Cronaca
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Melega, truffe: in aula gli acquirenti
raggirati arrivati da tutta Italia

Nuovi testimoni del pm sono stati chiamati oggi a riferire al processo nei confronti di Marco Melega, 50 anni, residente a Padenghe sul Garda, l’imprenditore cremonese accusato di  associazione a delinquere finalizzata alle truffe online, frode fiscale, riciclaggio e bancarotta fraudolenta.

L’imputato, avvalendosi di diversi prestanome e società “cartiere”, avrebbe messo in piedi un meccanismo finalizzato a riciclare a proprio vantaggio il denaro illecitamente accumulato attraverso le truffe online. Le fasi prevedevano la costituzione di società intestate a prestanomi, pubblicizzate su emittenti televisive e radiofoniche di rilievo nazionale e che vendevano a prezzi concorrenziali, attraverso siti di e-commerce, prodotti di vario genere, come vini pregiati, buoni carburante, prodotti elettronici.

Oggi in aula sono sfilati i numerosissimi acquirenti che avevano comprato online da “Sottocosto”, sito agganciato alla Promotional Trade, società riconducibile a Melega, senza mai ricevere nè la merce, nè il rimborso. I testimoni beffati che a suo tempo avevano sporto denuncia sono arrivati da ogni parte d’Italia: Montopoli in Val d’Arno, in provincia di Pisa, Pontassieve, comune fiorentino, Soleto, in provincia di Lecce, Bergamo, Milano, Padova, Portogruaro, comune veneziano, Valle Versa, in provincia di Asti, Modena, Monza Brianza, Rieti, Genova, Belluno, oltre che acquirenti di Cremona e provincia.

C’è chi aveva ordinato carburante per 60.000 euro e chi 40.000 di vino. Tutti beffati, tranne pochi che erano riusciti a farsi rimborsare. Tra gli acquirenti ci sono privati e legali rappresentati di società, e c’è anche un finanziere: Paolo, ad esempio, su “Sottocosto” aveva ordinato per la sua ditta componenti di elettronica e computer . “Siamo stati ingannati da una grande campagna pubblicitaria su ‘Il Sole 24 Ore'”, ha detto il testimone, che aveva pagato tramite bonifico 2.480 euro. “Quando la merce non arrivava ho mandato tantissime mai e fatto solleciti, ma nessuno rispondeva più. E’ stata una truffa bella e buona”. Paolo sporgerà querela nel gennaio del 2019. Testimonianze “fotocopia”, quelle degli altri acquirenti, invogliati a comprare dalla pubblicità mandata in onda su Radio 24 e da prezzi “interessanti”. “Radio 24 l’ascolto sempre”, ha raccontato Renzo, che sul sito aveva comprato tre bottiglie di vino per 1.200 euro. “Pensavo fosse una cosa sicura”. “Quando ho visto che l’acquisto non arrivava”, ha detto Nicola, un altro testimone, “sono spariti dalla circolazione e ho capito che era una fregatura”. “Mi sono sentito un pollo”, ha detto invece Alberto, che non ha mai ricevuto i due telefonini e la stampante che aveva acquistato.

Le vendite erano riservate a titolari di partita Iva e prevedevano un acquisto minimo non inferiore a mille euro, la metà del quale doveva essere versato tramite bonifico al momento dell’ordine, e la restante parte al momento della spedizione. In realtà le società non erano in possesso di alcun prodotto destinato alla vendita, e quindi nulla era mai stato inviato, nonostante le reiterate lamentele e querele per truffa presentate dai clienti. Dopo qualche tempo le società titolari dei siti di e-commerce erano messe in liquidazione.

Secondo quanto accertato dalla guardia di finanza nell’operazione “Doppio Click”, le somme di denaro ricevute sui conti correnti delle società utilizzate per le truffe erano trasferite ad altre società, simulando il pagamento di operazioni in realtà mai effettuate e quindi successivamente monetizzate attraverso altri trasferimenti, oppure sotto forma di stipendi, pagamenti di consulenze, anticipazioni di utili.

A capo di alcune delle società c’erano “teste di legno“, persone che nulla avevano a che fare con il mondo manageriale. Tutti “piazzati” per amministrare le società che dopo aver guadagnato denaro, sparivano.

L’udienza per sentire altre 50 vittime del raggiro è stata aggiornata al prossimo 9 febbraio.

Sara Pizzorni

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