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Pagine di storia: Nicola Vacchelli,
un generale cremonese dietro
la spedizione del dirigibile Italia

di Marco Bragazzi
A Cremona, arrivando da Piazza IV novembre, si può percorrere un tratto di strada che immette in via XX settembre e raggiungere la parte posteriore del Duomo. Quel tratto di strada è intitolato a Pietro Vacchelli, cittadino cremonese, patriota, imprenditore e ministro del tesoro del Governo Pelloux nato sul finire del XIX secolo. L’eredità storica lasciata da questo cittadino è notevole, ma oltre a quella Pietro Vacchelli ha lasciato anche un grande talento anche tra i suoi familiari.

Oggi coloro che devono trovare quel tratto di strada chiamato Corso Pietro Vacchelli, possono usare strumenti elettronici come le mappe digitali così come 100 anni venivano utilizzate mappe cartacee, supporti diversi ma basati su quei concetti fondamentali della geografia che in Italia vennero sviluppati da uno dei figli di Pietro Vacchelli, il Generale Nicola Vacchelli. Nicola è un brillante ragazzo cremonese nato nel 1870, studia in città fino al liceo per poi approdare alla Accademia Militare. E’ appassionato di geografia e astrofisica, per cui decide di focalizzare il suo lavoro sulla geodesia, la scienza terrestre che analizza la misurazione, la gravità terrestre, lo spostamento delle terre polari e altri fenomeni come le maree della Terra. Vacchelli ha un talento enorme condito da una passione unica per l’esplorazione e la scoperta di nuovi mondi, tanto da fondare, nel 1919, la rivista “Universo”, vero e proprio punto di partenza per lo studio della struttura e dei fenomeni terrestri.

Dopo la prima Guerra Mondiale comincia la sua carriera politica e nella scienza della geodesia; la topografia, lo studio, la mappatura di zone soprattutto nord africane e mediterranee, da lui esplorate già ad inizio secolo, lo portano a dirigere l’Istituto Geografico Militare e, in rapida successione, anche alla presidenza della della Società Geografica Italiana per poi arrivare al comando della Unione Geografica Internazionale. Durante gli anni cambierà quella che è la storia della geografia italiana del XX secolo, sotto il suo comando imposterà un nuovo metodo di analisi e sviluppo delle misurazioni terrestri, farà crescere il numero di rilevamenti terrestri, marini e aerei, riuscirà a dare una concretezza all’istituto che, pur senza rendercene conto, oggi facilita il lavoro dei mezzi di spostamento facendoci risparmiare tempo e risorse.

Da grande innovatore e rivoluzionario del settore è un “affamato” promotore della esplorazione soprattutto dei ghiacci polari, materia che ritiene fondamentale per capire i cicli terrestri e le maree. Nel 1928 la prestigiosa Università di Cambridge lo tributa con la laurea Honoris Causa, ma Nicola, quasi sessantenne, non si ferma, grazie alla Regia Marina la Società Geografica Italiana riesce ad organizzare quella che sarà una delle più affascinanti ma anche tragiche missioni italiane, ovvero la famosa missione esploratrice del dirigibile Italia al Polo Nord nel maggio del 1928, al comando del Generale Umberto Nobile.

La famosa esplorazione artica tramutatasi in tragedia, che ispirerà il bellissimo film “La Tenda Rossa”, rappresenterà il punto di svolta per la scoperta dei fenomeni terrestri, tanto che, da quel momento, si abbandoneranno i dirigibili per dare spazio ad altri mezzi d’esplorazione. Alla tragedia dell’Italia fece eco anche quella del famoso esploratore norvegese Amundsen che lasciò le sue operazioni per dirigersi al salvataggio dei sopravvissuti dell’Italia, scomparendo nei mari dell’Artico. A lui Vacchelli, il giorno dopo la scomparsa, scrisse un personale tributo per il coraggio e la determinazione del famoso esploratore norvegese. Vacchelli scomparirà nel 1932, ma gli studi del cittadino cremonese svilupperanno la storia della geografia italiana rendendo più facile la vita di ogni persona.

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