato possibile che avvenisse tutto ciò. L’art. 9 della Convenzione prevede infatti precisi obblighi di Vigilanza e Controllo in capo al Comune che “nella fase di gestione della piscina comunale è tenuto ad una continua attività di controllo al fine di verificare la regolarità e conformità della stessa a quanto previsto dalla Convenzione, visitando impianti e facendo controlli a scadenze periodiche al fine di accertare la buona conduzione e gestione dell’impianto nel rispetto degli impegni assunti, verificando l’efficienza e la puntualità degli interventi manutentivi, eseguendo indagini e verifiche a campione. A tale scopo i dipendenti del Comune di Cremona a ciò delegati, tra cui il responsabile del procedimento, hanno accesso agli impianti in qualsiasi momento anche senza preavviso”.

Riascoltando l’audio di sedute di Consiglio Comunale e Commissioni di Vigilanza, nelle quali la minoranza ha con ordini del giorno e interrogazioni posto la questione della cattiva gestione della piscina comunale portando all’attenzione dell’Amministrazione le criticità denunciate dagli utenti e arrivando a chiedere al Consiglio di esprimersi a favore della revoca della concessione (ordine del giorno respinto dalla maggioranza), non c’è traccia di dichiarazioni di Assessore alla partita e Sindaco che riconoscano l’esistenza di gravi problematiche o inefficienze in violazione della Convenzione o di norme a tutela della salute pubblica.

Oggi la sentenza del Tar invece conferma la fondatezza di quanto affermato negli atti della minoranza e pertanto, non volendo credere che in contesti istituzionali l’Amministrazione abbia rappresentato una realtà dei fatti diversa da quella che che era effettivamente a sua conoscenza, dobbiamo dedurne che a quei tempi (l’ultimo ordine del giorno è stato discusso in Consiglio a gennaio 2019) non aveva accertato alcuna delle violazioni che Sport Management stava ponendo in essere e pertanto ciò fa sorgere molti dubbi rispetto a se e come il Comune abbia svolto il suo obbligo di vigilanza previsto dall’art. 9 della Convenzione.

Di fatto solo a seguito dell’esposto dei lavoratori in data 1 marzo è stato avviato il percorso di risoluzione della Convenzione attraverso il preavviso del 4 aprile 2019 e poi la successiva determinazione del 21 maggio 2019.

L’altra questione sulla quale vogliamo porre l’attenzione è: com’è possibile che dopo la denuncia del 1 marzo 2019 di fatti gravissimi tali da mettere a repentaglio la salute pubblica il Sindaco non abbia immediatamente disposto con ordinanza contingibile e urgente la chiusura della piscina lasciando che gli utenti nuotassero in acque i cui valori del cloro erano, come dimostrato nell’esposto dei lavoratori, contraffatti? E sì che di persone che denunciavano malesseri ce ne sono state tante, compresi bambini con funghi, dermatiti ed otiti.

Si ricorda che il Sindaco ha un potere autonomo e non ha bisogno per disporre la chiusura dell’impianto del benestare dei Nas o dell’Ats o qualsiasi altra autorità giudiziaria e che fare denuncia alle stesse non lo esonera dal prendersi la responsabilità di agire in prima persona per la tutela della salute pubblica. Tra l’altro il Sindaco  ha fatto addirittura una denuncia penale lamentando di essere stato raggirato da Sport Management e sostenendo che la società avesse mantenuto la piscina in una condizione tale da non essere agibile ed essere nociva per la salute. Ma se la situazione era talmente grave perche’ nell’immediatezza dei fatti oltre alla denuncia non ha tutelato la salute dei cittadini chiudendo la piscina? 

Certamente adottare un tale provvedimento nel pieno dell’attività degli allenamenti di tutti gli 800 atleti delle canottieri nell’imminenza delle elezione sarebbe stata un’azione forte rispetto a chiuderla a giugno o luglio (come e’ stato fatto per un paio di giorni) con la piscina semi-vuota.

E oggi che il Tar conferma tutto quanto è stato denunciato dai lavoratori in che acque stanno nuotando gli utenti? Quali garanzie puo’ dare un’Amministrazione che nei quasi tre anni di gestione Sport Management ha dimostrato di non essere in grado di presidiare e vigilare in maniera efficace sull’operato del gestore viste le innumerevoli violazioni che il Tar ha riconosciuto a carico dello stesso?

Ricordiamo che il Consiglio di Stato ha sospeso la possibilità di immediato sgombero del gestore fin quando non fossero accertate nel merito le violazioni contestate. Ma oggi che questa circostanza è superato l’esigenza di garantire la continuità nella gestione dell’impianto sportivo non dovrebbe considerarsi recessiva rispetto alla necessità di tutela della sicurezza e della salute pubblica? La sentenza del Tar non dovrebbe essere eseguita quindi dall’Amministrazione?

Pare invece che a fronte dell’eventuale appello di Sport Management il Comune non sia intenzionato a toglierle immediatamente la gestione nonostante lo stesso abbia dichiarato, tra i motivi della risoluzione della concessione, il venir meno di ogni rapporto fiduciario. Quindi che garanzie ci sono ad esempio per gli utenti della piscina che i valori del cloro non siano più contraffatti? Che nonostante la piscina non sia stata svuotata da oltre un anno e il Comune non abbia fatto i lavori di straordinaria amministrazione a suo carico rispetto a filtri e pompe, l’impianto rispetti tutti i parametri previsti dalla legge?

Se il Tar ha accertato le responsabilità del gestore, si ritiene che il Consiglio Comunale nel suo ruolo di controllo amministrativo e politico debba accertare se in tutta questa vicenda non vi siano responsabilità a carico di Sindaco, Giunta e responsabile del procedimento rispetto agli obblighi di vigilanza sulla gestione della piscina comunale e alla mancata adozione di tempestive ordinanze di chiusura dell’impianto a tutela della salute pubblica.

Pertanto come minoranza chiederemo al Consiglio la costituzione di una Commissione speciale d’indagine ai sensi dell’art. 29 del Regolamento del Consiglio Comunale, una Commissione che oltre ai poteri di quelle permanenti può compiere ispezioni sui luoghi e sulle cose, può acquisire documenti, nonché sentire i dipendenti e i componenti di organi dell’Amministrazione nonché di gestori di servizi pubblici. La Commission speciale d’indagine ha lo scopo di produrre una relazione finale scritta contenente i fatti accertati e può suggerire l’adozione di misure opportune.

Ci auguriamo che la maggioranza accolga la richiesta della minoranza in nome di quella trasparenza e correttezza verso i cittadini che da sempre dichiara starle particolarmente a cuore.

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