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Nuovo ospedale?
Prima si riporti l'ATS
a Cremona

Tavoli di confronto, cabine di regia, studi, ricerche, relazioni. Spesso aria fritta. Poi parole, parole, parole, che non sono un omaggio a uno dei maggiori successi di Mina, mito e idolo dei cremonesi, ma sistema utile a politici e amministratori pubblici per dimostrare di esistere e salvare la poltrona. Obiettivo più che rispettabile, ma poco efficace per raggiungere lo scopo ufficialmente dichiarato: togliere il territorio provinciale dal limbo nel quale si trova da anni.

Marginale, rispetto alla regione, ma tronfia per storia, cultura, tradizione, la nostra provincia traccheggia. Sopravvive, che è una dimensione molto diversa dal vivere. Il territorio snocciola con fierezza le proprie potenzialità inespresse e dilata con orgoglio le eccellenze, in sintonia con l’uso della marmellata: meno ce n’è e più si spalma.
Amplifica gli aspetti positivi e da Casalmaggiore a Spino d’Adda è un germogliare di eroi e il riferimento non riguarda i protagonisti dell’emergenza di questi mesi. La normalità diventa notizia.

Lucio Dalla l’aveva già capito: “Ma l’impresa eccezionale, dammi retta?è essere normale”. Altrettanto succede per i lati negativi. Quattro scritte di alcuni stronzi sui muri della città e Cremona viene accostata a Minneapolis. Per la prossima manifestazione in piazza è pronto il matrimonio con armageddon.

La provincia si piange addosso. Rimuove e dimentica in fretta. Negli ultimi quattro anni almeno tre società specializzate in ricerche e analisi l’hanno fotografata, radiografata. Hanno indentificato debolezze e positività, suggerito interventi e scelte per uscire dallo stallo. Hanno fornito la biada per iniziare a trottare, ma il cavallo è un ronzino ed è impresa titanica trasformarlo in purosangue.
Masterplan 3c, è lo studio più recente, più completo, più propositivo. Realizzato da European house-Ambrosetti è stato finanziato dall’Associazione industriali con il contributo della Camera di commercio. Presentato il 6 maggio dello scorso anno, definito un piano di sviluppo di medio-lungo periodo, il lavoro indica la via per entrare in un futuro migliore.

“Il Masterplan dà un indirizzo. Servono dei leader per attuarlo”, titolava allora Mondo Padano. Semplice. Perfetto. Da applausi. Piccolo problema. Scarseggia la materia prima per suonare la carica e guidare la riscossa. Si potrebbe chiedere all’Avantea di produrne un prototipo, ma si occupa di animali e non di uomini. Area Vasta ottimale del territorio della provincia di Cremona è del 20 giugno 2016. Commissionata dalla Camera di commercio a Kpgm, l’indagine definisce l’assetto economico e politico-amministrativo ottimale per il territorio provinciale.

Il mese successivo, 20 luglio 2016, è il turno di Elementi per una strategia di sviluppo 10 anni dopo. Per una riflessione sull’Area Vasta. Voluto dall’Area Omogenea cremasca, entità ancora oggi liquida, finanziato dall’Associazione popolare Crema per il territorio, realizzato da Vitale Zane&C, il lavoro esaminava la possibilità di un’aggregazione della Repubblica del Tortello con Lodi.

L’esito del referendum sulla modifica della Costituzione e il fallimento della legge Delrio sulla riorganizzazione delle province hanno troncato i sogni di gloria dei cremaschi e trasformato l’amministrazione provinciale in uno zombi, resa entità gassosa dai partiti politici locali con il fantozziano pasticcio dell’elezione del presidente. Storia recente e ancora oggi nell’aula dei tribunali.
Il nostro territorio non ha bisogno di altri studi, tavoli di confronto, parole. Ne possiede in abbondanza e sa benissimo cosa fare per rilanciarsi. Credere il contrario sarebbe un’offesa all’intelligenza dei suoi abitanti.

L’emergenza covid-19 con Uniti per la Provincia di Cremona ha dimostrato che la strada della coesione e della condivisione è percorribile.  Il dopo-guerra, ammesso ma non concesso che il conflitto con il virus sia concluso, è il banco di prova per dimostrare il cambio di passo rispetto al passato. Purtroppo i segnali non sono confortanti. E’ già partita la discussione su come impiegare i fondi sul rilancio della sanità locale, ma nessuno degli intervenuti ha chiesto di rivedere la configurazione dell’Ats Valpadana che ha sede a Mantova e competenze anche sulla provincia di Cremona. Il ritorno all’antico potrebbe essere il primo passo per potenziare quella medicina del territorio che, a causa del consistente smantellamento degli anni passati, è risultata essere uno dei fattori principali della strage lombarda.

Si dibatta pure sulla necessità o meno di costruire un ospedale nuovo a Cremona, ma non si dimentichi che il buco nero della sanità locale è il territorio. Costruire un ospedale nuovo con investimenti milionari è una prospettiva allettante ma, c’est l’argent qui fait la guerre. Il rischio che si discuta molto di soldi e un po’ meno dell’utilità della struttura nel contesto provinciale non è peregrino: 450 milioni sono tanti. E’ un pensiero malevolo, ma Giulio Andreotti, uno che di queste faccende se ne intendeva, diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco Vidolasco

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