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Il Cossiga di Bellocchio non è l’uomo descritto dai testimoni più vicini

(Adnkronos) – Sta facendo discutere ‘Esterno notte’, la mini serie in tre puntate firmata da Marco Bellocchio, che rivisita il rapimento e l’uccisione per mano delle Br di Aldo Moro. Lo fa soprattutto dando una luce nuova, diversa, alle persone coinvolte. Emergono ritratti che si allontanano dal profilo pubblico, istituzionale, per andare a indagare una dimensione più intima, privata.  

La domanda che ricorre, e che chi ha visto il lavoro non può che porsi, è se i personaggi, Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Paolo VI, i brigatisti, lo stesso Aldo Moro siano stati davvero così come li racconta Bellocchio. Per ognuno di loro andrebbero misurate le testimonianze dirette, la ricostruzione della storia e la quota della libera interpretazione artistica.  

Tra le figure più significative del lavoro del cineasta, quella dell’ex Capo dello Stato Cossiga, ai tempi dei fatti narrati ministro dell’Interno. I tratti individuati da Bellocchio sono in questo caso per diversi aspetti lontani dai ricordi raccolti nel libro ‘Francesco Cossiga – Una vita per la patria’, in cui emerge il profilo dell’uomo Cossiga, secondo le persone che sono state a lui più vicine. Momenti in cui “l’immagine dell’amico cancellava quella del politico e dello statista”. Si ricordano anche nel libro “i giorni tormentati del rapimento di Aldo Moro” ma si legano anche “l’immagine del padre di famglia premuroso”, lontana dal Cossiga solo e lontano dagli affetti della famiglia che descrive ‘Esterno notte’.  

Bellocchio si sofferma sulla solitudine. Il libro curato da Andrea da Passano contribuisce a restituire i tratti umani, personali e familiari, dell’uomo Cossiga che non si possono omettere quando si parla del Cossiga politico e statista.  

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