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44mila euro per risarcire Bresciani
Centrodestra: "Responsabilità politiche"

Il caso del demansionamento di Enrico Bresciani, già dirigente a tempo determinato del Comune di Cremona, ha tenuto banco in commissione Bilancio, per l’approvazione del prelievo dal Fondo di riserva per far fronte al debito fuori bilancio, a seguito della sentenza del giudice del lavoro che ha condannato il Comune al pagamento di 44mila euro tra risarcimento e oneri vari.

Una questione tecnica che ha dato luogo a una scia di polemiche per la richiesta prima di Alessandro Fanti (Lega), poi di Maria Vittoria Ceraso (Viva Cremona), Pietro Burgazzi (Misto) e Carlo Malvezzi (Forza Italia) di approfondire i motivi per cui il comune non ha presentato appello e di individuare le eventuali responsabilità politiche del ridimensionamento di incarico per l’ex dirigente. Ceraso ha avanzato anche l’ipotesi di un interessamento della Corte dei Conti per valutare un eventuale danno erariale; Burgazzi ha rimarcato che “se c’è un esborso a carico della cittadinanza bisogna sapere chi è il responsabile”.

Malvezzi ha chiesto che il testo della sentenza di condanna venga distribuita a tutti i consiglieri, in vista del passaggio in Consiglio: ma ci sono profili di riservatezza legate alle conseguenze lamentate da Bresciani a seguito del declassamento.

“Avevo già preparato l’atto per l’appello”, ha risposto a un certo punto Enrico Cistriani, l’avvocato del Comune, “esistevano spiragli di contestazione, ma la verità sostanziale è spesso diversa da quella processuale. Il Comune aveva cercato di andare incontro al dipendente affidandogli mansioni consone, ma il problema vero è che lui era amareggiato”. E l’appello alla fine non fu fatto anche perchè non c’erano appigli formali: l’accettazione da parte di Bresciani della nuova mansione, inferiore alle sue qualifiche, non era avvenuta davanti a un rappresentante sindacale, ma mediante accordo con il funzionario che ha poi firmato la determina di assegnazione. “Lo stesso funzionario che poi ci è poi rimasto male quando, cinque anni dopo, Bresciani ha presentato il ricorso”.

Quanto a un ricorso alla Corte dei Conti e alla rivalsa del Comune sul dipendente che ha firmato l’atto, “non esistevano i presupposti, in quanto mi sento di escludere i requisiti di dolo o colpa grave”, ha spiegato il legale.

Per la minoranza resta il problema di un esborso considerevole a carico della collettività per una decisione poi rivelatasi inappropriata, secondo quando deciso dal giudice del lavoro. Malvezzi: “Nella sentenza non c’è solo il tema del mancato rinnovo dell’incarico fiduciario, c’è stato un forte ridimensionamento rispetto alle mansioni precedenti. Il Comune aveva fatto fare corsi specifici al dipendente, ma una volta demansionato quest’ultimo, ha dovuto ricorrere a professionalità esterne. E’ una questione anche politica, non solo tecnica, se il Comune non ha fatto ricorso in appello è perchè le prove sono schiaccianti, ci sono testimonianze, mai confutate”. Implicazioni politiche sottolineate anche da Ceraso: “Sono stata assessore al personale, so che quando ci sono questioni di questo tipo l’assessore viene coinvolto”.

Il prelievo dal fondo di riserva è stato alla fine approvato, con il voto contrario Malvezzi e Fanti e l’astensione degli altri componenti di minoranza. gbiagi

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