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Protesta il comitato spontaneo
ristoratori: 'Indennizzi? Mai
visto un centesimo' VIDEO

Sono scesi nuovamente in strada gli esercenti cremonesi, baristi e ristoratori, per protestare contro la nuova, possibile chiusura post-festività, che potrebbe far restare la Lombardia in zona arancione, una prospettiva decisamente invisa dalla categoria, già stremata da oltre 130 giorni di chiusura nel 2020.

Gli imprenditori hanno deciso di manifestare davanti alla Prefettura, per portare le proprie istanze, stavolta stendendo in mezzo alla strada un tappeto nero con piatti listati a lutto, per simboleggiare disperazione ma anche rabbia. Tra le rivendicazioni, oltre alla richiesta di uscire dalle incertezze con il continuo balletto delle aperture – chiusure, anche quella relativa ai ristori, decisamente insufficienti e per giunta promessi ma mai arrivati.

La protesta ha preso il via alle 15.30 e successivamente una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto, Danilo Vito Gagliardi, con cui c’era stato già un incontro appena prima di Natale. Lui ha garantito di farsi portavoce delle istanze degli esercenti al Governo.

“Il governo ha l’abitudine di riempirsi la bocca di parole come ‘ristoro’, ‘aiuto’, ‘sostegno’, ma la realtà è che per il momento sono solo proclami vuoti a cui non sono seguiti i fatti” ha commentato Lina Grazioli, co-titolare della trattoria Cerri. “Per questo secondo lockdown e per l’irresponsabile chiusura natalizia ci sono stati promessi 9.000 euro del Fondo Ristorazione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, a fronte di 10.000 di spese sostenute, nonché 2.000 euro di contributo a fondo perduto dalla Regione Lombardia. Ma di questi soldi non abbiamo visto un centesimo”.

“Le banche ci chiamano costantemente e stiamo ormai esaurendo i risparmi che eravamo riiusciti ad accumulare in questi anni di duro lavoro” commenta Beppe Franzosi, della trattoria Bar Sport di Castelverde. “Da inizo anno abbiamo fatto 138 giorni di chiusura, e la situazione non è più sostenibile”.

“Questo mese abbiamo dovuto pagare le tredicesime ai nostri dipendenti, poi ci sono le imposte… ma nelle nostre tasche non arriva nulla” aggiunge Andrea Fontana, del ristorante Il Gabbiano. “Siamo allo stremo, e moltissimi di noi saranno costretti a chiudere i battenti per sempre. Chiediamo solo di poter lavorare”.

Natualmente gli esercenti giudicano insostenibile l’ipotesi di permanenza della Lombardia in zona arancione anche dopo il sette, eventualità che preoccupa tutti, perché non consentirebbe la riapertura neppure nelle ore diurne, senza contare che permane comunque la chiusura serale. Insomma, una situazione che per molti è ormai isostenibile.

Laura Bosio

L’INTERVENTO DI BEPPE FRANZOSI

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