Lettere
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Tutela della maternità,
alcune importanti
riflessioni

da Franca Zucchetti, Stella Bellini, Daniele Villani, Francesca Fulco, Paola Ruggeri, Roberto Poli - consiglieri comunali Pd

Data la recente ricorrenza della Festa dell’8 marzo, che ha aperto un periodo dedicato  ad una serie di iniziative  finalizzate a richiamare l’attenzione sui Diritti delle Donne e considerata la concomitanza della presenza nell’o.d.g.  del prossimo Consiglio delle due mozioni  “Misure a sostegno della natalità, della maternità  e della famiglia nel Comune di Cremona” e “Sostegno alla vita nascente”, proponiamo alcune riflessioni sul tema.

Innanzitutto, mercoledì 17 febbraio, davanti all’ingresso dell’Ospedale  Maggiore di Cremona, è avvenuta una manifestazione, promossa dall’associazione Ora et Labora, in Difesa della Vita, in forma di un sit-in di “Preghiera per la vita” come “momento di testimonianza e sensibilizzazione per tenere desta l’attenzione sul dramma dell’aborto diffuso e legalizzato”.

La data dell’iniziativa cadeva proprio nel mercoledì,  giorno dedicato agli interventi e avveniva appunto all’ingresso dell’ospedale, dove hanno accesso gli utenti e gli operatori sanitari.

L’ Associazione rivendicava “un momento di preghiera per le donne, per le mamme tentate dall’aborto, per i medici, per i politici, per i mass-media affnchè l’amore materno (… donasse) a tutti il necessario discernimento sulla terribile e abominevole pratica dell’aborto”.

Noi esprimiamo ,pur  nel doveroso riconoscimento della legittimità della libera manifestazione del pensiero, cui tutti hanno diritto, una viva  e concorde contrarietà  per l’uso di un linguaggio, che umilia la dignità della donna, colpevolizza una scelta sofferta e drammatica ed è lesiva del diritto dei sanitari (che già agiscono in un contesto complesso e doloroso) ad operare secondo norme sancite da una legge dello Stato (194/78).

Una legge che, nell’art.1, recita: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana al suo inizio” e chiarisce che “Lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziativa necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite e che, nell’art.2, afferma che ” i Consultori Familiari, istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n.405,  assistono la donna in stato di gravidanza …”, fermo restando che l’obiettivo  principale della stessa è quello diridurre a zero il numero delle interruzioni di gravidanza. 

Condividendo l’importanza di un  tema universalmente fondamentale, quale quello della vita, si denuncia, al tempo stesso, una carente applicazione della legge 194/78, che rischia il ritorno a pratiche abortive incivili (per la presenza di troppi obiettori, per gli ostacoli relativi all’uso del metodo farmacologico per l’IVG, per la carenza e l’inadeguato funzionamento dei Consultori Familiari). E appare del tutto strumentale l’affermazione, tutta da dimostrare, che la recente registrata diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza sia da imputarsi  “all’incremento dell’uso della c.d. contraccezione di emergenza”.

 Così come, riguardo alla proposta di un intervento economico straordinario”, rivolto a Sindaco e Giunta, a favore delle donne in possesso di un documento di richiesta  di IVG, subordinato alla disponibilità della richiedente ad aderire ad un progetto sociale individualizzato si ravvisa, a nostra sensibilità, un ennesimo malcelato attacco alla dignità delle donne.

In conclusione, riteniamo che, se si ha cura della tutela della vita e della maternità, al di là di ogni retorica di comodo, è sicuramente più utile tener vivo il dialogo con la Regione Lombardia, affinchè le strutture e i servizi presenti sul territorio e istituiti per legge a tutela della salute fisica e psichica delle donne siano effettivamente operanti e a verificare che, nei reparti ospedalieri, vi sia un’equa percentuale di medici e di sanitari non obiettori (come avviene ad es. nella Regione Lazio); promuovere un’informazione adeguata per i cittadini, relativamente all’esistenza  ed al funzionamento di servizi e strutture del territorio, finalizzati ad aiutare donne e famiglie nella soluzione dei problemi relativi alla genitorialità; farsi portavoce, in un’ottica di autentica prevenzione, presso il Governo ed in specie presso il Ministero della Pubblica Istruzione, data l’importanza del tema, dell’esigenza di introdurre, nei Programmi delle scuole,  apprendimenti relativi all’educazione sessuo-affettiva (data la pressoché totale assenza della stessa), nonché di favorire  iniziative adeguate presso le varie agenzie educative del territorio, fattori ritenuti indispensabili ai fini di uno sviluppo civile della nostra società; e, infine, di chiedere a Governo e Regione Lombardia di tornare ad investire nelle strutture come i Consultori Familiari, senza i quali l’obiettivo della 194/78, ridurre a zero il numero delle interruzioni di gravidanza, non potrà mai essere raggiunto.

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