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Castelli: ‘Il blocco della
prescrizione non è il rimedio
alla crisi del sistema penale’

“Non è il blocco della prescrizione il rimedio alla crisi che attraversa il sistema penale”. Lo ha detto questa mattina a Brescia il presidente della corte d’appello Claudio Castelli durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario che si è tenuta nella sala polifunzionale del tribunale e alla quale ha partecipato anche Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

“Prendere la prescrizione come punto focale di una crisi sistemica è del tutto mistificante”, ha detto Castelli nella sua relazione, “sia da parte di chi ritiene questo come fulcro dell’ennesima grande riforma della giustizia, sia da parte di chi paventa effetti devastanti sul sistema. Quella che oggi viene rivendicata è una mera volontà di punire per dare un’immagine di sicurezza. La pena e il carcere sembrano essere sempre più l’unica risposta possibile a comportamenti che hanno disvalore sociale”. “Bisogna dire”, ha puntualizzato Castelli, “che quello che viviamo è un cedimento demagogico, pericoloso per la sicurezza. Punire tutto vuol dire non punire nulla ed anzi assicurare l’impunita’. La prescrizione viene ad essere la valvola di sfogo che nel contempo consente di rendere puramente virtuali una serie di reati minori, senza però cancellarli. Non è la giustizia che non funziona, è il sistema penale che è stato creato che non funziona’. I dati del distretto, che comprende le province di Brescia, Cremona, Mantova e Bergamo, dimostrano come ‘la prescrizione maturi in particolare nella fase delle indagini preliminari e poi durante il processo di primo grado. La possibilità che questo fermo scoraggi impugnazioni puramente dilatorie sicuramente esiste, ma è residuale e non risolutiva. Il timore di processi infiniti che, in assenza di un termine prescrizionale non vengano più fissati, è quanto esiste già oggi. Non è quindi il fermo della prescrizione che produce processi infiniti, ma l’eccessivo carico avutosi anche nelle corti d’appello che ha cagionato il formarsi di un poderoso arretrato”. Per Castelli, “pensare di riuscire a diminuire i tempi processuali per decreto o con minacce disciplinari non è solo fuori dalla realtà, ma significa addebitare falsamente ai magistrati i ritardi processuali e dare un potente messaggio per un produttivismo senza qualità, ove importante non è cercare di dare giustizia, ma definire in modo affrettato e con qualsiasi strada un procedimento”.

“Quanto al nostro distretto nel settore penale, ha concluso il presidente Castelli, “il quadro complessivo non è univoco e testimonia una generale sofferenza, anche se in questo ambito va rilevato come i risultati siano apprezzabili, segno di una grande capacità di lavoro.

Su tutto, pesa la drammatica scopertura degli organici. “Una situazione che segna pesantemente l’efficienza degli uffici, come già verificato con la disposta riduzione delle udienze penali al tribunale di Brescia e a quello di Cremona a causa della penuria di personale”.

Per Cremona hanno partecipato alla cerimonia il procuratore Roberto Pellicano, il presidente del tribunale Anna di Martino, i rappresentanti delle forze dell’ordine e l’avvocato Paolo Carletti, presidente del Consiglio comunale, in rappresentanza del Comune.

Sara Pizzorni

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