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In ricordo
di Edoardo
'Edo' Mazzieri

Lettera scritta da Carlo Loffi

 

A due giorni dalla scomparsa, il ricordo di Edoardo Mazzieri da parte dell’amico Carlo Loffi.

Edo, Amico mio.
Ho cacciato un urlo quando ho visto la tua foto sul giornale.
La signora con la falce ha preso anche te.
Mi è apparsa la tua faccia simpatica di duro generoso, sempre pronto alla battuta che ti fulminava in un nano secondo, col suo linguaggio un po’ colorito, con lo sguardo furbo e deciso dell’uomo cristallino, del combattente di judo, prontissimo a rispondere, ma leale.
Uno che ti copriva sempre le spalle! Io ti ricordo così!
Ti ho avuto fedele e leale collaboratore quando eri responsabile del centro meccanografico ed io un giovanissimo funzionario dei servizi tecnici all’Associazione Provinciale Allevatori di Cremona.
In una realtà “difficile”, tu eri una roccia, un punto di riferimento sicuro.
Da te venivo per consultarmi, confrontarmi e confortarmi, anche solo per scambiare due parole in un periodo di lavoro non semplice, ma non senza entusiasmi e passione, come eri tu, passionale.
“Séra la porta!” … cominciavi… e poi … “Ma ti rendi conto??? … e via così, partivi come un torrente in piena.
Sapevi andare contro corrente, pagandone le conseguenze, ma eri capace di riconoscere i meriti anche di chi non ti apprezzava più di tanto. Abbiamo collaborato per anni, un secolo fa, poi le nostre strade si sono divise e ci siamo persi di vista. L’empatia e il rispetto reciproco, però, si rinnovava quando ti incontravo, orgoglioso e fiero, nelle cerimonie pubbliche con la tua divisa, mi pare, di tenente della Croce Rossa. Battevo i tacchi e ti facevo il saluto. E tu, in risposta… “Assesùur, fàa mia el luc. Vea a truàame n’à qual volta!”
Come sempre ci capivamo al volo, empatia istantanea.
Sapevi che in quel saluto, vagamente ironico, c’era tutta la mia stima.
Poi, una volta l’anno durante la Festa del Volontariato, ti venivo a cercare nello stand della Croce Rossa, in Piazza Duomo, o del Comune, che dir si voglia. Era sempre un gran piacere incontrarci! Il tutto durava sempre pochi minuti … troppo pochi!
Eri sempre presissimo, orgoglioso nella casacca della Croce Rossa, a spiegare qualcosa a chi si avvicinava, curioso; a salutare amici e conoscenti, ad organizzare qualche cosa, a spostarne qualche altra. Sempre con quell’espressione ironica, la battuta pronta, tagliente, che non te le mandava a dire. Mi sembrava di disturbare e allora dopo un po’ ti salutavo e tu tutte le volte rispondevi “Vediamoci, per una pizza, ghò en sàac de robe da cuntàate”.
Ma avevo sempre troppa fretta. Troppi impegni, troppe corse da fare.
Ed ero troppo sicuro che ci sarebbe sempre stato tempo, che in ogni caso ci saremmo sentiti e visti presto.
Ecco, in questo periodo così cupo, di timore dell’ignoto, di angoscia dolorosa per tutti, di dolore tremendo di e per quei tanti che perdono qualche caro, nella nebbia dei pensieri che si sovrappongono confusamente uno sull’altro, ho finalmente capito quanto sarebbe stato importante fermarsi di più, farti una telefonata in più, suonarti il campanello a qualunque ora, anche solo per un saluto veloce, nel passare davanti a casa tua.
Ma il mondo correva velocissimo e così la tua vita, il lavoro.
Ora che tutto è fermo, è tutto più chiaro!
Ieri notte, l’ultima notizia prima di addormentarmi è stata quella della tua scomparsa.
Non ho chiuso occhio, e ho rivisto come in un film quegli anni, quando abbiamo collaborato insieme con lealtà e franchezza, condiviso momenti un po’ di tutti i colori.
Quando la grande paura sarà finita, troveremo un po’ di certezze e smetteremo di stare chiusi in casa, con l’impressione di essere un po’ impotenti, un po’ vigliacchi , allora e ancora, sentiremo di più il vuoto lasciato da persone come Te.
Ciao Edo, mi dispiace tantissimo,
con grandissima stima.
Il tuo amico Carlo Loffi

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