Sequestro di persona e spaccio: 19enne patteggia 2 anni e 4 mesi

Avrebbero picchiato e sequestrato un 22enne per costringerlo a restituire il debito che aveva con loro. Lo scorso mese di gennaio, con le accuse di sequestro di persona e tentata estorsione, erano finiti in arresto un 20enne residente a Cremona e uno studente 19enne di Malagnino, incensurato. Oggi quest’ultimo, assistito dall’avvocato Vito Alberto Spampinato, ha patteggiato due anni e quattro mesi, pena sospesa e non menzione, ed è tornato libero. L’udienza, vista l’emergenza Coronavirus, è avvenuta via Skype. Dopo tre giorni in carcere e l’interrogatorio di garanzia, allo studente erano stati concessi gli arresti domiciliari con la facoltà di tornare a scuola. La misura è stata revocata. “Intanto, l’iniziale accusa di sequestro di persona a scopo estorsivo è caduta”, ha detto l’avvocato Spampinato. “I reati per cui il mio assistito ha patteggiato sono il sequestro di persona e lo spaccio. Si è deciso di patteggiare per evitare le lungaggini processuali e per voltare pagina, cominciando con più senno”. L’altro arrestato, il 20enne, cuoco di professione, è invece assistito dall’avvocato Massimiliano Cortellazzi. “Noi non abbiamo intenzione di patteggiare”, ha chiarito il legale. “La nostra posizione è diversa da quella dell’altro ragazzo. Il mio assistito con la droga non c’entra nulla”.
I due erano accusati di aver privato la vittima della sua libertà personale, costringendola a rimanere per alcune ore nell’abitazione del 19enne, e di averla colpita con calci, pugni e schiaffi, pretendendo la consegna di 3.500 euro. I fatti si sono svolti tra il pomeriggio del 20 gennaio e le prime ore del giorno successivo a Casalmaggiore, Malagnino e Cremona. Era stata la stessa vittima a chiamare i carabinieri la notte del 21 gennaio. Il giovane era stato trovato dai militari in via Ugolani Dati a Cremona a bordo della propria auto insieme al 20enne.

Nel maggio scorso il 20enne aveva prestato 3.000 euro alla vittima. Due mesi dopo aveva cominciato ad inviargli dei messaggi con cui gli intimava di onorare il proprio debito. Non avendo ottenuto risultati, il 20 gennaio si era presentato all’uscita della ditta di Casalmaggiore dove il ragazzo lavora. In quell’occasione, lo aveva colpito con un pugno ed afferrato per il collo, costringendolo a salire sull’auto di un amico per recarsi a Malagnino nell’abitazione dell’altro arrestato. Qui il giovane era stato costretto ad entrare in casa, privato del proprio telefono cellulare e del portafoglio e fatto sedere su una sedia, venendo di tanto in tanto colpito con sberle e pugni in faccia e con calci ai fianchi, minacciato di morte ed insultato. I due gli avevano sottratto anche la carta bancomat con la quale l’indomani mattina avrebbe dovuto prelevare e restituire il dovuto. Durante la serata gli era stato consentito, con il cellulare del 20enne, di telefonare allo zio e al padre. Quest’ultimo aveva cercato inutilmente di convincere il ragazzo a lasciare andare il figlio, proponendogli la consegna immediata di mille euro con la promessa che il resto sarebbe stato restituito al più presto. Nulla da fare.
Più tardi i tre, dopo aver recuperato l’auto della vittima, avevano raggiunto Cremona per incontrarsi con alcuni amici dei due arrestati in un’abitazione di via Ugolani Dati. Il ragazzo, al quale erano stati sottratti il piumino e la tessera bancomat a titolo di pegno, era rimasto a bordo del mezzo, chiuso dall’esterno. A questo punto, con il proprio telefono cellulare che gli era stato restituito in quanto privo di credito, aveva potuto chiamare i carabinieri, riusciti, una volta sul posto, a fermare il 20enne che nel frattempo era risalito a bordo. L’altro, invece, era riuscito a fuggire, ma era stato rintracciato poco dopo presso la sua abitazione di Malagnino dove erano stati trovati sia il piumino che la tessera bancomat. Alla vittima, portata in ospedale, erano stati riscontrati un trauma cranico ed un trauma toracico guaribili in dieci giorni. In sede di denuncia, il giovane aveva raccontato che l’importo dovuto al 20enne corrispondeva, in parte, ad un debito di droga, in parte ad un prestito di cui aveva beneficiato. Aveva poi aggiunto di essere debitore anche dell’altro ragazzo, dal quale aveva acquistato droga che non aveva ancora pagato. Secondo la sua versione, i due arrestati, che lui conosce da tempo, condividendo la piazza dello spaccio di marijuana, si sarebbero accordati per costringerlo ad onorare i propri debiti.
Sara Pizzorni