Detenuto fugge dall'ospedale, preso. Un altro evade dal permesso premio. Ricercato
AGGIORNAMENTO – Un detenuto rinchiuso nel carcere di Cremona è fuggito dall’ospedale, ma la sua fuga non è durata molto. Un altro, invece, non è rientrato dal permesso premio. Ed è ancora ricercato.
Nel primo caso, il detenuto, 24enne, è stato arrestato. Si tratta di un nordafricano ritenuto ad “alto rischio di radicalizzazione religiosa”. Il tentativo di fuga risale ad oggi, quando il ragazzo, con stampella e tutore, era stato scortato in ospedale dalla polizia penitenziaria in quanto doveva essere sottoposto ad una visita medica. La notizia è stata resa nota dal segretario regionale del sindacato della polizia penitenziaria (Uilpa) Domenico Benemia. Una volta arrivato in ospedale, il detenuto ha gettato via la stampella, si è sfilato il tutore al braccio ed è scappato. “Era privo di manette perché classificato come impossibilitato a muoversi autonomamente”, ha spiegato Benemia, “ma il problema è la gravissima carenza di personale”.
“La professionalità degli uomini della scorta ha impedito il realizzarsi della fuga messa in atto”, ha spiegato a sua volta Donato Capece, segretario generale del Sappe. “Il caso riapre la questione dei numerosi ricoveri a vista disposti dai sanitari negli Istituti Penitenziari. Ricoveri che mettono in crisi l’operatività della Polizia Penitenziaria che è già in evidente sottorganico. Servizi esterni che avvengono in luoghi affollati quali i Pronto Soccorso talvolta senza adeguate garanzie di sicurezza e con isolamento radio con la sala operativa. La maggior parte dei ricoveri urgenti a vista per imminente pericolo di vita dei detenuti dagli Istituti Penitenziari vengono poi classificati codice giallo e sottoposti a lunghe e pericolose attese”.
Capece ha avuto parole di elogio per i poliziotti che hanno sventato l’evasione: “E’ solamente grazie a loro se è stato possibile sventare la clamorosa fuga al detenuto. I nostri agenti non hanno esitato a mettere a rischio la propria vita per fermare il fuggitivo. Una cosa grave, che poteva creare ulteriori seri problemi alla sicurezza e all’incolumità dei poliziotti, dei detenuti, dei cittadini e dei ricoverati. La grave vicenda porta alla luce le priorità della sicurezza (spesso trascurate) con cui quotidianamente hanno a che fare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria”. Il Sappe denuncia infine “le quotidiane difficoltà operative con cui si confrontano quotidianamente le unità di Polizia Penitenziaria in servizio nei Nuclei Traduzioni e Piantonamenti dei penitenziari: agenti che sono sotto organico, non retribuiti degnamente, con poca formazione e aggiornamento professionale, impiegati in servizi quotidiani ben oltre le 9 ore di servizio, con mezzi di trasporto dei detenuti spessissimo inidonei a circolare per le strade del Paese, fermi nelle officine perché non ci sono soldi per ripararli o con centinaia di migliaia di chilometri già percorsi”.
Un altro detenuto di origine nordafricana, invece, non è rientrato in carcere dopo il permesso premio. E’ successo sabato. Su entrambi i casi è intervenuto anche Antonio Fellone, segretario nazionale del Sinappe. “Chiederemo a gran voce all’amministrazione regionale e a quella centrale l’assegnazione di ulteriore unità di polizia penitenziaria. Il carcere cremonese è al primo posto nella sfera nazionale per numero di detenuti stranieri, e di questi molti con problemi psichiatrici e di tossicodipendenza”.