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Pizzetti: "Nuovo ospedale funzionale
al Dea, uniti se no vince Mantova"

Cremona rischia di perdere il treno dei finanziamenti, anche in tema di sanità, se il territorio non si mostra unito. E’ emerso ieri nell’assembla dei sindaci del distretto cremonese, indetta presso l’aula magna dell’ospedale dall’Azienda Sociale del Cremonese, alla presenza di solo alcuni dei 48 primi cittadini invitati, di medici e di politici locali.

Tra loro il deputato Luciano Pizzetti, Pd: “L’incontro di ieri, anche se tardivo, è stato importante perchè ha rimarcato che la costruzione del nuovo ospedale servirà anche per ottenere un DEA di secondo livello. Non si tratta di una sigla, ma di una serie di servizi migliorativi dell’attuale dipartimento di emergenza e accettazione, un’occasione per aumentare la qualità dell’offerta di salute ed essere un punto di riferimento non solo locale.
E poi la cosa che è emersa con sufficiente chiarezza, è stata la la condivisione dei sindaci, ce n’erano diversi, a testimonianza che il tema non riguarda solo Cremona.
Mi sarei aspettato polemiche, invece mi è parso finalmente un incontro in cui si è condivisa la necessità di marciare uniti. Numeri alla mano, è stata smentita anche questa fola che l’ospedale di Cremona sia di serie B, d’altra parte fa parte della sanità lombarda che, comunque la si giudichi, è molto più rilevante di altre.

“Al netto di tutte le cose che non funzionano nella sanità lombarda, a partire dal rapporto con il territorio, anche l’ospedale è fondamentale per ricostruire questo legame, l’investimento è poderoso e non deve essere confuso con la riorganizzazione dei reparti”.

“Sulla vicenda di Area Donna, io non sono per snobbarla: quando vengono tolte determinate condizioni di accoglienza a persone malate, una riorganizzazione va fatta per far sì che le donne che vanno lì si trovino nella condizione migliore. Ma questo non ha a che fare con la dinamica della cura né con il nuovo ospedale”.

Tornando al Dea, anche l’ospedale di Mantova lo vuole.

“Questo è un punto nevralgico: il problema è che questo territorio non è consapevole della forza che ha ed è costantemente diviso. Il punto a favore di Mantova è che ha una popolazione più elevata e tutti si riconoscono nel capoluogo, che ha una sola Asst, mentre Cremona, provincia allungata, ne ha due, una nel capoluogo e una a Crema.
Mantova può camminare sul piano, Cremona deve scalare l’Everest. Detto questo però, se dobbiamo pensare a un Dea che risponda ai bisogni della bassa Lombardia, allora Cremona è baricentrica rispetto a Mantova e Lodi e questo è un punto a favore.

L’azienda sanitaria di Cremona è la metà di quella mantovana. Il nuovo ospedale serve ad avere più qualità nella sanità, e anche a risultare più appetibile per l’arrivo di medici, la cui carenza non è un problema solo cremonese ma nazionale, frutto di decisioni sbagliate degli ultimi 15 anni, a cui il Governo sta ponendo rimedio.

Per aumentare l’appetibilità occorre innalzare la qualità dell’offerta; investimenti, tecnologia, offerta, questo è importante che avvenga nel nuovo ospedale. E nel frattempo, nell’attuale ospedale è giusto investire non sui muri ma sulle tecnologie”.

L’incontro di ieri non ha fatto chiarezza sulla seconda Casa di Comunità prevista nell’ex Inam di Viale Trento e Trieste.

“Lì servono risorse aggiuntive, il Pnrr ti dà l’opportunità di 1 milione e mezzo su immobili di proprietà. Ora come ora tutte le risorse pubbliche statali, regionali e del Pnrr su Trento e Trieste ad ora non ci sono. Ma siccome è un punto significativo, si sta lavorando per trovare queste risorse”.

E qui scatta un discorso più generale.

“In questi anni, tra Regione, Stato, investimenti privati, sulla città sono arrivati tanti di quei soldi che non abbiamo mai avuto, invece siamo ancora qui al piagnisteo.
Il rischio è che tra aumento dei prezzi e revisione del Pnrr, non vorrei che alla fine ci fosse una riduzione reale del disponibile e che a rimetterci siano i territori più litigiosi. Stiamo scherzando col fuoco. Siamo sempre a piangerci addosso e non vediamo le grandi cose che il territorio genera e produce. La critica è fondamentale, pretendere che si facia sempre meglio è necessario, ma non vedere mai le cose positive è deleterio”. gbiagi

 

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