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Covid, rischio di recidiva? Pan:
'Pronti ad affrontarla, ma siamo
stanchi. Necessaria prevenzione'

Rischio di un ritorno del contagio? Di fronte ai dati incrementati dei contagi nell’ultima settimana qualche timore c’è. Difficile dire cosa potrà accadere, ma in altre parti del mondo questo è accaduto, quindi sarebbe sbagliato prendere la situazione sottogamba e pensare di esserne fuori. Ne è convinto Angelo Pan, direttore dell’unità operativa di infettivologia dell’Ospedale di Cremona. “Siamo in una situazione di transizione in cui facciamo fatica a capire come andrà” sottolinea. “E’ vero che a Cremona non ci sono più pazienti covid in terapia intensiva, ma di fronte ai nuovi casi a Pechino, alla recidiva in Iran, all’aumento dei casi in Israele e in Corea, è difficile poter dire che siamo tranquilli. Navighiamo a vista giorno dopo giorno”.

Ci sono nuovi pazienti covid in ospedale?
“Alcuni si, anche se come detto non in terapia intensiva. Per ora sono pochi e non gravi, ma anche all’inizio era così, ma da quel 21 febbraio la situazione era degenerata nell’arco di qualche settimana. Insomma, se in questo momento la situazione è molto diversa da alcuni mesi fa, credo che sia fondamentale non confondere una situazione tranquilla ma potenzialmente a rischio di una recidiva con una in cui si è fuori dall’epidemia”.

Per questo è indispensabile seguire le indicazioni di prudenza?
“Assolutamente si. Io faccio il medico e non sono abituato a gestire i maniera spericolata situazioni di salute pubblica. La regola dei medici è essere prudenti. Dunque, con un andamento dell’epidemia ancora abbastanza oscuro credo che si debba stare in allerta e seguire tutte le regole che sono state date: uso mascherina igiene mani, distanziamento sociale”.

Sull’uso della mascherina sono state dette tante cose. Qual è la realtà? Serve davvero?
“Ad oggi quello che sappiamo è che siamo di fronte a una malattia che si trasmette attraverso le goccioline di saliva, e anche l’oms ne raccomanda l’uso, perché così si riduce il rischio di contagiare gli altri. Credo sia importante che la gente si senta responsabilizzata. Ad esempio, anche se vedo che a Cremona le indicazioni sto abbastanza rispettate, credo che si potrebbero prendere gli aperitivi con un po’ di distanza in più tra una sedia e l’altra. Non si può fermare l’economia, ma è necessario evitare di rimetterci nei pasticci perché non si è stati sufficientemente accorti”.

Di fronte al rischio di un’ondata di ritorno, l’ospedale sarebbe pronto ad affrontarla?
” La direzione sta mettendo a punto un programma per essere pronti a una eventuale recidiva, e ci stiamo organizzando per definire quali potrebbero essere i reparti che dovrebbero essere riconvertiti come reparti covid in vista di arrivo dei pazienti, ovviamente stratificando il tutto per numero di arrivi. Il punto è poter riconvertire eventuali reparti in men che non si dica. Anche perché l’epidemia quando arriva non ti avvisa e l’organizzazione deve prevedere livelli diversi di intervento a seconda dei pazienti che arrivano. Oggi la gestione del paziente è più difficile, anche solo perché se arriva una polmonite serve il tempo per verificare se si tratti di covid o altro”.

Pronti, dunque, ma immagino stanchi…
“Molto stanchi e provati. Siamo di fronte a una classe medico-sanitaria decisamente spremuta. Uno cerca di dare il meglio di sé, ma quanto passato ci ha segnati tutti. Per questo bisogna impegnarsi tutti ad evitare un ritorno dei contagi. L’ho detto più volte: è una dimostrazione di democrazia: la responsabilità è a carico del singolo. Ci sono regole compatibili con la vita di tutti i giorni. Bisogna che la gente segua queste semplici regole con l’assunzione di responsabilità, per contrastare il virus”.

Laura Bosio

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