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Torriani, successo per
la conferenza sulla pandemia
con la fondazione Gimbe

“La salute è un valore fondamentale perché ci consente di fare tutto il resto. Senza salute non possiamo essere liberi, quindi su Sanità  (e Istruzione aggiungono i presenti ndr) si dovrebbe investire più di ogni altro settore”: questo ha detto Marco Mosti, direttore operativo Gimbe, durante l’incontro che ha tenuto in conference call il 15 maggio a circa cinquanta tra studenti e docenti dell’IIS Torriani. Un evento voluto fortemente dal prof. Diego Galli e che ha suscitato l’interesse e la partecipazione dei ragazzi: tante le domande, le richieste di chiarimenti, la condivisione di dubbi.

Nell’era dei dati, l’epoca in cui l’informazione è più facilmente manipolabile, ecco che risulta fondamentale il ruolo di una fondazione che sappia raccogliere, interpretare e presentare con un buon grado di sicurezza dati certi. Numeri su cui costruire il nostro futuro e anche chiedere, se possibile, investimenti nella giusta direzione.

Dall’analisi dei grafici messi a disposizione da Gimbe e consultabili su www.coronavirus.gimbe.org emerge che gli effetti dalla parziale apertura del 4 maggio saranno verificabili solo il 18, quando è previsto un ulteriore allentamento delle restrizioni della circolazione e delle attività produttive. “Ma è bene considerare – spiega Mosti – che quello che ci dicono di fare, di solito è il minimo indispensabile. In realtà dobbiamo essere ancora molto cauti, anche per lo step del 4 maggio i dati non fornivano ancora garanzie”.

Lla curva del contagio, ha raccontato l’esperto, si sta appiattendo, dopo l’impennata di marzo, “ma saremo realmente tranquilli quando sarà sostanzialmente parallela al’asse orizzontale”. La difficoltà principale che si incontra nel tentativo di analizzare e comparare oggettivamente i dati consiste nel fatto che il numero dei tamponi effettuati varia da regione a regione. Ci sono alcune zone di Italia considerate “verdi”, ovvero a bassissimo rischio, che hanno effettuato pochissimi tamponi. Poi c’è il caso della Lombardia, in zona rossa, che ha effettuato pochi tamponi se consideriamo la percentuale della popolazione.

Anche da questa considerazione nasce la domanda più provocatoria dell’incontro: “Siamo sicuri che  un sistema sanitario così decentrato sia quanto di meglio ci possiamo augurare per la nostra salute?”- ha chiesto il prof. Galli. Secondo Mosti, e il Gimbe, effettivamente la riforma del sistema sanitario ha decentrato troppo, regionalizzando troppe decisioni; in particolare in Lombardia si è imposto un modello mirato più all’ospedalizzazione, che all’attenzione alla prevenzione ed assistenza delocalizzata sul territorio.

Ad Alice Servergnini che chiedeva se le decisioni del Premier sono state corrette, Mosti ha risposto che già a fine febbraio-inizio marzo dagli esperti erano arrivate indicazioni rispetto alla necessità di una chiusura, ma si è arrivati al lockdown, per successivi decreti, troppo tardi. E ad Adele Cavagnoli che chiedeva il perché della maggiore incidenza del contagio in certe regioni, ha spiegato che sulla Lombardia ha pesato sicuramente una maggiore densità di popolazione, i maggiori contatti tra questa regione e il resto del mondo e sicuramente l’aver esternalizzato tardivamente, con ospedali da campo, i pronto soccorsi.

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