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Omicidio della piccola Gloria
Il papà in video collegamento
dal carcere di Pavia

L’avvocato Elena Pisati

Si è costituita parte civile in udienza preliminare la mamma della piccola Gloria, la bimba di due anni ferita a morte dal papà Kouao Jacob Danho, 38 anni, l’operaio ivoriano accusato di omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione. L’imputato, difeso dagli avvocati Giuseppe Bodini e Michele Tolomini, ha seguito l’udienza in video collegamento dal carcere di Pavia dove è rinchiuso. Isabelle, la sua ex compagna e mamma di Gloria, si è affidata all’assistenza legale dell’avvocato Elena Pisati.

Oggi in udienza la difesa ha eccepito la questione di legittimità costituzionale della legge 33 del 2019 in tema di inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo. Una questione già sollevata a La Spezia e ‘girata’ alla Corte Costituzionale che si pronuncerà il 20 settembre. Sull’eccezione sollevata dalla difesa si sono opposti sia il pm che l’avvocato Pisati, ritenendola infondata. Il giudice deciderà nell’udienza del prossimo 19 giugno.

L’omicidio si era consumato il 22 giugno del 2019 nell’appartamento di via Massarotti dove l’imputato si era trasferito dal primo giugno del 2019, mentre l’ex compagna e la figlia erano ospiti di una casa protetta. Nella sua casa, Danho aveva accoltellato la figlia due volte, una al fegato e una ai polmoni. La piccola si sarebbe potuta salvare, se suo padre avesse chiamato subito i soccorsi. Il 38enne aveva confessato il delitto tempo dopo i fatti, mentre in un primo tempo aveva puntato il dito contro un fantomatico rapinatore. Le tracce ematiche e le impronte trovate sul coltello, però, riportavano esclusivamente al papà e alla figlia. Per la difesa, l’omicidio rientra in un quadro di disagio esistenziale ed economico vissuto dall’imputato, che faceva l’operaio alla Magic Pack di Gadesco, che ora in carcere sta seguendo un percorso riabilitativo e che si è detto pentito.

Il movente è quello della vendetta: Jacob ha ucciso Gloria per vendicarsi dell’ex compagna che non ne voleva più sapere di tonare con lui, infrangendo tutti i suoi sogni di poter tornare a ricostruire la sua famiglia. La coppia si era conosciuta in Libia nel 2016, anno in cui, secondo la ricostruzione effettuata dalla squadra investigativa della procura, avevano compiuto il viaggio migratorio verso l’Italia. In terra d’Africa avevano stretto la loro unione fondata su ‘un forte patto di lealtà’, come riferito dalla stessa Isabelle. Quest’ultima, in sostanza, aveva nei confronti nel convivente un ‘debito di gratitudine legato al fatto che loro si erano conosciuti in Libia e che probabilmente lui l’aveva salvata o comunque protetta da una situazione di grave pericolo’. La donna aveva sempre saputo che il compagno aveva lasciato in Costa d’Avorio due figli avuti da un precedente matrimonio, e che lui spediva in patria denaro per il loro sostentamento. Non sapeva, però, che il 38enne aveva un’ulteriore figlia, una situazione che aveva generato nella coppia non pochi contrasti, fino ad arrivare al 22 febbraio del 2019, quando, durante un litigio, lui l’aveva colpita con un forte schiaffo all’orecchio, causandole lo sfondamento del timpano destro. Lei non aveva presentato denuncia, ma la polizia locale aveva comunque avviato la procedura per collocare lei e Gloria in una struttura protetta. Le due non si erano più ricongiunte con Jacob, anche se Isabelle non aveva mai vietato a Jacob di vedere la bambina.

Lo scorso luglio il gip aveva respinto la richiesta di perizia psichiatrica per Danho. In attesa di conoscere se l’imputato sarà rinviato a giudizio, è intanto già stata fissata la data del processo che verrà celebrato in corte d’assise: il 29 settembre il papà di Gloria sarà in aula davanti ai giudici collegiali composti da otto membri: due giudici togati (uno sarà il presidente Anna di Martino) e sei giudici popolari.

Sara Pizzorni

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