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Baci e palpeggiamenti sul
portone di casa. A processo
La vittima: 'Ero nel panico'

Ha parlato la vittima, nel processo nei confronti di Singh Balraj, 29 anni, indiano, che nell’aprile del 2018 era stato fermato dagli agenti della Questura perchè accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazza cremonese di 25 anni. Il 22 aprile del 2018, il giovane, senza fissa dimora, aveva avvicinato la vittima all’ingresso del palazzo dove abita il padre di lei, residente in centro città. L’aveva palpeggiata e baciata su una guancia e poi l’aveva  seguita nel vano condominiale dove vengono riposte le biciclette, dicendole di essere il fratello di una cittadina indiana residente nel palazzo.

“Stavo andando a casa di mio papà in bici quando davanti al portone ho incontrato un uomo che non conoscevo”, ha raccontato oggi la 25enne. “Ha iniziato a toccarmi e io mi sono divincolata. Sono entrata e lui mi ha seguito. Non sapevo cosa fare, ero letteralmente in panico. Ho portato la bicicletta nell’apposito stanzino e lui mi è venuto dietro e mi ha toccato di nuovo. Mi sono messa a urlare, lui è indietreggiato e si è messo davanti alla porta dello stanzino. Nel frattempo ho sentito la porta di ingresso che si apriva, probabilmente stavano entrando delle persone, e a quel punto cercavo di farlo spostare, non sapevo come fare a far capire che ero lì”. “Era una persona dalla pelle scura”, ha raccontato la ragazza. “Mi ha toccato il seno con entrambe le mani e poi mi ha baciata sulla guancia. Non potevo scappare perchè ho un problema alla gamba che mi compromette l’andatura. Mi ha detto che era il fratello di un’inquilina al piano terra e continuava a chiedermi se ero in possesso di sostanze stupefacenti. Ricordo che aveva un tatuaggio sul braccio a forma di farfalla. Non parlava benissimo l’italiano, ma si faceva capire”. Alla fine la ragazza era riuscita ad entrare nell’abitazione del padre. “Al momento non gli ho detto niente”, ha ricordato lei. “Ancora non riuscivo a realizzare cosa mi fosse successo. Poi mio padre mi ha detto di andare a salutare un vicino che era seduto sul ballatoio. Vicino a lui c’era la persona che mi aveva appena aggredita. Ero di nuovo terrorizzata e a quel punto mi sono sbloccata e ho raccontato tutto a mio padre che ha raggiunto quell’uomo chiedendogli spiegazioni. Lui ascoltava e non diceva nulla. Poi improvvisamente se n’è andato”. In aula, la 25enne ha riconosciuto la foto dell’imputato.

Davanti ai giudici è stata sentita anche la testimonianza del padre che ha confermato il racconto della figlia. “Quando l’ho vista in casa, mia figlia era turbata, era strana. Non voleva uscire sul ballatoio a salutare il vicino. Quando mi ha detto cosa era successo, e cioè che quell’uomo l’aveva avvicinata, molestata e palpeggiata, sono sceso a chiedergli spiegazioni e lui mi ha ascoltato senza dire niente. Improvvisamente si è alzato di scatto, ha borbottato qualcosa e se n’è andato”. “So che abitava al piano terra con la sorella e suo marito”, ha riferito il testimone. “L’avevo visto un paio di volte nel cortile. Sua sorella mi ha detto che gli aveva parlato e che lui le aveva detto di aver fatto una cosa brutta. Poi non ho più visto nessuno perchè sono stati sfrattati”.

Quello stesso giorno era scattata la chiamata agli agenti di polizia che avevano rintracciato l’imputato nei pressi della stazione ferroviaria. La vittima lo aveva subito riconosciuto. “Non ho allungato le mani, non c’è stato alcun contatto fisico”, aveva giurato Balraj nell’interrogatorio in carcere. All’epoca il giudice, pur ritenendo credibile la versione della ragazza, aveva deciso di non convalidare il fermo e di scarcerare il 29enne che aveva comunque l’obbligo di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla giovane, mantenendo una distanza di 250 metri. Attualmente l’indiano è irreperibile ed è difeso d’ufficio dall’avvocato Michela Tomasoni.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 28 aprile.

Sara Pizzorni

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