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Ospedale, Gallera incontra
i sindaci: le richieste
formate da 67 amministratori

L'incontro del 7 febbraio scorso tra i sindaci del distretto cremonese e casalasco (foto Sessa)

67 sindaci  del cremonese e del casalasco, praticamente tutti senza distinzione politica, hanno sottoscritto il documento che chiede all’assessorato alla sanità regionale di investire nel potenziamento dell’Asst di Cremona, minata da incertezze e dal declassamento di alcuni reparti, in primis la terapia intensiva neonatale, ma anche la Medicina d’Urgenza. Questa mattina la delegazione guidata dal sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, da quello di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni e dal presidente della Provincia Paolo Mirko Signoroni, incontra l’assessore alla sanità Giulio Gallera alle 11, portando un documento che chiede maggiore coinvolgimento nelle scelte programmatorie e riepiloga i punti critici della sanità cremonese. Con loro anche Roberto Mariani, rappresentante dei soci dell’azienda Sociale Cremonese, che insieme al collega Michel Marchi ha finora condotto la campagna a favore dell’ospedale.

Eccone alcuni stralci:

“Siamo consapevoli che parliamo del futuro del nostro territorio, che ha già un profondo bisogno di interventi infrastrutturali. Rischiamo che, nonostante la volontà concreta di sviluppo e di crescita che si sta realizzando in molti contesti nel nostro territorio, le carenze di collegamenti, aggiunte alle difficoltà di permanenza dei presidi essenziali come quelli sanitari, determinino un danno grave al futuro della nostra Provincia, che deve invece attrarre famiglie per invertire un trend demografico non positivo e per sostenere le possibilità di sviluppo delle imprese e dell’intera comunità. (…)

“Intendiamo proporci al tavolo che traccerà le linee del futuro sistema territoriale, come attori protagonisti.
I nuovi POAS: un’opportunità da cogliere insieme – Innanzitutto le esprimiamo la volontà, già manifestata formalmente nel Consiglio di rappresentanza dei Sindaci dell’ATS Valpadana e da presentare anche ai vertici dell’ASST, di contribuire in modo fattivo e collaborativo al percorso dei prossimi mesi per la definizione dei nuovi POAS, nel rispetto dei ruoli e nella volontà di assumerci la responsabilità che ci compete sulla salute pubblica e sullo sviluppo sociale della nostra Provincia.
Altrettanto, come Sindaci del distretto, ci impegniamo a condividere a fondo, tra noi e con ATS, le scelte socio-sanitarie, nella consapevolezza che la presa in carico di una persona richiede una sinergia profonda e una grande capacità di co-progettazione strategica tra realtà sanitarie e quelle più strettamente sociali.

DEA di secondo livello  – Proponiamo la costituzione di un DEA di secondo livello. Nella parte sud della nostra Regione infatti non sono presenti strutture di questo tipo e pensiamo che un investimento su questa prospettiva sia di grande importanza per lo sviluppo e il rilancio dell’offerta sanitaria. Certamente gli accordi interaziendali potrebbero essere funzionali a ottenere il risultato sperato.

Gli accordi interaziendali – La presenza di più ASST sul nostro territorio ci impone visioni e progettualità innovative comuni.
Pensiamo che nei prossimi POAS debbano essere incentivati, programmati, stimolati accordi interaziendali tra le aziende ospedaliere di Cremona, Crema e Mantova. In particolare, riteniamo un criterio essenziale quello di differenziare e specializzare i presidi in ambito della stessa ATS. Oltre a garantire un buon livello di assistenza di base in ogni presidio ospedaliero si dovrà operare per individuare per ogni struttura sanitaria alcuni reparti di eccellenza.

Il futuro della nostra ASST – Sappiamo che il futuro della nostra ASST presenta diversi nodi che devono essere risolti e su cui, per il ruolo che ci compete, intendiamo capire, proporre, presidiare.
La complessa rete dei servizi afferenti alla ASST cremonese, richiede analisi e valutazioni complessive più puntuali (Soresina in primis), anche alla luce dei possibili sviluppi previsti dalla dgr del luglio scorso sulle nuove reti di degenza di comunità.
Sulla vicenda UTIN rileviamo che, nella Delibera Regionale la TIN di Cremona viene messa su un piano similare ai reparti di Rho e Lodi, che non hanno mai posseduto la qualifica di TIN, e che subirà la stessa sorte dell’Ospedale Valduce di Como, città nella quale tuttavia sono presenti ben due terapie intensive, una pubblica e una privata. Infine constatiamo che la scelta regionale viene sostenuta da regole utilizzate a discrezione e a geometria variabile, dato che in Regione rimarranno aperte TIN con meno di otto posti letto, limite considerato imprescindibile (es. Poliambulanza e Seriate che hanno solo sei posti letto). Vogliamo ricordare che a Cremona per il reparto sono state investite diverse centinaia di migliaia di Euro. Il timore, nel penalizzare un Ospedale capoluogo di provincia, è che si svilisca nell’immediato la professionalità di Neonatologi, Infermieri, Ostetriche, Ginecologi. Conseguentemente nel breve periodo verranno intaccate anche le capacità e qualità maturate dai Radiologi, dai Neuropsichiatri Infantili, dal personale del Trasfusionale e della Genetica, che hanno accresciuto le loro competenze grazie alla presenza di un reparto ad altissima specializzazione.

Pertanto chiediamo:
1) a. la riconferma dell’attuale assetto organizzativo (Unità Operativa Complessa) e di Status di Terapia Intensiva della TIN di Cremona, senza sottrarci ad un confronto con Regione Lombardia alla ricerca di un punto di equilibrio, che salvaguardi la migliore assistenza al neonato critico e anche in comparazione con quanto sta avvenendo in Provincie limitrofe alla nostra;
b. di esplicitare correttamente i criteri per la Unità di patologia neonatale in modo da salvaguardare e rilanciare il reparto.
c. Istituire un tavolo di lavoro tra le ASST di Cremona e di Crema, coordinato dall’ATS Valpadana, finalizzato a verificare la possibilità di rivedere l’afferenza dei neonati prematuri verso la struttura ospedaliera di Cremona, allo scopo di favorire un aumento del numero di utenti dell’UTIN.
2)  Rispetto alla ristrutturazione in atto nel nostro Ospedale, di condividere linee e scelte strategiche, con particolare attenzione ai servizi essenziali da mantenere e sviluppare, alle specialità sulle quali concentrare l’idea di Hub territoriale.
3)  Un approfondimento sulle prospettive del Pronto Soccorso, elemento sanitario fondamentale per tutto il territorio, sia per l’Ospedale di Cremona che di Oglio Po, anche nella relazione tra ASST e la rete dei medici di medicina generale.
4) Di capire quali siano le prospettive sul personale, con particolare attenzione alla parte apicale, sia a Cremona che ad Oglio Po
5) un approfondimento sulla questione legata alle liste di attesa, che ci sembra siano di sempre più difficile gestione con un impatto molto forte e negativo sulla vita delle persone e delle famiglie, tenuto conto che la normativa di riferimento (dlgs 124 del 1998) prevede che l’Azienda sanitaria debba indicare al cittadino le strutture pubbliche o private convenzionate che assicurino il rispetto della tempistica di attesa e che, nel caso nessuna struttura pubblica o privata convenzionata sia in grado di erogare la prestazione entro i tempi previsti, l’Azienda debba autorizzare la prestazione in regime intramurario (intramoenia), non facendo sostenere al cittadino alcun onere economico aggiuntivo, se non l’eventuale ticket. Riteniamo altresì grave la discrepanza tra i dati mensili delle rilevazioni dei tempi di attesa, pubblicati sul sito della ASST di Cremona, e i tempi reali di prenotazione delle singole prestazioni agli sportelli Cup o al numero verde, che vanno ben oltre a quelli pubblicati e si crea così una falsa aspettativa sui pazienti.
6) un supporto di Regione Lombardia per condividere con il Ministro della salute una modifica del D.M. 70 del 2 aprile 2015, con l’obiettivo, tra gli altri, di modificare i parametri e i criteri riferiti ai punti nascite, al fine di consentire una ripresa del punto di Oglio Po.
7)  Confermare e rafforzare la collaborazione tra la ASST Cremona e le Università, al fine di creare un ambiente più dinamico, stimolante e attrattivo della nostra struttura.
8)  Considerata la bassa densità abitativa della nostra Provincia, l’elevata età media della popolazione residente, la presenza diffusa sul territorio di strutture socio-sanitarie e di aggregazioni di medici di medicina generale, si chiede di rafforzare la collaborazione tra i diversi attori della filiera socio-sanitaria per assicurare, attraverso progetti specifici, un maggior accesso ai servizi sanitari di prossimità, incentivando strutture, personale infermieristico e amministrativo delle stesse e coinvolgendole, senza inutili intermediazioni, nella gestione della cosiddetta cronicità. Importante è quindi, in sinergia con l’ATS, la revisione della dislocazione dei presidi di continuità assistenziale, con maggior riguardo alla distanza di certe zone dai Pronto Soccorso degli ospedali e con l’attenzione a incentivare la realizzazione di nuovi punti di pediatria di base nelle zone rurali”.

Il documento continua poi chiedendo interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’immobile ospedale e ribadendo le necessità del presidio Oglio Po, con la garanzia che il pronto soccorso H24 venga mantenuto e che il Punto nascite venga ripristinato.

“Abbiamo così raccolto – conclude il documento –  in elementi essenziali le nostre richieste. Non servono altre parole per descrivere ulteriormente i contenuti di queste questioni strategiche. Sono infatti questioni note e più volte affrontate. Ora servono scelte concrete e di prospettiva. Siamo disponibili a lavorarci insieme per il bene delle nostre comunità, per il futuro del nostro territorio”. g.b.

 

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