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Cerca di introdurre in carcere
la droga nascondendola
in un calendario, denunciata

Si era presentata in carcere a Cremona per il colloquio con un familiare detenuto, ma in realtà stava tentando di introdurre droga all’interno del carcere. A scoprire il piano della donna è stata la Polizia Penitenziaria che, come evidenzia il segretario regionale della Lombardia del Sindacato Autonomo Sappe, Alfonso Greco è “sempre in prima linea nel contrasto alle attività illecite ed alla diffusione di droga”.

Durante l’ingresso per i colloqui, la donna ha tirato fuori dal pacco un calendario da consegnare al proprio famigliare detenuto ma la poliziotta addetta ai pacchi ha notato qualcosa di strano: nell’analizzare attentamente l’oggetto, ha scoperto infatti che nelle stecche che sorreggevano lo stesso vi erano nascosti alcuni grammi di hashish. La donna è stata segnalata all’Autorità competente.

“Sono oramai svariati i tentativi per occultare droga e telefonini e introdurli poi all’interno degli istituti penitenziari: ma il personale di polizia penitenziaria, pur senza l’ausilio di adeguati mezzi, è sempre più professionale nel rinvenimento di tutto ciò che non è legale e non è consentito introdurre nel carcere” sottolinea Greco, facendo un plauso al lavoro degli agenti.

Nella Relazione annuale 2020 della Direzione centrale per i servizi antidroga (Dcsa), che traccia l’andamento del narcotraffico in Italia e, di conseguenza, descrive il consumo di sostanze illecite da parte degli italiani, è emerso che “continua, per il terzo anno consecutivo, il trend crescente delle morti per overdose che, con un ulteriore incremento pari a 37 unità raggiunge quota 373, con un aumento dell’11,01% rispetto all’anno 2018. In oltre la metà dei casi, la causa del decesso è da attribuire al consumo di oppiacei (169 casi all’eroina, 16 al metadone, 1 al fentanil, e 1 alla morfina). Dal 1973, anno in cui hanno avuto inizio le rilevazioni in Italia sugli esiti fatali per abuso di droga, sono complessivamente 25.780 i morti causati dal consumo di stupefacenti. L’andamento in atto è un fenomeno estremamente preoccupante, sul quale gli analisti e gli esperti delle diverse discipline dovranno continuare ad interrogarsi per individuare le cause e porre un argine non solo sul piano della repressione del traffico e dello spaccio” specifica Donato Capece, segretario generale del Sappe.

Capece ricorda infine che “la Polizia Penitenziaria è quotidianamente impegnata nell’attività di contrasto alla diffusione della droga nei penitenziari per adulti e minori. Il numero elevato di tossicodipendenti richiama l’interesse degli spacciatori che tentano di trasformare la detenzione in business”.

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Commenti
  • Chicca

    Mettiamola in prigione pure lei !

  • A. G.

    SCRIVETE NOME E COGNOME DELL’ARTICOLO ESTINTORI AL CAMBONINO (AUGURANDOMI CHE ALLA SIGNORA NON VENGANO FATTI ALTRI TORTI) MENTRE QUA NESSUNA INIZIALE NE NIENTE…. MA IN ITALIA COME CAVOLO FUNZIONA IL TUTTO? È NORMALE QUESTA COSA?

    • antonio1956

      Effettivamente per chi commette reati si pubblicano solo le iniziali; nella vicenda del Cambonino si pubblica nome e cognome del denunciante. C’è qualcosa che non va: probabilmente tutto legale, ma Cremona Oggi avrebbe potuto omettere le generalità della signora.

  • Gemelli

    Insomma….bon regas.

  • KRIZIA..

    I familiari brave persone….ancora di più dei loro congiunti detenuti..mah….