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Giornata della Memoria:
27 gennaio, una data
da non dimenticare

Lettera scritta da Paolo Mirko Signoroni - presidente della Provincia di Cremona


27 gennaio, 75° anniversario della liberazione di Auschwitz e i tutti i campi. Una data, una
ricorrenza che tutti non dovremmo mai dimenticare: la giornata per commemorare i milioni di
vittime della Shoah e delle deportazioni; per non dimenticare quegli orrori che hanno devastato
l’umanità tutta.
“Il Giorno della Memoria” deve essere tale: non dimenticare. Un messaggio rivolto ai giovani
innanzitutto: quei drammi, quegli orrori, quell’oscuro periodo della storia d’Italia e dell’Europa
non può e non deve essere cancellato.
Abbiamo l’obbligo tutti di ricordare e di non abbassare mai la guardia contro intolleranza, razzismo,
antisemitismo, soffocamento del pluralismo e della libertà di pensiero di ognuno.

Come ricordava nel suo discorso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 2018,
“Focolai di odio, di intolleranza, di razzismo, di antisemitismo sono infatti presenti nelle nostre
società e in tante parti del mondo. Non vanno accreditati di un peso maggiore di quel che hanno: il
nostro Paese, e l’Unione Europea, hanno gli anticorpi necessari per combatterli; ma sarebbe un
errore capitale minimizzarne la pericolosità”. Dobbiamo impedire che nemmeno la più piccola
scintilla possa innescarsi.

La differenza la fanno, quindi, soprattutto i giovani, tra i quali messaggi di pace, scambio di culture
 differenti, dialogo, ascolto, integrazione devono costituire i pilastri del normale vivere civile, nel
totale rispetto dei diritti di ognuno e della propria identità.
Solo una società pluralista, fondata sui principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti
 dell’Uomo e sul riconoscimento della presenza del prossimo quale patrimonio di tutti, può dirsi e
riconoscersi davvero tale.
 La stessa scuola, dopo la famiglia, congiuntamente alle realtà sociali, è il luogo più idoneo per
promuovere e far crescere i nostri ragazzi con questa visione che mette al centro l’uomo e la sua
unità come valore per tutti e per la crescita della comunità locale nel dialogo e nel reciproco
arricchimento personale.
Sempre come ricordava, a fine discorso nel 2018, il Presidente Sergio Mattarella “La Repubblica e
la sua Costituzione sono il baluardo perché tutto questo non possa mai più avvenire”. 
Non dimentichiamo.

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