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Tamponi inviati negli
Usa: Cremona archivia,
l'inchiesta passa a Brescia

(foto di repertorio)

Il 16 marzo scorso un aereo era partito dalla base militare statunitense di Aviano per atterrare a Memphis. A bordo, un carico di tamponi, acquistati da un’azienda bresciana, la Copan Diagnostics, diretto negli USA. Tre giorni prima, il 13 marzo, era arriva in Procura un esposto in cui si denunciava la mancata requisizione del carico. All’epoca vigeva ancora lo stato di emergenza deliberato dal Governo. A Cremona il fascicolo era finito in archivio perché ritenuto privo di notizie di reato. Ora, però, la Procura di Brescia ha avocato a sé l’inchiesta.

Il procuratore generale Guido Rispoli e il pm Rita Anna Emilia Caccamo, come riportato dall’Agi, infatti, ipotizzano i reati di epidemia colposa, omicidio colposo e lesioni colpose, abuso d’ufficio e omissione di atti d’ufficio e osservano che “il regolamento di esecuzione della UE vincolava per sei settimane l’asportazione di dispositivi di protezione individuale all’autorizzazione (preventiva) delle autorità competente dello Stato membro in cui l’esportatore è stabilito”.

I magistrati bresciani sottolineano anche, come scritto nell’esposto della signora Giovanna Muscetti, che “da evidenze cliniche valorizzate da autorità sanitarie è emerso un collegamento tra mancata esecuzione del tampone e mancato tempestivo accertamento della patologia di Covid e difetto della cura corretta, con possibile derivazione causale dei decessi per polmonite, embolia polmonare, arresto cardiocircolatorio nella nota abnorme misura rilevata nei primi mesi del 2020”.

Trattandosi di “atti e provvedimenti del Presidente del Consiglio e del Ministro competente”, precisano, qualora l’indagine dovesse proseguire si dovrebbe attivare il Tribunale dei Ministri. Nel frattempo, però, il procuratore di Cremona, Roberto Pellicano, ha presentato un reclamo contro l’avocazione alla Cassazione. In attesa di una risposta dalla Suprema Corte, la Procura di Brescia per ora ha ‘congelato’ gli accertamenti.

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