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Malvezzi chiamato in causa
dal pentito: 'Mai negoziato
le mie sorti elettorali'

Carlo Malvezzi

“A due anni e mezzo dalle vaghissime allusioni trapelate dal processo Aemilia, oggi ho potuto finalmente confrontarmi con le affermazioni vecchie e nuove di Salvatore Muto. Sono stato interrogato dai Pubblici Ministeri di Brescia incaricati di accertare i fatti, ai quali ho categoricamente ribadito la verità, cioè di non avere mai conosciuto il signor Muto, nè -tantomeno- di aver mai in alcun modo negoziato con il suddetto o con altri le mie sorti elettorali, che la mia coscienza e la mia storia personale, fatta di impegno sempre alla luce del sole, mi dicono meglio riposte nelle mani dei cittadini cremonesi. A loro assicuro di non aver mai tradito la fiducia che hanno riposto in me e di aver adempiuto ai miei doveri con lealtà e trasparenza. Alla giustizia, che ha avuto e sempre avrà la mia totale disponibilità, chiedo oggi di procedere celermente e con decisione, nell’interesse non mio ma dei cittadini e delle istituzioni che ho l’onore di servire”.

Sono le parole, racchiuse in un comunicato, di Carlo Malvezzi, consigliere comunale di Forza Italia, indagato, insieme a Maria Vittoria Ceraso, consigliere comunale di Viva Cremona, del reato di scambio elettorale politico mafioso. Questa mattina sia Malvezzi che Ceraso sono stati sentiti presso la procura distrettuale antimafia di Brescia dal pm Paolo Savio in merito a quanto dichiarato nel dicembre del 2017, nell’ambito del procedimento sulle infiltrazioni della mafia al Nord, dal collaboratore di giustizia Salvatore Muto che all’epoca dei fatti aveva tirato in ballo Malvezzi, all’epoca consigliere regionale di Forza Italia, sostenendo di averlo aiutato nella campagna elettorale.

“Stamattina ho risposto con serenità a tutte le domande che mi sono state poste dai pubblici ministeri in merito alle indagini in corso nate a seguito delle dichiarazioni rese dal pentito Salvatore Muto”, ha commentato Maria Vittoria Ceraso. “Per ovvi motivi di riservatezza non mi e’ possibile comunicare altri dettagli relativi all’interrogatorio. Voglio ringraziare moltissimo tutti coloro che in queste ore mi hanno scritto per sostenermi dimostrandomi un grande affetto e un’assoluta fiducia nella mia persona”.

I fatti contestati risalgono al 2011 e al 2012, a due edizioni della manifestazione Calabria-Cremona, una tre-giorni organizzata per promuovere l’immagine positiva degli emigrati al nord. Stand gastronomici, specialità del Meridione, concerti e spettacoli. “Feste etniche calabresi”, secondo Muto, “per ingraziarsi il favore della comunità locale e nello stesso tempo nascondere l’aspetto della ‘ndrangheta”. Il pentito aveva spiegato che ideatore dell’iniziativa era Francesco LaManna, il referente del boss Nicolino Grande Aracri per quel territorio. Di mettere a punto l’organizzazione si occupava invece l’associazione culturale ‘Nexus’, attiva dal 2011 al 2014- di cui lo stesso Muto era consigliere. Muto aveva ricordato che il costo dell’iniziativa si aggirava intorno ai 30.000, finanziati da aziende per la maggior parte edili, alcune delle quali riconducibili agli imputati di Aemilia. Ma a contribuire alla festa non erano solo i cremonesi. Tra gli sponsor -risulta dal volantino dell’iniziativa- ci sono anche il ristorante reggiano “Antichi Sapori” e una ditta di materiale edile di Piacenza. Solo in un caso due imprenditori si rifiutarono di versare, affermando di “non voler dare un contributo alla ‘ndrangheta’. E cosi’ “Lamanna gli fece una bella ramanzina” e i due entrarono poi nell’associazione Nexus. Nella testimonianza di Muto non erano mancati i rapporti con la politica. La festa aveva infatti ottenuto il patrocinio gratuito del Comune di Cremona e della Regione Calabria. Come avrva spiega il pentito, ad un’edizione presero parte anche l’allora sindaco di Cremona e il suo vice Carlo Malvezzi, attuale consigliere regionale lombardo, eletto nelle fila del Pdl. Di lui Muto aveva confidato: “Lo aiutai nella campagna elettorale”.

Sara Pizzorni

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