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Doloso il rogo al macello. La
mandante sarebbe una 90enne
'Lei quella sera era a una festa'

L’avvocato Bertoletti

E’ ripreso oggi con i testimoni della difesa il processo contro Adele Anghinoni, 90 anni, e Jalil Samir, 53 anni, accusati, lei di essere la mandante di un incendio, e lui, il suo tuttofare, di averlo appiccato. A fuoco, verso le 21 del 14 agosto del 2016, era andato il macello suinicolo Icam di Solarolo Rainerio, in fregio alla provinciale Giuseppina. Le fiamme avevano avvolto il tetto dell’azienda, crollato in seguito al rogo, e gli ambienti interni dove erano accatastati circa 200 quintali di carcasse di animali. Due giorni dopo il sindaco aveva emesso un’ordinanza di sgombero e inagibilità dell’edificio, rimasto completamente danneggiato. Lo stabile era stato posto sotto sequestro in quanto l’incendio, secondo i rilievi effettuati dai vigili del fuoco di Cremona, aveva origine dolosa.

Per l’accusa, la Anghinoni, proprietaria del lotto dove sorgeva il macello, avrebbe organizzato tutto con il suo ‘braccio destro’. Lo testimonierebbe un’intercettazione ambientale nella quale l’anziana,  appena uscita dalla caserma, avrebbe detto ad un amico che l’aveva accompagnata una frase in stretto dialetto casalasco che i carabinieri hanno tradotto così: “Quello lì – riferendosi ad un uomo del suo entourage che era stato convocato con lei e Jalil – “non sapeva neanche che io avevo incendiato il capannone”. Per l’avvocato difensore Giovanni Bertoletti, invece, la traduzione è tutta da verificare. “Un’indagine a senso unico”, secondo il legale dei due imputati, in quanto le indagini avrebbero dovuto prendere in considerazione anche altre persone. Ad esempio Giuseppe Bosco, che aveva affittato il lotto dalla Anghinoni fecendone un macello suinicolo. Qualche giorno prima dell’incendio, Bosco aveva sottoscritto una polizza anti incendio. Perchè?. Qualche giorno prima del rogo, inoltre, il lotto era stato messo all’asta e Bosco era in trattativa con la banca per acquistarlo. Un’idea che non era affatto piaciuta alla Anghinoni, che tra l’altro aveva degli screzi con Bosco perchè da qualche mese non le pagava l’affitto.

Oggi in aula è stata sentita la testimonianza della barista che la sera dell’incendio aveva telefonato alla Anghinoni dicendole che il macello stava bruciando. ‘Sono a una festa a Torre con due amici’, le aveva detto la Anghinoni. Del rogo, la barista, che prima di mettersi in proprio aveva lavorato al macello come impiegata, era venuta a sapere da due clienti. “Sono andata in macchina a vedere”, ha raccontato la donna. “So che Adele era solita addormentarsi in casa con la tv accesa, e ho provato a chiamarla, ma non mi ha risposto. Mi ha richiamato lei dopo un’ora e mezza dicendomi che era ad una festa a Torre dè Picenardi”. Quella sera, anche Bosco era fuori. Lui era a cena in un ristorante. All’epoca dei fatti agli inquirenti la testimone avrebbe detto di aver ricevuto da Bosco la confidenza che lui sospettava della Anghinoni, ma oggi in aula la donna ha detto di non ricordarsi.

Sentito anche l’ex direttore del distretto veterinario di Casalmaggiore. Il testimone ha riferito di segnalazioni all’Asl relative ad irregolarità sull’attività di macellazione. “Le prime segnalazioni erano tutte anonime”, ha raccontato, “mentre una ricordo che era della Anghinoni”. L’attività della Icam aveva subito sanzioni e limitazioni, ancora in vigore quando era stato appiccato il rogo. “Le limitazioni”, è stato spiegato, “erano di una certa consistenza: ad esempio, si poteva macellare solo una mattina alla settimana”.

Nel processo, un ruolo fondamentale lo giocheranno le intercettazioni telefoniche ed ambientali di cui, come spiegato la scorsa udienza dal luogotenente carica speciale Nicola Caroppi, si erano occupati i carabinieri del Nucleo investigativo, subentrati nel corso dell’indagine per sviluppare il traffico telefonico e i dati acquisiti dai colleghi. Il 12 aprile del 2018, la Anghinoni, Samir e un’altra persona dell’entourage della Anghinoni erano stati convocati in caserma a Cremona per la notifica di un provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria. Tutti risultavano indagati (nei confronti della terza persona le accuse sono poi cadute). Quando i due imputati erano rimasti soli nella sala d’attesa erano stati ripresi da una telecamera ed erano sotto controllo audio. Dalle intercettazioni, come aveva spiegato il maresciallo Francesco Cardiglia, la Anghinoni raccomanda a Jalil di dire ai carabinieri di non ricordarsi nulla, facendogli anche segno di parlare sottovoce. E poi la frase incriminata che per l’accusa inchioderebbe l’anziana alle sue responsabilità.

Si torna in aula il 22 maggio prossimo.

Sara Pizzorni

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