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Giornate Fai: visite a Palazzo
della Carità, S.Abbondio,
sede Vescovile e S.Lucia

Tornano anche a Cremona  le Giornate FAI di Autunno nei giorni del 17, 18 e 25 ottobre: la prenotazione è caldamente consigliata e si potrà effettuare a partire dal 6 ottobre sul sito www.giornatefai.it. Al momento della prenotazione verrà richiesto un contributo minimo di € 3, come donazione per poter supportare la Fondazione nelle sue attività.

Le aperture spaziano dai dipinti del Museo Lauretano, luogo prezioso nel complesso di Sant’Abbondio, ai documenti dell’Archivio Storico Diocesano esposti nelle sale del Palazzo Vescovile, insieme ad un’anteprima di alcune opere del futuro Museo Diocesano, passando per i capolavori novecenteschi di Biazzi, Signori, Vittori e tanti altri custoditi nel singolare Palazzo della Carità, sede della Fondazione Città di Cremona. Molto importante è anche la riapertura della chiesa di Santa Lucia, Luogo del Cuore 2020: sarà occasione per raccogliere firme destinate a supportare il cantiere di restauro.

ELENCO DEI BENI APERTI

Quadreria della Fondazione Città di Cremona
Fondazione Città di Cremona
Cremona, Piazza Giovanni XIII
SAB 17 DOM 18 h 10-18 (ultimo ingresso h 17:30)

La Fondazione Città di Cremona è il risultato del progressivo accorpamento di numerosi luoghi pii e di consorzi che, fin dal ‘300, si occupavano a Cremona di assistenza e carità. La Fondazione ha sede nel Palazzo della Carità, singolare costruzione tardo seicentesca di grande pregio, ampiamente rimaneggiata tra Otto e Novecento, che ospita ancora oggi una delle più significative quadrerie della città. Ed è proprio quest’ultima il cuore dell’apertura: i visitatori potranno ammirare la notevole collezione di dipinti antichi, tra cui si distinguono le eleganti Storie bibliche di fine Seicento di Francesco e Pietro Antonio Picenardi, per poi passare ai capolavori del Novecento cremonese, tra cui si distinguono i bellissimi carboncini di Mario Biazzi, a cui è dedicata un’intera parete, l’introspettivo Ritratto di Giuseppe Tomè eseguito dall’amico Carlo Vittori e il delicato bozzetto del sipario del Ponchielli di Antonio Rizzi. Ci sarà spazio anche per apprezzare opere ancora più contemporanee di artisti quali Sergio Tarquinio con i suoi inquietanti Operai.

Complesso di Sant’Abbondio e Museo Lauretano
Cremona, Piazza Sant’Abbondio
SAB 17 h 10-17:30 (ultimo ingresso h 17) DOM 18 h 12:30-17 (ultimo ingresso h 17:00)

Il Complesso è di antiche origini: probabilmente appartenuto ai Benedettini, nel ‘200 passò agli Umiliati, poi ai Teatini e, infine, fu trasformato in parrocchia nel 1804. L’interno della chiesa accoglie gli interventi pittorici cinquecenteschi di grandi artisti come il Malosso e Giulio Campi, mentre nella sagrestia monumentale sono conservate numerose tele del Massarotti, normalmente non fruibili dal pubblico. Dal chiostro bramantesco è possibile accedere al luogo più significativo della visita: il raffinato Museo Lauretano, che custodisce l’antica raccolta di ex voto, preziose suppellettili liturgiche, straordinari dipinti come la bembesca Madonna adorante il Bambino, la Sacra Famiglia di Giacomo Bertesi e il registro con la data di battesimo del grande compositore Claudio Monteverdi.

Archivio Storico Diocesano e Palazzo Vescovile,
Cremona, Piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria
SAB 17 DOM 18 h 10-18 (ultimo ingresso h 17:30)

Un’occasione unica per visitare le sale del Palazzo Vescovile non coinvolte nel cantiere del Museo Diocesano e poter apprezzare lo straordinario patrimonio dell’Archivio Storico Diocesano di Cremona. La storia dell’Episcopio è molto antica: nulla resta del suo aspetto medievale a causa delle ricostruzioni avvenute nel corso del ‘500 e del ‘700, fino all’importante intervento di Faustino Rodi commissionato dal Vescovo Omobono Offredi Ambrosini. L’elegante linguaggio del Rodi, caratterizzato dalla solenne sobrietà decorativa e dalle frequenti coperture ellittiche cassettonate, restituisce alla città una delle più significative architetture neoclassiche. Durante la visita si potranno apprezzare due bellissimi corali miniati quattrocenteschi della Cattedrale, il progetto del palazzo del Rodi e i disegni relativi all’abbattimento di una parte dell’Episcopio, che si concretizzò prevalentemente tra il 1929 e il 1931, restituendo al complesso il suo aspetto attuale. Nella Cappella di Santo Stefano, d’uso privato del vescovo, sono esposte tre opere che faranno parte della collezione del Museo Diocesano:

Anonimo, Compianto su Gesù Cristo morto, 1490-1500 circa (olio su tavola).
Il dipinto, di proprietà della parrocchia dei SS. Giuseppe e Biagio di Robecco d’Oglio dal 1794, proviene dalla collezione del conte Giovanni Maria Visconti di Marcignano, nel cui lascito testamentario è menzionata come autografa di Giovanni Bellini. In realtà la tavola è una copia antica del Compianto di Giovanni Bellini conservata presso la Gemäldegalerie di Berlino e datata 1490-1500. La tavola raffigura Cristo, esanime e dall’incarnato livido, affiancato dalla Vergine, addolorata, e da San Giovanni, che rivolge allo spettatore il suo sguardo affranto. Dal punto di vista stilistico la figura di San Giovanni suggerisce la penetrazione nel linguaggio belliniano di alcune soluzioni figurative giorgionesche, circolanti nella bottega di Bellini proprio negli ultimi anni del ‘400, mentre nella resa dei lineamenti della Vergine si intravede la meditazione di prototipi fiamminghi.

A. Campi, Ritratto della Diocesi di Cremona, 1577 (olio su carta).
L’opera fu dipinta nel 1577 da Antonio Campi, pittore, architetto, scultore ma anche cartografo, per il vescovo Nicolò Sfondrati, come si rileva nella scritta “ANTONIUS CAMPUS CREMONENS. FACIEBAT ANNO SALVTIS MDLXXVII”, scarsamente leggibile e collocata nell’angolo inferiore di destra. La pianta riproduce esclusivamente i territori della diocesi cremonese ed è arricchita da raffinatissimi dettagli di grande valore artistico oltre che storico: oltre al grande stemma dei re di Spagna, completo del collare del “Toson d’oro”, si riconoscono due medaglioni ovali, istoriati con le effigi di sant’Imerio (a sinistra) e di sant’Omobono (a destra), i due patroni della città. Sul lato destro rispetto allo stemma dei reali, è riprodotto il planisfero con le proiezioni per i calcoli della meridiana e, accanto, la volta celeste. Nella parte inferiore, oltre alla targa con la firma già menzionata, se ne riconosce un’altra, sorretta da due figure femminili e sormontata da un tritone che regge lo stemma di mons. Sfondrati. La lunga iscrizione contiene indicazioni per la lettura della pianta, in riferimento alle diverse appartenenze politiche di porzioni del territorio diocesano. La realizzazione della carta, infatti, è antecedente alla costituzione della diocesi di Crema, eretta nel 1580 (con la conseguente perdita, da parte di Cremona, della città di Crema e di circa 25 parrocchie nel territorio circostante), e alla nascita della diocesi di Borgo San Donnino (Fidenza), datata 1601 e che comportò la perdita di tutto l’Oltre Po, con 25 parrocchie, da Monticelli d’Ongina a Busseto. In seguito a tali riduzioni del territorio diocesano, la pianta ha subito evidenti modifiche, con la ridipintura di ampie porzioni.

Scuola cremonese seconda metà XVI secolo, Ritratto di Papa Gregorio XIV, 1591 (olio su tela).
Il dipinto, che è stato attribuito anche a Bernardino Campi, raffigura il cardinale Nicolò Sfondrati, eletto al soglio pontificio con il nome di Gregorio XIV il 16 ottobre del 1590. Il Papa è ripreso di tre quarti e seduto su una sedia lignea con rivestimento in velluto rosso e con frange. Il viso, caratterizzato da una corta barba bianca, è scavato e lo sguardo è rivolto verso l’osservatore. Il pontefice, colto mentre stringe nella mano una lettera, veste il rocchetto con un palio sulle spalle e il camauro bianco, quest’ultimo normalmente indossato nella “settimana in albis”, ovvero nella settimana successiva alla domenica di Pasqua. Ciò consentirebbe una datazione dell’opera abbastanza precisa. La stola, finemente ricamata, è l’unico elemento policromo. Sullo sfondo scuro è possibile intravedere un pesante drappeggio e un campanello posto sul tavolo a fianco.

Chiesa di Santa Lucia
Cremona, Piazza Santa Lucia
DOM 25 h 10-12:00/14:00-16:00 (visite ogni 30 minuti). La chiesa dedicata a Santa Lucia, che sorge nell’omonima piazza, risulta essere una delle più antiche di Cremona ed è databile tra XII e XIII secolo. L’edificio presenta una sobria facciata in cotto, ricostruita da Francesco e Giovanni Dattaro nel tardo ‘500, è scandita da lesene binate poggianti su alto zoccolo e con cornicione aggettante su piccole mensole. Ai lati del timpano si trovano due volute che la raccordano con l’ordine inferiore. La sommità è alleggerita da pinnacoli piramidali. Al centro della facciata si apre un finestrone settecentesco, in sostituzione del rosone originario. L’interno è impreziosito dalle statue lignee di Giacomo Bertesi, dalla decorazione pittorica ottocentesca della navata centrale e dai delicati affreschi quattrocenteschi assegnati a Giovanni Bembo.

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