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Oratori, si riparte con bar
e catechesi. Don Arienti:
'E' emergenza educativa'

Il passaggio alla Zona Gialla della Lombardia ha effetto anche su oratori e parrocchie, svuotati a causa delle restrizioni: in particolare sarà ora di nuovo possibile aprire i bar degli oratori, alle condizioni già sperimentate prima dell’ingresso in “zona rossa”: accesso per un numero contingentato di persone (la parrocchia provveda ad indicare con chiarezza all’esterno la capienza massima dei posti a sedere con distanziamento), obbligo di mascherina, igienizzazione delle mani e distanziamento interpersonale, chiusura entro le ore 18.

Appello alla prudenza. Nel frattempo, “anche la catechesi può riprendere secondo le regole già stabilite in precedenza: piccoli gruppi, distanziamento, mascherina, patto di responsabilità coi genitori” spiega don Paolo Arienti, presidente della Federazione Oratori, che apre la riflessione sulla necessità di “richiamare la prudenza che deve accompagnare ogni scelta delle nostre comunità cristiane”. Questo alla luce di iniziative formative “programmate nei giorni di vacanza natalizia”. Insomma, sì a tornare a vedersi, ma sempre nel più scrupoloso rispetto “delle norme igienico-sanitarie”. Un appello, dunque, alle famiglie, perché siano protagoniste in questa fase, in cui la prudenza è ancora la prima delle regole da seguire, e in cui “c’è un’importante fame di socialità”.

Secondo don Arienti, “Nelle parrocchie per ora c’è un orizzonte disomogeneo: c’è chi ha ricominciato la catechesi in presenza prima del lockdown, chi invece ha preferito lavorare online. La cosa certa è che la gente chiede di poter tornare in oratorio, in una voglia di socialità che per preadolescenti e adolescenti ha a che fare con crescita, corporeità, bisogno di amicizie e incontri”.

L’emergenza educativa. E sul tema dell’emergenza educativa la Federazione Oratori ha redatto proprio in queste settimane una lettera aperta al mondo adulto. “per richiamare alla riflessione rispetto al fatto che i ragazzi vanno seguiti con più presenza, in quanto sono coloro che stanno pagando un prezzo altissimo dal punto di vista sociale ed emotivo. A quasi un anno Siamo quasi a un anno da inizio pandemia, hanno perso un sacco di esperienze, che non si possono sostituire con videoconferenze. Percepiamo un desiderio di ritorno a un contatto fisico che si declina nello sport, nel tempo libero, nelle esperienze di volontariato e di aggregazione. Quel mondo, chiamato oratorio, è un metodo educativo che oggi è in sospeso”.

Come ripartire. Guardando al futuro, nella speranza di un ritorno alla normalità, dunque, “le esperienze in presenza saranno sempre da privilegiare rispetto all’online” continua don Paolo, che esorta: “In questo nuovo quadro, serve cura maggiore delle relazioni e soprattutto un investimento più forte da parte del mondo degli adulti rispetto alle emergenze educative. Dobbiamo tornar a ragionare su come approcciarsi al mondo dei ragazzi”.

A questo proposito la Federazione Oratori sta lanciando un percorso formativo sul tema dei media digitali, “non solo per insegnare agli adulti ad approcciarsi a questi sistemi molto utilizzati dai giovani, ma anche per conoscerne le potenzialità dal punto di vista antropologico ed educativo, sull’onda di quella che Barrico, nel libro The Game, definisce la generazione degli immigrati digitali, i 40-50enni di oggi. Dunque questo lanceremo un pacchetto formativo tra gennaio e febbraio, che si articolerà tra lezioni online, lezioni in presenza e auto-formazione”.

“Proviamo a guardarci attorno e a rafforzare la nostra competenza, coltivando il desiderio di tornare a frequentare questi ragazzi” conclude don Paolo. La pandemia sarà davvero finito quando potremo tornare ad abbracciarci. In questo modo tornare alla normalità significherà tornare alle cose importanti di prima, tornando ad apprezzarle davvero per la loro importanza. E’ un’epoca di ricostruzione educativa, perché nel frattempo abbiamo capito quanto sono preziose quelle cose che prima davamo per scontate.

Se si pensa a realtà dove gli oratori erano in crisi, credo che questa esperienza possa essere colpo di grazia od occasione in cui ripensare investimenti e risorse facendo delle scelte di prossimità. Come in ogni crisi, o ci si arrende o si rinasce”.

Laura Bosio

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