Cronaca
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Scuola in commissione, Ats: 'In ultime settimane grande crescita varianti'

Un quadro particolarmente critico quello che si delinea nelle scuole del territorio, la cui chiusura, con il passaggio in zona arancione, sarebbe probabilmente stata inevitabile in qualsiasi caso. Emerge da quanto ha detto la dottoressa Laura Rubagotti, referente del Dipartimento di Igiene e Prevenzione di Ats Valpadana nel corso della Commissione Cultura organizzata ad hoc per parlare del tema della scuola.

“Nell’ultimissima settimana è emersa necessità di isolare tantissime classi per la presenza delle varianti, soprattutto quella inglese, che già ci sono in alcune scuole del territorio” spiega la dirigente. “Di qui necessità di provvedere a misure urgenti di isolamento delle classi”.

Anche perchè le varianti prevedono misure di tracciamento diverse e prevedono la messa in quarantena non solo dei contatti stretti ma anche i contatti non stretti. “Abbiamo dovuto organizzare degli screening in maniera, repentina, anche causando malumore nei genitori. Del resto quando c’è sospetto di una variante bisogna agire subito”.

L’ipotesi, secondo Ats, è che “a breve avremo un ulteriore incremento della positività”. La situazione sta creando criticità notevoli a tutti, anche per il gran numero di tamponi che è necessario fare per tracciare le varianti, che impongono di ripetere i tamponi sugli stessi soggetti a distanza di pochi giorni.

A questo proposito, un ulteriore problema potrebbero rappresentarlo i nidi rimasti aperti. “La circolare sulle varianti ci dice che se arriviamo al 30% delle classi isolate bisogna valutare sospensione delle lezioni e al 50% classi isolate si deve disporre la dad per tutti” continua Rubagotti. “Questa situazione, nei piccoli comuni, con plessi a loro volta piccoli, il rischio di arrivare alla chiusura delle strutture sarà molto facile”.

Un secondo problema riguarda le scuole superiori, per le quali la didattica in presenza, come per tutte le altre scuole, “è sospesa fino a metà marzo, in attesa di altre eventuali decisioni future” ha spiegato Fabio Donati dell’Ust di Cremona. In particolare, la decisione presa, in accordo con i dirigenti, “attesa la difficoltà di riorganizzare l’attività laboratoriale, si è deciso di sospenderla fino alla scadenza dell’ordinanza, per vedere come evolve la situazione”.

Altra situazione che ha provocato un certo numero di proteste, la scelta di consentire la didattica in presenza “a studenti disabili e con bisogni educativi speciali, ma anche ai ragazzi con genitori impegnati nella lotta alla pandemia”.

Difficoltà anche sul fronte del trasporto pubblico, come ha spiegato Claudio Cerioli (dell’agenzia per il Trasporto pubblico): “Quanso mercoledì sera è arrivata la notizia di Cremona in zona arancione scuro abbiamo dovuto organizzarci per assestare il cambiamento del servizio da giovedì mattina. Questo ha creato non pochi problemi”.

Il dirigente ha richiamato anche la prescrizione, ben chiara nell’ultima ordinanza, dell’obbligo di salire sui mezzi pubblici solo con mascherine di tipo sanitario. “Il problema è che non siamo nelle condizioni di controllare il fenomeno, in quanto solo le forze dell’ordine possono verificare il mancato rispetto della norma. Per questo ci appelliamo al buon senso delle persone”.

“Condivido il disagio che stiamo vivendo noi e credo anche tutti i dirigenti scolastici, perchè a seguito della diffusione delle varianti ci sono condizioni che rendono rischiosa la scuola per bambini e ragazzi” ha aggiunto l’assessore Maura Ruggeri, che ha evidenziato come in questi momenti duri e difficili “serva la collaborazione di tutti.

Al dibattito sono poi intervenuti anche i veri protagonisti della scuola. Il preside del liceo Anguissola, Flavio Arpini, facendosi portavoce dei colleghi, ha evidenziato come in un periodo così difficile “sono emerse nuove necessità in alcuni studenti”. Come “quella del supporto psicologico”, la cui richiesta “è cresciuta negli ultimi tempi”. Ma da parte del mondo della scuola ci si interroga anche “sulla validità degli strumendi messi in campo con la dad”.

Anche i presidi confermano la popria preoccupazione sul fenomeno della crescita dei contagi, nelle ultime settimane. Una preoccupazione “ingenerata dalle varianti, su due livelli” continua Arpini. “In prima istanza “vorremmo avere certezze in merito alla validità delle linee guida che ci erano state date ancora la scorsa estate, su distanziamento e sulle altre prescrizioni. Ci si chiede infatti se quelle indicazioni siano calzanti anche per le varianti. Ci serve saperlo per capire i criteri di sicurezza che dobbiamo garantire”.

Anche perché, come hanno ammesso anche i rappresentanti della Consulta degli studenti, sia sui mezzi pubblici sia a scuola non sempre i comportamenti sono rigorosi: “A volte ci capita di vedere sui bus ragazzi che si accalcano sul fondo del mezzo” sottolinea il portavoce, Laurentiu Strimbanu. Ma anche in classe “capita che alcuni ragazzi non tengano su la mascherina”. Ma bisogna guardare al futuro: “Ora abbiamo tempo per riorganizzarci, di pensare a rientrare in sicurezza”.

Molto critica la posizione dei genitori di Priorità alla Scuola, come evidenzia la portavoce, Giogia Cipelletti. “Noi genitori siamo molto tristi per questo nuovo stop alla scuola, sebbene siamo consapevoli che la situazione non è rosea”. Tuttavia, “ci chiediamo se questo aumento dei contagi sia solo colpa della scuola. E perché è contro di essa che si punta sempre il dito, quando in zona gialla abbiamo visto comportamenti collettivi decisamente rischiosi.

A distanza di un anno vorremmo sapere cosa è stato fatto affinché le scuole non chiudessero più. Riscontriamo la mancanza di organizzazione di un sistema che ha chiaramente grosse difficoltà. I trasporti andavano riorganizzati a maggio dello scorso anno. E il sistema era già al collasso prima della pandemia.

Altra perplessità in merito a questa nuova chiusura riguarda il fatto che “i dirigenti scolastici debbano decidere chi ammettere a scuola e chi no. Mi sembra il fallimento del welfare”.

Corale la posizione dei consiglieri comunali intervenuti, che hanno condiviso la necessità di “lavorare insieme” e di “portare avanti un’azione a livello individuale” per cercare di affrontare una situazione tanto difficile e pesante.

Laura Bosio

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