Cronaca
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Ucraina, olio di semi contingentato
anche nei supermercati cremonesi

Anche nei supermercati cremonesi arriva la limitazione all’acquisto di alcuni generi alimentari che potrebbero presto scarseggiare a causa della guerra in Ucraina e in particolare ai blocchi navali sul mar Nero, da cui proviene gran parte degli oli di semi di girasole. Le difficoltà di approvvigionamento hanno indotto tutte le catene della grande distribuzione a porre un limite all’acquisto di questi prodotti. Solo due bottiglie al massimo per nucleo famigliare al Conad di Via Ciria; si sale un po’, e si arriva a quattro, al Rossetto di via Fiamme Gialle.

“Più che altro – come spiega Massimo Zanibon, direttore del Rossetto –  è un modo per prevenire l’eventuale scarsità delle scorte. Ne abbiamo ancora in magazzino, ma per evitare che, con il prolungarsi della guerra possano esserci difficoltà, abbiamo deciso di limitare l’acquisto. Va da sé che c’è tolleranza sui quantitativi, se si tratta di una o due confezioni in più”.

Dunque il problema non è nell’immediato ma di prospettiva: “Il problema non è tanto nei magazzini, dove abbiamo ancora molte scorte anche per le politiche di acquisto aziendali, quanto sugli scaffali: facciamo turni notturni per riempirli, ma anche così facendo in questo periodo non bastano”. “Abbiamo visto alcuni carrelli riempirsi in maniera anomala negli ultimi giorni, ma al momento non è nulla di paragonabile a quanto succedeva due anni fa, durante il lockdown quando era sorta una vera psicosi”.

Al Conad questa mattina si vedeva qualche scaffale vuoto nella corsia della pasta e della farina: sia per quest’ultima che per  tutti i tipi di oli di semi il limite all’acquisto è di due confezioni al massimo. “Se in questo momento ordinassimo un bancale non ce lo consegnerebbero”, afferma la direttrice del negozio. Negli ultimi giorni erano stati notati i primi segnali di una corsa all’accaparramento, non tanto da parte di nuclei famigliari quanto di gestori di friggitorie: “Abbiamo deciso di contingentare gli acquisti per evitare che poi la clientela famigliare si ritrovasse senza”, spiega ancora. Non ci sono limitazione invece al momento, per quanto riguarda pasta e farine.

Ma alla base di queste scelte c’è anche l’ombra della possibile speculazione: chi compra ingenti quantitativi potrebbe poi rivenderli a prezzi maggiorati in nero, come accade nei periodi di contingentamento. gbiagi

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