Cronaca
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Tre morti in A21, autista alla guida
da giorni. Assolto datore di lavoro

La Corte d’Appello di Brescia ha confermato la sentenza di assoluzione emessa nel febbraio del 2019 dal tribunale di Cremona nei confronti di Federico Bologna, legale rappresentante della Sts srl (Società di trasporti e logistica) di Sarzana, accusato di concorso in omicidio colposo plurimo per la morte di Alfredo Fioravanti, 50enne di Avenza, in provincia di Massa Carrara, il camionista che il 22 luglio del 2015 in A21, a poche centinaia di metri dal casello di Cremona, causò il tamponamento nel quale, oltre a se stesso, rimasero uccise altre due persone: Michela D’Annunzio, 36 anni, maestra di Leno, in provincia di Brescia, e Maria Grazia Tomasini, 42 anni, che viaggiavano come passeggere su una delle auto tamponate. Esclusa anche la responsabilità della società Sts, accusata a sua volta di “non aver predisposto modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi”. Per Bologna, in primo grado, il pm aveva chiesto una pena di sei anni: per la procura, l’imputato aveva violato le norme in materia di riposi, pause e durata della guida a tutela dei lavoratori addetti all’autotrasporto di cose o persone. Nel processo, parti civili erano i familiari del camionista, la vedova e i due figli, e l’Inps.

Secondo la polizia stradale, che all’epoca aveva effettuato i rilievi, Alfredo Fioravanti guidava da tre giorni: il cronotachigrafo del mezzo, manomesso, aveva distorto i dati sulle ore di guida e di fermo obbligatorio dell’autotrasportatore, che quel giorno era piombato addosso ad altri mezzi fermi per un rallentamento a causa di un cantiere. Gli agenti avevano ricostruito per filo e per segno, grazie ai percorsi, alle celle telefoniche, ai transiti autostradali e alle bolle di consegna nelle aziende, i tre giorni del conducente del mezzo di Sarzana prima dell’incidente. Poteva, Fioravanti, essere stato tradito da un colpo di sonno dopo aver guidato senza riposo per tre giorni consecutivi?. Nel processo non si è stati in grado di accertarlo oltre ogni ragionevole dubbio. Secondo la difesa dell’imputato, non è stato dimostrato il nesso di causalità tra l’incidente e il motivo per il quale Fioravanti aveva perso il controllo del mezzo. E’ stato un malore dovuto alla stanchezza per la mancanza di sonno o è stata magari una semplice distrazione del camionista?. Nessuno è stato in grado di dirlo, nemmeno l’autopsia, tra l’altro eseguita tredici giorni dopo l’incidente.

Da parte del datore di lavoro, inoltre, per la difesa, “non c’è stata alcuna schiavizzazione, nè un superlavoro. Le commesse comunicate al lavoratore, così come ricostruito in modo scientifico dal consulente di parte, rientravano negli orari di lavoro previsti dalla legge e il giorno prima dell’incidente Fioravanti aveva lavorato sei ore. Mancano elementi per affermare che il datore di lavoro abbia dato al camionista dei viaggi non compatibili al limite del previsto orario di guida e di riposo”.

Sara Pizzorni

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