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Vaccino: anche a Cremona
arrivate siringhe non idonee
'Utilizzati dispositivi già in casa'

Nella foto dello scorso 27 dicembre il dott. Andrea Machiavelli riceve in consegna il vaccino (Foto Sessa)

Anche all’ospedale di Cremona, così come in numerosi altri presidi della Lombardia e di altre Regioni, c’è stato l’invio di siringhe non adatte alla preparazione delle dosi del vaccino della Pfizer. Ogni fiala contiene 5 dosi di siero anti-Covid da 0,3 millilitri. Una volta scongelata dal frigo a -70 gradi, la soluzione deve essere diluita, utilizzando una comunissima siringa da 1 ml munita di tacchette per preparare la dose da somministrare. Peccato però che da Roma siano arrivati dispositivi da 3 e 5 ml che servono solo per la diluizione. A confermarlo è il dottor Andrea Machiavelli, responsabile della Farmacia ASST di Cremona, colui che lo scorso 27 dicembre aveva ricevuto in consegna le prime dosi di vaccino. “Con la prima consegna”, ha detto il dottor Machiavelli, “c’erano solo siringhe da 5 ml. E’ stato quindi necessario avvalerci di prodotti alternativi che erano già in nostro possesso nei magazzini”. “Nella seconda fornitura, invece”, ha spiegato il medico, “erano contenute siringhe sia da 3 che da 1 ml, ma in quantità non sufficienti, tanto che abbiamo dovuto ancora avvalerci di dispositivi di cui eravamo già in possesso”. “Da parte nostra”, ha aggiunto il dottor Machiavelli, “abbiamo rispettato la tabella di marcia. Ovviamente c’è da capire che siamo all’inizio di un percorso difficile e che i meccanismi devono ancora essere rotati, ma ora ci aspettiamo che ci arrivino quantitativi sufficienti per poter somministrare il maggior numero di vaccini possibile”. Gli imprevisti sulle siringhe si sono verificati in buona parte della Lombardia, in particolare, oltre a Cremona e a Crema, anche a Varese, Lecco, Gallarate, Legnano, Vimercate, Bergamo, Brescia, Treviglio, Magenta, Vigevano, Pavia, Lodi, Treviglio e Mantova. In tutti questi centri e anche in altre Regioni come ad esempio la Liguria è arrivato circa il 40% degli strumenti per iniettare l’antidoto, circa 8 mila su 20, non adatto.

Sara Pizzorni

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