Chiesa
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La comunità di Sant’Ambrogio ha
accolto domenica don Paolo Arienti:

Con una messa celebrata dal vescovo Napolioni, si è tenuta nella mattinata di domenica 12 settembre, la cerimonia di  insediamento di don Paolo Arienti come parroco di Sant’Ambrogio e come moderatore della erigenda unità pastorale “Don Primo Mazzolari”, che coinvolge le parrocchie di Migliaro, Boschetto e San Giuseppe nel quartiere Cambonino.

“Un pensiero di gratitudine, la condivisione di una consapevolezza, una richiesta di aiuto”: questi i tre primi indirizzi proposti da don Paolo Arienti nel suo saluto alla comunità, come si legge sul sito della Diocesi.

Un’accoglienza molto calorosa da parte della comunità: il primo saluto al nuovo parroco è arrivato sul sagrato della chiesa a nome della comunità civile della città e del quartiere. A pronunciarlo l’assessore Barbara Manfredini, che ha confermato la disponibilità da parte della amministrazione comunale “al confronto e alla collaborazione e a lavorare insieme per unire e per il bene comune”.

Subito dopo l’ingresso nella chiesa per la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo e concelebrata dal vicario don Andrea Barbieri, dal parroco di Migliaro e Boschetto don Maurizio Ghilardi, don Claudio Rubagotti e don Francesco Fontana, che succede proprio a don Arienti alla guida di Ufficio di Pastorale Giovanile e Federazione Oratori Cremonesi, e aperta, dopo il canto iniziale intonato dalla corale parrocchiale e il saluto del vescovo, dalla lettura del decreto di nomina, data alla comunità dal vicario don Andrea Barbieri.

Al termine dei riti di ingresso è stata poi una rappresentante della comunità parrocchiale, Chiara Ghezzi, a dare il benvenuto a don Paolo con la lettura di un messaggio di saluto.

Molto sentita l’omelia del Vescovo, che nella sua riflessione non ha fatto mancare il suo ringraziamento a don Paolo per il servizio svolto in dieci anni di attività nella Pastorale giovanile diocesana e in Focr, richiamando alla presenza visibile di collaboratori e volontari in casacca gialla nell’assemblea.

Don Paolo ha ringraziato chi gli è stato vicino in questo percorso, e ha poi rivolto un pensiero alla vita delle comunità nel tempo attuale: “Comunità sempre più piccole – ha commentato – che a volte si consumano nel senso di colpa e sono tentate dalla chiusura in prassi religiose di difesa e autoconservazione”, che sfociano “in certe battaglie ideologiche che non vedono attorno a sé se non nemici da combattere”. Ma in gioco – ha proseguito – “non c’è il successo di un’iniziativa: conta la tessitura del bene, il “fare bene il bene”. Proviamo dunque noi per prime a “respirare”, a non morire in riti vuoti, di maniera: ci attendono lo sterminato campo della carità fraterna, la sfida educativa, l’adesione a una speranza che libera tutti, in particolare per chi è ultimo”.

Infine una richiesta “di aiuto e sostegno reciproco” a tutte le componenti della parrocchia: “Non preoccupiamoci solo del nostro andare in chiesa, ma di essere Chiesa”.

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