Cronaca

Il problema alimentare tra pandemia,
cambiamenti climatici e guerre

La Fao ha messo a fuoco il problema nel suo rapporto 2022 “Thinking about the future of food safety: a foresight report”. Il documento analizza la questione alimentare a livello planetario guardando all'obiettivo di diminuire la fame nel mondo

I cambiamenti climatici, le crisi sanitarie ricorrenti, come ci ha ricordato la pandemia da Covid 19, e le guerre – pare che ce ne siano circa 350 in corso sul nostro pianeta (quella in Ucraina ce lo ha solo evidenziato drammaticamente) – spingono a considerare con attenzione la questione alimentare e del cibo in termini di sicurezza alimentare, cioè l’accessibilità al cibo da parte di tutta la popolazione mondiale e la salubrità alimentare, vale a dire la sua edibilità e qualità.

Ci ha pensato la Fao che ha messo a fuoco il problema nel suo rapporto 2022 “Thinking about the future of food safety: a foresight report”. Il documento analizza la questione alimentare a livello planetario guardando all’obiettivo di diminuire la fame nel mondo. Secondo l’Onu, sono ben 800 milioni le persone nel mondo che non dispongono di cibo a sufficienza. Inoltre, vi sarebbero circa 200 milioni di bambini nel mondo con problemi di crescita insufficiente a causa della carenza di cibo.

La Fao nel suo rapporto pone l’attenzione su otto grandi temi sui quali lavorare ed indirizzare gli obiettivi della nostra società per risolvere o quanto meno ridurre il problema. Sono: il cambiamento climatico, le abitudini dei consumatori, gli alimenti e le tecniche per la loro produzione, l’agricoltura urbana, lo sviluppo dell’economia circolare, il microbioma, le innovazioni tecnologiche e la lotta alle frodi alimentari.

Gli otto punti sono di carattere generale ed evidentemente non possono riguardare contemporaneamente tutti i continenti, vuoi per tradizioni, per cultura, che peraltro in un mondo globalizzato si possono gradualmente modificare, ma principalmente per questioni agro-ambientali e di risorse, mezzi tecnici e tecnologici da impiegare per la produzione agricola.

La conseguenza è che per orientare i prossimi passi verso un futuro alimentare migliore, inteso come sicurezza e disponibilità di cibo, le diverse aree del pianeta dovranno individuare delle priorità su cui operare, tranne, forse per contrasto al cambiamento climatico che sembra essere una priorità assoluta visto che ha avuto un impatto sull’80% della superficie terrestre, in particolare con le emissioni di metano.

Il cambiamento climatico con l’innalzamento della temperatura ha conseguenze dirette sulla disponibilità alimentare a causa della diminuzione dell’acqua disponibile ad usi irrigui insieme ad aumenti di fenomeni fisiologici delle coltivazioni, ad esempio la traspirazione, e ad una modificazione degli areali di coltivazione. Per questo occorre un approccio integrato e globale per un adattamento delle coltivazioni e delle tecniche agronomiche di tipo globale con il coinvolgimento di tutte le discipline scientifiche interessate, e particolarmente delle nuove tecnologie.

Nei paesi occidentali assumono un ruolo fondamentale i comportamenti dei consumatori che riguardano in modo significativo anche la lotta allo spreco alimentare. Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, è determinante una informazione corretta sulla durabilità delle confezioni del cibo con una precisa indicazione sulla sua scadenza. I consumatori si devono abituare per contro ad un consumo e ad acquisti responsabili, non comprare più cibo di quanto se ne possa consumare in tempi brevi.

Diverso è il discorso dello spreco alimentare nei paesi poveri o emergenti dove, sempre secondo l’Agenzia europea della sicurezza alimentare, il 14% delle produzioni agricole viene perso prima di trasformarsi in cibo a causa di mezzi tecnici inadeguati. Tra i cambiamenti in atto nei comportamenti dei consumatori, sempre nei paesi occidentali, comincia ad assumere un certo peso la tendenza a sostituire le proteine di origine animale con quelle di origine vegetale. Tendenza peraltro sostenuta da imponenti investimenti finanziari ma anche da movimenti sociali e di tendenza di opinioni contrari all’allevamento di animali.

Se è vero che in questo modo si possono ridurre le emissioni di metano è altrettanto vero che la produzione di cibi elaborati a partire da proteine vegetali richiede un forte incremento dei consumi energetici.

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