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La Regione dà il via libera
ai nuovi ingressi in Rsa,
ma non alle visite dei parenti

Le Rsa potranno presto tornare ad accogliere pazienti, dopo il lungo lockdown che molte di loro si erano autoimposte anche da prima che diventasse obbligo di legge. La maggioranza che governa la Regione ha dato il via libera alla bozza di delibera proposta dall’assessore al Welfare Giulio Gallera e che sarà approvata ufficialmente lunedì. Già note, comunque, le linee guida che dovranno governare questi nuovi ingressi, molto attesi dalle famiglie, ma anche dalle stesse strutture che stanno attraversando una grave crisi finanziaria. Tra gli obblighi da rispettare: dare la  precedenza ai casi urgenti e imprescindibili: effettuare visite mediche prima dell’accesso alla struttura per escludere i casi sospetti di Covid 19, con allestimento di un modulo di accoglienza temporaneo; distanziamento sociale tra gli ospiti. In pratica, le Rsa non potranno occupare più di un terzo dei loro posti letto quotidianamente disponibili.

Walter Montini

Il pressing condotto sulla Regione dagli enti gestori provinciali, riuniti nell’Arsac, ha portato dunque a smuovere qualcosa, anche se la riapertura delle porte non risolverà d’un colpo i problemi delle Rsa. “Non è che da un giorno all’altro potremo riempire tutti i posti letto rimasti vuoti”, spiega il presidente Arsac Walter Montini. Per fare un esempio, a Isola Dovarese abbiamo 8 posti liberi; quando con tutte le dovute precauzioni potrò riaprire, entreranno due ospiti, che dovranno essere messi in isolamento per escludere la presenza di Covid. Dovrà quindi essere messa a disposizione una stanza apposta, predisporre le terapie … insomma ci vorrà del tempo per arrivare a regime. Come ho già detto diverse volte, nulla sarà più come prima: anche solo per garantire la dovuta distanza tra gli ospiti  si potranno fare meno ricoveri. E se la regione non interviene con un contributo straordinario per tutte le spese che abbiamo già sostenuto fin da inizio pandemia, il rischio di portare i libri in tribunale a settembre resterà per molte delle nostre rsa”.

Tra le strutture maggiormente in sofferenza  a causa dei decessi avvenuti in questi mesi, c’è Cremona Solidale, dove i posti letto vuoto sarebbero circa 120; Crema, con un’ottantina; Vescovato con circa 35, Ostiano con una ventina. Un elenco parziale e impreciso, ma che rende l’idea del ‘niente sarà più come prima’. Con perdite che si aggirano anche, per le strutture più grosse, sui 300mila euro al mese. Tra le novità contenute nella bozza di delibera  regionale, non c’è però l’attesa riapertura delle porte per i famigliari degli ospiti in rsa: le visite sono al momento ancora bloccate e i parenti potranno vedere il loro caro solo dietro a un vetro o dalla finestra della sua camera.

Le linee guida per la riapertura prevedono anche norme igieniche e di sanificazione degli ambienti e dei mezzi di trasporto a disposizione delle Rsa, compresa una maggiore frequenza della manutenzione dei filtri d’aria. g.biagi

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