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Cremona come Roma: politica
divisa sulle nuove restrizioni
ipotizzate per Natale

Governo diviso sulle possibili modifiche al Dpcm del 3 dicembre che fissa le norme per contenere la diffusione del Covid19 durante il periodo natalizio. Le minoranze hanno buon gioco ad evidenziare le diverse opinioni dei ministri, all’interno di una compagine le cui debolezze stanno emergendo in tutta la loro complessità. E a livello locale? Le autonomie locali hanno ben poco da decidere, devono piuttosto mettere in pratica, non senza difficoltà, le misure decise a Roma. Al momento si sta discutendo ad esempio se richiudere bar e ristoranti nei giorni festivi e prefestivi, facendo tornare tutta Italia zona arancione; o addirittura creare una grande zona rossa in cui anche i negozi al dettaglio, da poco riaperti, dovrebbero richiudere.
Sul dibattito in corso, ecco cosa ne pensano alcuni esponenti politici locali dei diversi schieramenti.

Lapo Pasquetti, capogruppo di Sinistra per Cremona: “Ritengo purtroppo necessarie le ulteriori annunciate misure restrittive durante le festività natalizie, non limitate solo ai giorni del 25 e 31 dicembre e 1 gennaio tenuto conto dell’andamento dei contagi registrato in molte regioni e anche in considerazione dello sperimentato effetto ‘slavina’ che si è manifestato proprio la scorsa domenica non solo nelle grandi città ma anche nei centri come Cremona, di un generalizzato e non controllabile ‘liberi tutti’ che rischia di aggravare pesantemente la situazione di parziale remissione della pandemia, con gravi ripercussioni sulla vita e la salute di molti. L’Italia deve muoversi sulla medesima lunghezza d’onda degli altri Paesi europei se vogliamo ottenere risultati efficaci sul fronte del contrasto alla diffusione della malattia. Purtroppo, noto che ci sia un atteggiamento poco prudente nei cittadini, forse anche esasperati dal peso di un lockdown così lungo. Il Governo tuttavia dovrà agire in maniera molto forte con il rigore ma altrettanto forte sul fronte dei ristori e del sostegno alle famiglie e alle attività in crisi per le chiusure. Non è accettabile che si consentano allenamenti o riaperture perché non si è in grado di sostenere l’economia e le famiglie”.
Luca Burgazzi, segretario cittadino del Pd. “L’allentamento o le maggiori restrizioni delle misure in atto spettano a Governo e Regioni. Quello che secondo me dobbiamo avere è il buon senso di noi cittadini, se c’è all’orizzonte un rischio ulteriore di aggravamento della pandemia e si hanno dei dati, bisogna prendersi la responsabilità di decisioni anche impopolari. Certo bisognerebbe evitare di mandare indicazioni contrastanti, che poi perdono di significato. Per quanto riguarda gli spostamenti tra piccoli comuni, anche nel Pd nazionale era emersa la necessità di allenare la stretta.
Io vedo che a Cremona in questa seconda ondata c’è responsabilità da parte delle persone, la città ha sempre risposto con rigore. Ma in queste condizioni, in cui tanti settori della società sono esasperati, è necessario che le cose vengano spiegate in maniera convincente in modo che la gente capisca le ragioni delle scelte assunte. Franceschini e Boccia sostengono la linea delle norme più stringenti, credo che abbiano elementi per poterlo dire e se i dati indicano che l’emergenza non è passata si agisca di conseguenza”.
Quel che è certo è che per Natale non ci saranno né teatri ne cinema aperti e idem per i musei. “Prima del 15 gennaio – afferma Burgazzi, in veste di assessore alla Cultura – non è possibile alcuna apertura; insieme agli altri assessori e con l’Anci, stiamo interloquendo con il Ministero e giovedì ci incontreremo virtualmente per capire come organizzare la ripresa delle attività dopo il 15 gennaio, per riaprire i luoghi della cultura”.

Sempre dalle parti della maggioranza di Governo parla anche Luca Nolli, portavoce dei M5S in consiglio comunale. “Stiamo vivendo una situazione che è conseguenza delle misure prese 15 giorni fa. L’esperienza ha dimostrato che a una riapertura consegue un aumento di contagi e purtroppo anche di vittime. E’ prevedibile che con le riunioni tra famigliari e amici per Natale poi si ripeta quello che è successo dopo l’estate con una recrudescenza del virus. Sono ovviamente d’accordo con le valutazioni che sta facendo il Governo: le restrizioni sarebbero evitabili se ci fosse maggiore responsabilità. Il passaggio della Lombardia da zona arancione a gialla ha provocato uno sconsiderato aumento di gente che ha circolato senza preoccuparsi degli assembramenti, per questo dico che senza coscienza individuale il Governo sarà costretto a prendere provvedimenti più drastici. Come sta facendo la Germania, dove pure le strutture sanitarie sono messe meglio che in Italia e dove anche i numeri dei contagi sono leggermente migliori.
“Adesso coesistono sia emergenza sanitaria che economica. Purtroppo per far coesistere le diverse, legittime esigenze, occorre la responsabilità individuale. Il problema non è tenere aperti o chiusi il negozio o il bar, il problema è andarci senza affollare gli ambienti, occorre far capire che siamo ancora in emergenza”.

La confusione a livello governativo è quello che notano gli esponenti delle opposizioni. Alessandro Zagni, Lega Nord: “Il governo ha fatto diventare molte regioni zona gialla e ha lanciato l’app IO per spingere i cittadini a recarsi nei negozi a fare acquisti. E poi ora ci si indigna perché le persone hanno fatto shopping creando assembramenti. Ma cosa si aspettavano? A Roma sono in stato confusionale, non hanno la minima idea di cosa fare, hanno opinioni diverse anche tra singoli ministri ed il risultato è che decidono tutto all’ultimo mettendo in difficoltà chi deve lavorare per sopravvivere. Personalmente credo che sia sbagliato creare pattugliamenti da Stato di polizia, ci vuole piuttosto più consapevolezza da parte di tutti, bisogna tenere atteggiamenti più attenti perché comportamenti sbagliati possono far risalire i contagi”. Il capogruppo della Lega in Consiglio è quindi d’accordo a mantenere l’Italia in zona gialla, alla luce delle ultime scelte fatte, agendo sulle responsabilità individuali.
Per Carlo Malvezzi, capogruppo FI, “non si può agire in modo schizofrenico, occorre linearità di comportamento. E’ stato fatto un decreto il 3 dicembre dando alcune indicazioni e ora il Governo deve essere coerente con le scelte che ha fatto, perchè esse impattano sulla salute, ma anche sull’organizzazione delle attività. Chi ha questa importante e grave responsabilità deve agire con coerenza, le decisioni non possono cambiare dopo appena una settimana”. Infatti, insiste Malvezzi, “non stiamo parlando di riflessioni fatte sei mesi fa; ogni provvedimento viene assunto sulla base di elementi forniti dal Cts e quindi bisogna coerentemente rimanere fedeli evitando continui cambi di posizione che disorientano la popolazione e creano danni all’economia. Anche la modalità di comunicazione non deve incutere terrore ma infondere prudenza, non paure. Se oggi il Governo o alcuni suoi ministri stanno pensando di cambiare quanto deciso appena 10 giorni fa, vuol dire che allora i presupposti erano errati. Da una settimana a questa parte non c’è stato un peggioramento significativo dei dati. Vero è che c’è una preoccupazione per gennaio, ma i nostri governanti lo scoprono adesso? Da un lato i cittadini evitino di mettersi in condizioni di rischio; dall’altra parte non ci sia schizofrenia normativa. Sconcertanti i pasticci e il baccano che fa il Governo: ogni ministro dice la sua, per cui l’autorevolezza viene meno”. Quanto alla mobilità tra Comuni nei giorni clou delle feste, occorre un allentamento, con mobilità consenta almeno a livello provinciale.
Marcello Ventura, capogruppo di FdI in Consiglio e membro dell’assemblea nazionale. “Chiudere i ristoranti e i bar? Ma se sono i luoghi più sicuri, dove ti fanno tenere le distanze e ti disinfettano appena entri… Il Governo ha inventato questo cashback per incentivare gli acquisti, e poi però ti dicono che devi chiuderti in casa. La mia opinione, tra l’altro, è che il cashback sia un sistema per tracciare gli acquisti degli italiani e quindi conoscere a fini fiscali le capacità di spesa di ciascuno di noi.
La schizofrenia dei messaggi che arrivano dal Governo è la dimostrazione che le idee sono poco chiare. E’ vero che in Germania hanno deciso il lockdown da domani, ma lì il Governo restituisce il 70-80% di quanto l’operatore economico ha perduto, qui da noi alcuni lavoratori stanno ancora aspettando la prima cassa integrazione.  Assurdo che si pensi a far chiudere alcune attività come bar e ristoranti quando i titolari hanno già effettuato gli ordini per la ripresa. Quanto alla mobilità tra comuni, le regole attuali vanno allentate, anche senza dare una limitazione nei km. che è possibile percorrere. E comunque è stato illogico aver limitato la mobilità tra i Comuni, lasciando aperte attività, visto che queste non potevano essere raggiunte”.

Giuliana Biagi

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