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Tamoil, Ravelli: 'Il ricorso in
Cassazione non cambia il fatto
che l'azienda abbia inquinato'

Lettera scritta da Sergio Ravelli

Egregio direttore,

domani la quinta sezione penale della Corte di Cassazione dovrà decidere in ordine al ricorso straordinario presentato dal manager Tamoil, Enrico Gilberti, contro la sentenza di condanna a 3 anni di reclusione per disastro ambientale colposo. Sentenza emessa il 25 settembre 2018 e passata in giudicato.
Trattasi di un ricorso, previsto dall’art. 625 bis del codice di procedura penale, per “errore di fatto” in quanto l’imputato ritiene che ci siano stati degli “errori percettivi”, vale a dire delle sviste, commessi dai giudici della Suprema Corte. Si sta parlando quindi di soli errori di percezione, in quanto il ricorso non può essere fatto per errori di tipo valutativo. Occorre quindi che gli errori in parola, sebbene di tipo percettivo, e non avente pertanto ad oggetto l’attività di giudizio, siano idonei a riflettersi su quest’ultima intaccando la decisione finale.
Lo ribadiamo, si tratta dell’ennesimo tentativo (che non sarà l’ultimo, vista la possibilità di appellarsi anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo) da parte di Tamoil di mettere in discussione un giudizio irrevocabile, già oggetto di tre sentenze che hanno sancito in maniera definitiva, con la verità giudiziaria, una verità storica: la raffineria Tamoil ha inquinato la città di Cremona, provocando un grave disastro ambientale.
Un inquinamento che purtroppo non si è interrotto in questi ultimi anni e che sta causando danni ulteriori alla canottieri Bissolati. Fatti concreti questi e non “percezioni”, che dovrebbero preoccupare e occupare le istituzioni locali, a partire da Arpa Lombardia.

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