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La passione dei politici
americani per i violini
'made in Cremona'

di Marco Bragazzi

La bellissima ma sfortunata Jacqueline “Jackie” Kennedy fece di tutto pur di poter disporne di uno da donare al museo dedicato a suo marito John Fitzgerald, il presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson si impose in ogni modo e riuscì ad evitare che gli venisse pignorato a causa di debiti contratti da alcuni familiari. Stiamo parlando di violini, non semplici violini ma strumenti “Made in Cremona”, ovvero quelle piccole opere d’arte che rendono unica la città adagiata sul Po.

La Libreria del Congresso degli Stati Uniti è la più grande istituzione culturale al mondo “tallonata” dalla British Library; sita a Washington ospita letteralmente di tutto e, da sempre, è il luogo dove è custodita la storia degli Stati Uniti. Da quasi un secolo, tra le stanze in stile neoclassico della Libreria del Congresso, ogni Governo degli Stati Uniti, a prescindere dal colore politico, sviluppa il progetto dedicato alla lettura per non vedenti, investendo su di esso anche durante i tempi più duri della Seconda Guerra Mondiale.

Questa straordinaria visione di integrare la lettura anche per i non vedenti è frutto di una legge voluta dalla laboriosa e acuta visione di una rappresentate del Congresso degli Stati Uniti, Ruth Pratt, nata nel 1877 in un piccolo comune del Massachusetts. La Pratt ha rappresentato una sorta di rivoluzione culturale di inizio 1900, fin dai tempi dell’Università ha portato avanti e spesso segnato il passo dei crescenti movimenti per l’emancipazione femminile, adoperandosi in tutti i modi per far ottenere il diritto di voto anche per le donne.

Nei primi anni del 1900 si usava il termine dispregiativo suffragette per indicare le rappresentati del gentil sesso che volevano scendere in politica, per loro la strada nel governo cittadino, anche solo all’interno di un piccolo consiglio comunale, era costellata di enormi problemi sia interni al partito che nella partecipazione popolare, ma Ruth Pratt riuscì ad invertire la rotta. Nel 1929, all’interno del progressista stato di New York e per la prima volta nella storia della città, dalle urne delle elezioni per decidere la composizione del Congresso degli Stati Uniti comparve il nome di una donna eletta per la Camera ovvero quella Ruth Pratt che da “suffragetta” di inizi ‘900 era stata capace di diventare diventare, già dalla fine della Prima Guerra Mondiale, letteralmente il braccio destro del futuro Presidente degli Stati Uniti Edgar Hoover, nonché di entrare nel consiglio comunale della metropoli nel 1925.

Insieme al presidente Hoover alla Casa Bianca la Pratt dovette affrontare, come rappresentante di New York alla Camera, il momento più buio degli Stati Uniti, ovvero quel martedì nero del 29 ottobre 1929 che cambiò la storia della economia americana, momento che le fece l’importanza di investire ed aiutare le fasce più deboli della popolazione.

Cosa accomuna Jackie Kennedy, Thomas Jefferson e Ruth Pratt? La politica, ovviamente, dato ognuno di loro ha rappresentato, a proprio modo, un punto di svolta nella storia statunitense; ma per tutti e tre valeva lo stesso motto, ovvero il bisogno di avere un violino “Made in Cremona”. Jackie ottenne uno Stradivari, Jefferson non si liberò mai del suo Amati mentre la Pratt, che conosceva bene l’importanza di avvicinarsi alla cultura anche grazie alla musica, riuscì ad ottenere un gioiello cremonese in eccellenti condizioni, creato nel 1739, di un altro grande liutaio del XVIII secolo, Carlo Bergonzi.

Il violino, come da specifiche nei documenti di valutazione dello strumento, è arricchito da un manico e testa, opera del 1720, forniti da un altro grande maestro cremonese, Giuseppe Giovanni Battista Guarneri, figlio di Andrea, fatto che rende cremonese al 100% l’oggetto da sempre desiderato da parte della ragazza del Massachusetts.

La Pratt acquistò e ricevette il violino alla fine degli anni ’30, lo strumento rimarrà con lei per sempre fino alla sua morte, avvenuta nel 1965, quando verrà donato alla collezione in forza alla Orchestra Filarmonica di New York città per la quale, anche dopo il suo rivoluzionario mandato alla Camera dei Rappresentanti, la “suffragetta” continuò il suo lavoro impostando il progetto di valorizzazione dei parchi pubblici e lo sviluppo dei collegamenti con le aree più a nord della metropoli. Grazie alla Pratt prende vita un altro magari piccolo ma significativo tributo alla storia cremonese, fortemente voluto da una rivoluzionaria emancipatrice della storia statunitense.

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