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Azienda Sociale, ancora
scintille in assemblea,
rinviata l'elezione del Cda

Niente da fare per il rinnovo del Cda dell’Azienda Sociale cremonese, consorzio di 47 comuni del distretto cremonese, con Cremona capofila, che venerdì 26 giugno ha riunito l’assemblea dei soci in San Vitale. Uscendo dalla sala prima della votazione, 20 sindaci rappresentanti dei comuni di centrodestra, hanno fatto mancare il numero di quote necessario per rendere valida la votazione, determinando così l’annullamento dell’operazione. Già nelle prossime ore l’assemblea sarà riconvocata in seconda convocazione, dove basterà un numero inferiore di Comuni per rendere valido il voto, ossia la presenza di almeno un terzo degli enti (in prima convocazione era richiesto il 75%) e almeno il 50% delle quote.

Non è la prima volta che all’interno  dell’ente che amministra i fondi destinati ai servizi sociali dei comuni, si assiste a una guerra di posizione, legata a contrasti politici prima che a divergenze sui contenuti.  Per Giuseppe Tadioli, presidente uscente, “è da un anno che siamo paralizzati. Oggi si doveva eleggere il Cda prima del cambio di Statuto contrariamente a quanto originariamente previsto, ma ora nemmeno questo va più bene”. Già lo scorso settembre l’assemblea aveva faticato non poco a trovare la quadra sulla nomina dei rappresentanti degli ambiti all’interno del comitato ristretto dei sindaci che affianca il Cda, per la frattura nel centrodestra avvenuta in occasione delle elezioni provinciali. Ieri i sindaci di questa parte (Lega, Forza Italia e componente civica di destra), presenti in 20 sui 24 firmatari della richiesta di non procedere all’elezione, hanno insistito sull’irregolarità del bando emesso per raccogliere le candidature, che fissa la durata dell’incarico in 4 anni quando lo statuto dell’Azienda ne prevede 5. Ragioni esposte dal sindaco di Pescarolo, Graziano Cominetti, a cui ha risposto Rosolino Azzali: “Se è solo una questione di durata, possiamo cambiarla anche adesso. Ma già l’avevamo proposto nel comitato esecutivo e non ci avete dato risposta”. La proposta di slittamento è stata messa ai voti e per effetto del voto ponderato è stata respinta (i proponenti rappresentavano il 22,42%).

Appena prima del voto per l’elezione del presidente (per i restanti quattro membri del Cda si sarebbe proceduto con una nuova votazione), i 20 sindaci si sono alzati facendo così mancare le quote necessarie, accusando il centrosinistra di voler agire ignorando lo statuto, sulla questione dei 4 anni. “Il comitato esecutivo? Ma se non esiste nemmeno, hanno scelto i sindaci che facevano più comodo”, afferma uno dei dissidenti. “Il centrosinistra ha voluto arrivare a questo punto senza fare bene i conti e quanto è successo dimostra che una parte di territorio non si sente rappresentato in questa sede”. Sulla stessa linea Luca Moggi, sindaco di Pizzighettone, esponente della Lega, che parla di un accordo che era stato trovato tra le segreterie e che in assemblea sarebbe stato disatteso.

“Giochetti veramente tristi”, commenta Roberto Mariani, coordinatore dell’assemblea e sindaco di Stagno Lombardo. Il centrosinistra ha tutt’altra idea sul non voto del centrodestra e, a microfoni spenti, la spiega il sindaco di un comune della cerchia cremonese: “La verità è che (nel centrodestra)  non si sono trovati d’accordo o non sono riusciti a trovare un candidato donna, in modo da garantire la parità di genere nel Cda, e così hanno proposto solo uomini. Presupponendo che dei cinque membri, tre siano indicati dalla maggioranza e due dalla minoranza, tra questi ultimi mancava l’elemento femminile e così la scelta sarebbe caduta su una professionista esterna ai partiti che aveva presentato autonomamente la sua candidatura nei tempi previsti. Probabilmente questo non se l’aspettavano”.

Comunque siano andate le cose, il centrodestra è risentito del fatto che, annullato il voto per il Cda, la maggioranza abbia a sua volta abbandonato la seduta, impedendo così di dibattere dell’unica questione operativa, il riparto dei fondi per i centri estivi. “Il loro errore più grande è stato abbandonare la sala e non proseguire – afferma Attilio Zabert, sindaco di Pieve d’Olmi. Noi avevamo una motivazione per non partecipare al voto, loro no, se ne sono andati senza votare un punto importante”.

In apertura d’assemblea era stato approvato il bilancio consuntivo 2019, illustrato dal presidente Tadioli: “Si chiudono tre anni significativi, veniamo da un periodo di grande difficoltà. La pandemia ha richiesto e sta richiedendo un grande impegno dal punto di vista sociale, un settore che si basa sulle relazioni tra le persone. In tre anni siamo riusciti ad accrescere di oltre il 50% il valore della produzione, il che significa più servizi sul territorio, il valore della produzione oggi ammonta a 7 milioni 729mila euro”. Il bilancio si chiude con un pareggio pari a 4 milioni 966mila euro contro i 5 milioni 779mila del 2018.

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