Profughi ucraini accolti a Cremona:
"Siamo scappati per i nostri figli"
Tre donne adulte, due ragazze e tre bambini piccoli. I volti un po’ spauriti, qualche lacrima, ma anche tanta determinazione nel cuore: questo uno dei primi gruppi di profughi ucraini arrivati a Cremona in questi giorni, e ospitati grazie al lavoro coordinato dell’unità pastorale Don Primo Mazzolari (che comprende le parrocchie di S. Ambrogio, S. Maria Assunta (Boschetto), S. Maria Nascente (Migliaro) e San Giuseppe (Cambonino). Ad accoglierle i parroci don Paolo, don Maurizio e don Alberto.
Un incubo iniziato due settimane fa, improvvisamente, nel cuore della notte, come racconta Veronika, 40 anni, che in Ucraina lavora come direttrice di un’agenzia immobiliare. “Il 24 febbraio, alle 4 di mattina, sono scattate le sirene. Un rumore fortissimo, ci siamo spaventati molto. I bambini piangevano. In quel momento abbiamo capito che era iniziata la guerra”.
Di qui la decisione di partire, di mettersi in salvo, e soprattutto di portare al sicuro i bambini. “In un primo momento volevamo restare tutti là, poi abbiamo visto quanto stava accadendo intorno a noi: tutto iniziava a bruciare” racconta la donna. “Sentivamo notizie di bambini che stavano morendo e i nostri figli piangevano spaventati. Così abbiamo trovato il coraggio per andare via”.
Un viaggio lungo e travagliato, quello per arrivare in Italia. “Siamo stati in dogana 14 ore, e con i bambini non è semplice. Fa freddo, loro piangono. C’era pieno di gente, molte donne con le carrozzine. Ognuno doveva capire quale sarebbe stata la propria destinazione. Noi avevamo parenti in Italia, a Cremona, così abbiamo scelto di venire qui”.
Una fuga precipitosa, giusto il tempo di fare qualche bagaglio, e l’incertezza nel cuore: “Ci vuole coraggio per lasciare la propria casa, che si è costruita con fatica e sudore” dice Veronika. “Ci vuole coraggio per chiudere tutto senza sapere quando si potrà tornare. E questo coraggio ce lo hanno dato i nostri bambini”. Ma anche una certezza nel cuore: tornare a casa, appena sarà possibile.
Veronika, che ci vuole mettere la faccia e la voce, fa anche un appello alle donne russe: “Mamme della russia, fermate la guerra, perchè ci sono tanti ragazzi morti, sia ucraini sia russi. Bisogna fermare subito questo massacro”.
Gli otto profughi sono arrivati a Cremona nella serata di domenica, e per i parroci il lavoro è stato molto: “La disponibilità è grandissima, per fare sentire almeno un pochino di calore umano a queste persone” ha spiegato don Paolo. “La barriera linguistica e la differenza di tradizioni e usi possono essere un problema, ma le notizie che ci arrivano dall’Ucraina ci spingono ad aprire il cuore.
Siamo testimoni di quanto sia forte il coinvolgimento delle nostre comunità. E’ un piccolo segno. Arriveranno sicuramente tanti profughi e ogni territorio è chiamato a fare quel che può, mettendo a disposizione mon solo il cuore ma anche la testa, l’intelligenza e la concretezza di un aiuto” conclude don Paolo.
Laura Bosio