Un commento

Allarme cinghiali, in 10
anni raddoppiati: blitz
Coldiretti a Montecitorio

Più che raddoppiati negli ultimi dieci anni, salgono a 2 milioni i cinghiali in Italia. E’ quanto ha stimato la Coldiretti, in occasione del blitz davanti a Montecitorio a Roma di migliaia di agricoltori, allevatori, cittadini, esponenti istituzionali e ambientalisti contro l’invasione dei cinghiali e degli animali selvatici. Stamattina, giovedì 7 novembre, in piazza Montecitorio c’era anche una delegazione di agricoltori, sindaci, amministratori locali cremonesi. Accanto a Mauro Donda, direttore di Coldiretti Cremona, c’erano, tra gli altri, i rappresentanti dei comuni di Castelvisconti, Acquanegra Cremonese, Soncino, Olmeneta, Paderno Ponchielli, Rivarolo del Re. Con l’intento di denunciare un’emergenza locale e nazionale, che non coinvolge più solo le aree rurali, ma è diventata un problema anche per i centri urbani, dove capita sempre più spesso di incontrare i cinghiali che attraversano le strade mettendo a rischio la sicurezza delle persone. In Lombardia, ad esempio – afferma la Coldiretti regionale – solo nel 2018 si sono verificati 180 schianti a causa di questi animali. Non stupisce quindi che, secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, 3 italiani su 4 considerino la fauna selvatica un pericolo per la circolazione.

Tra gli agricoltori cremonesi, numerose sono le testimonianze di danni legati alle sempre più frequenti incursioni notturne dei cinghiali. “Da alcuni anni facciamo i conti con i danni alle colture causati dai cinghiali. In particolare nella zona di Scandolara Ravara siamo presi di mira – evidenzia l’agricoltore Claudio Cabrini –. L’anno scorso gli agricoltori miei confinanti hanno avuto importanti danni alle colture di mais, quest’anno è toccato a me. A una decina di giorni dalla semina del mais, i cinghiali hanno rovinato parte di un campo di circa due ettari. La loro azione è sistematica: entrano nel campo e fanno un solco, diritto come le file del seminato, per mangiare il chicco sotto terra”. “Ho dovuto riseminare quelle file del campo e poco dopo sono ritornati – prosegue –. Anche in questo sono sistematici: sono tornati nello stesso campo almeno tre o quattro volte, puntando e divorando sempre le stesse file. Dal canto mio, il prossimo anno rinuncerò a seminare mais in quella zona, proverò a introdurre altre colture, meno appetibili per i cinghiali”

“Il problema della fauna selvatica non riguarda solo gli agricoltori. La presenza così massiccia è un pericolo per tutti i cittadini” sottolinea Alberto Sisti, agricoltore e sindaco di Castelvisconti, oltre che consigliere provinciale a Cremona. “Da anni affrontiamo il problema delle nutrie, sempre più diffuse e dannose – rimarca –. Più recentemente si è aggiunto il problema dei cinghiali. Parliamo di animali di dimensioni significative e aggressivi. Nei nostri territori, penso ad un caso avvenuto recentemente, abbiamo avuto dei cani feriti dai cinghiali. E, anche in questo caso, non possiamo non considerare il grave pericolo legato all’attraversamento delle strade, soprattutto la notte, da parte di questi animali”.

Si aggiunge la testimonianza di Giuseppe Allodi, dell’azienda agricola ‘Allodi Giacomo’: “Negli anni scorsi abbiamo avuto danni significativi sulle colture di mais, nei campi che seminiamo nella zona di Martignana di Po. E’ una zona particolarmente colpita dai cinghiali – conferma –, siamo in molti a ricevere le loro visite notturne. Quest’anno ho alternato le colture, ho preferito seminare il sorgo, ma comunque i cinghiali hanno preso di mira quel campo, rovinando circa mezzo ettaro. Fortunatamente non ho mai avuto incontri ravvicinati. Colpiscono durante la notte. Al mattino ti rechi nei campi e trovi che parte del tuo lavoro è stato compromesso. E i danni aumentano di anno in anno”.

La proliferazione senza freni dei cinghiali – spiega la Coldiretti – sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali. Studi ed esperienze relative all’elevata densità dei cinghiali in aree di elevato pregio naturalistico hanno mostrato notevoli criticità in particolare per quanto riguarda il rapporto tra crescita della popolazione dei selvatici e vegetazione forestale. Proprio le modalità di ricerca di cibo attraverso una cospicua attività di scavo ben visibile sui campi coltivati provoca, infatti, anche su superfici naturali, notevoli danni alla biodiversità. Si possono considerare le conseguenze negative sulla nidificazione degli uccelli che depositano le uova sul suolo o l’impatto sui piccoli mammiferi, come ad esempio i ghiri, che creano le loro tane nell’immediata superficie soprattutto contigua all’apparato radicale di piante.

“A fronte di questa grave situazione, come Coldiretti abbiamo presentato un piano per ridurre i danni provocati dalla fauna selvatica – spiega Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona e Coldiretti Lombardia –. Occorre innanzitutto semplificare la normativa attuale responsabilizzando gli enti locali, per realizzare interventi finalizzati al contenimento del numero dei cinghiali che abbiano anche un impatto positivo sull’ambiente. Dalla carne degli animali abbattuti, inoltre, potrebbe nascere una filiera Made in Italy tracciata che costituirebbe anche un’occasione di sviluppo e occupazione”.

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Commenti
  • ciclo-pe

    Il problema è stato ampiamente illustrato dalle associazioni e dagli agricoltori. Meno chiaro dall’articolo appaiono le responsabilitrà e i motivi che hanno portato a questa emergenza ambientale. Chi ha introdotto questi animali? Sono stati introdotti per motivi venatori e secondo quali programmi? Chi risponderà per i danni causati e per quelli futuri?