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Rischia di perdere braccio in
incidente sul lavoro: riattaccato
dai chirurghi di Cremona

Un intervento d’eccezione all’Ospedale di Cremona per un caso di estrema gravità, arrivato in emergenza in Pronto soccorso, in seguito ad un incidente sul lavoro verificatosi lo scorso dicembre: i medici sono infatti riusciti a riattaccargli il braccio che era stato tranciato. “Si è trattato di un grandissimo lavoro di squadra, svolto con competenza e spirito collaborativo, per il bene del paziente” spiega Giuseppe Rossi, direttore generale dell’Asst di Cremona. “Al di là di ogni retorica, questa storia racconta di una sanità bella, spesso la più nascosta, che rende merito all’Ospedale di Cremona che è un grande ospedale. Un ospedale fatto di professionisti capaci che sanno agire in team multidisciplinare nel concreto. E’ una storia a lieto fine sia per Massimiliano, che dopo l’incidente sta affrontando il recupero dell’arto destro con coraggio, sia per l’ortopedia cremonese, che dopo un momento di crisi sta costruendo, con altrettanto coraggio, la sua rinascita. Certo, rimangono alcune criticità da risolvere, ma la strada intrapresa sta dando i primi risultati”.

“Massimiliano, un giovane uomo di 22 anni, è giunto in ospedale in seguito ad un infortunio sul lavoro con cattura, trazione e compressione dell’arto superiore destro, a livello dell’avambraccio e a livello del braccio. Non c’era tempo da perdere” spiega Erika Maria Viola, direttore dell’unità operativa. “L’intervento è iniziato immediatamente, al punto che parte della diagnostica è stata completata direttamente in sala operatoria. L’emergenza era dettata dalla sezione dell’arteria brachiale e il paziente era a rischio di emorragia. Naturalmente è stato un grande lavoro di squadra che ha coinvolto in modo multidisciplinare l’équipe di Radiologia, Anestesia, Chirurgia Vascolare, Ortotrauma e Neurochirurgia. Tutti i passaggi sono stati condivisi, c’è stata grande collaborazione fra i diversi specialisti”. Con lei a operare c’erano Vittorio Baratta (responsabile Chirurgia Vascolare), Alessandro Morandini (neurochirurgo) e Stefano Caprioli (ortopedico) Ahmed Ajiour e Fabiola Harizaj, (anestesisti), oltre al personale infermieristico.

“Le tecniche chirurgiche utilizzate sono altamente specialistiche” aggiunge Viola. “Anzitutto è stato necessario effettuare lo sbrigliamento dei tessuti contaminati necrotici, la preparazione dei tessuti sani e, in successione, la riparazione: bypass arterioso con innesto venoso autologo; stabilizzazione di radio ed ulna fratturati; stabilizzazione del gomito con fissatore esterno; tubulizzazione del nervo mediano sezionato a livello del terzo medio di braccio. L’arteriografia è stata eseguita durante l’intervento, grazie al supporto dei Tecnici di radiologia e dei Radiologi. “Gli esiti dell’intervento sono buoni. Massimiliano è motivato. Utilizza il gomito bene e sta recuperando i movimenti di polso e mano. Come tutte le persone colpite da un trauma simile, ha realizzato l’evento a distanza di alcuni giorni. Non riusciva a focalizzare in termini di difficoltà e di tempi il percorso ed il traguardo. In questo lo hanno aiutato molto gli psicologi dell’Ospedale e l’insostituibile sostegno dei genitori che hanno saputo percorrere ogni singolo giorno insieme a lui. Il percorso riabilitativo è ancora in progress per quanto riguarda la mano ed i gesti spontanei. Ad oggi il paziente esegue dei gesti, ma non ha ancora ripreso movimenti spontanei della mano. Per un recupero ottimale ci vorrà circa un anno”. A breve tornerà all’Ospedale di Cremona per l’ultimo innesto di cute, che avverrà in regime di day surgery, ad opera del dottor Gioachino Caresana, direttore dell’unità operativa di dermatologia.

Il ricordo dell’incidente è netto, come il risveglio in Terapia intensiva e la presa di coscienza che sì, i chirurghi avevano salvato il suo braccio destro. Massimiliano ha deciso di raccontare ciò che ha vissuto e che sta affrontando con risolutezza ed energia positiva. “Perché – dice – le scale che portano al traguardo non si possono fare con le mani in tasca. In un secondo mi sono ritrovato in mezzo ai rulli che hanno preso il mio braccio sino alla spalla, facendo il grande danno: recisione dei muscoli, dei nervi, frattura delle ossa. Questo è ciò che ricordo dell’incidente. Paradossalmente per tutto il tempo che sono rimasto imprigionato nella macchina, gli stessi rulli, hanno fatto da laccio emostatico. Pensavo di aver perso il braccio. Ero nel panico. I miei colleghi sono stati bravissimi a intervenire e chiamare i soccorsi. Hanno cercato di tranquillizzarmi, anche se mi sentivo svenire. Ero in preda al dolore più lancinante che potessi provare. Poi mi sono ritrovato con un sacco di gente intorno, gli operatori del 118, i carabinieri e i vigili del fuoco che mi hanno liberato. Ho cercato di stare concentrato sul dolore, anche se ero rassegnato, pensavo ‘il mio braccio non c’è più’. Poi il nero, non ho più ricordi.

Il primo ricordo netto è dal letto della Terapia Intensiva. Ero intubato, avevo vicino i miei genitori. Ho chiesto con lo sguardo alla mamma se il braccio c’era ancora, lei mi ha risposto: sì. Nei giorni successivi ricordo un gran via vai di medici e infermieri, le visite ripetute della Dottoressa Viola e degli altri chirurghi che mi hanno operato. Dopo l’intervento ho dovuto affrontare le sedute in camera iperbarica, a Fidenza; le medicazioni quotidiane in sedazione. Sono stati giorni molto delicati, direi difficili. Avevo la febbre alta e non dormivo. Mi sentivo molto triste, non pensavo ci fosse una speranza. A distanza di due mesi sto molto meglio, sorpreso per la velocità con cui sto recuperando. Sono alle prese con i controlli e gli innesti cutanei, ma non vedo l’ora di iniziare la fisioterapia. All’inizio l’idea di affrontare un percorso riabilitativo lungo e impegnativo, anche sotto il profilo della sofferenza, mi spaventava molto; ora non mi importa quanto sarà difficile e doloroso perché so che ce la farò. E’ un mio dovere”.

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