"Seguita ovunque e tartassata di
chiamate". Ex compagno condannato
Ogni volta piombava nel posto giusto al momento giusto”. Un incubo, per una 27enne di Cremona che nell’aula penale del tribunale aveva raccontato i momenti di angoscia e di paura vissuti dopo aver interrotto la relazione con il suo fidanzato, finito a processo per stalking. Oggi nei confronti di Flavius è stata emessa sentenza di condanna a 2 anni con la sospensione condizionale della pena contro la pena di un anno chiesta dal pm. L’imputato, assistito dall’avvocato Elena Guerreschi, dovrà risarcire la parte civile, rappresentata dal legale Ilaria Ceriali, con la somma di 3.000 euro.
I due si erano conosciuti nel 2019 e la loro è stata una relazione turbolenta fin da subito, soprattutto dal gennaio del 2020, quando, prima che scoppiasse la pandemia, erano partiti per un viaggio. “Durante una discussione”, aveva ricordato la ragazza, “lui ha tirato un pugno alla porta del bagno dell’albergo così forte che ha dovuto andare in ospedale. Mi sono spaventata”. Lei voleva troncare la relazione, ma lui si era detto pentito e le aveva chiesto scusa, e lei gli aveva concesso una seconda occasione.
Poi era arrivato il Covid. La giovane, che è un’infermiera, si era buttata nel lavoro. Con il lockdown, i due si vedevano poco. Ad aprile del 2020 lei si era ammalata di Covid e la coppia era tornata a frequentarsi solo a metà maggio”. Lei andava spesso a casa del fidanzato, e lì aveva scoperto che nascondeva della droga. Lui si era giustificato dicendo che lo stupefacente apparteneva ad un amico, poi aveva ammesso che era sua. Bugie, liti e discussioni erano all’ordine del giorno, fino a quando la giovane aveva interrotto definitivamente la relazione. Lui non l’aveva presa bene e, a detta della ragazza, continuava incessantemente a chiederle di tornare sui suoi passi. “Chiamava mia mamma, contattava le mie amiche, si presentava sul mio posto di lavoro. Era presente ovunque io andassi. Al ristorante con le mie amiche era arrivata una bottiglia di vino offerta da lui, l’ho trovato davanti ad una pasticceria che mi aspettava perchè voleva parlarmi, e me lo sono trovata anche nel cortile di casa che cercava di spingere la porta per entrare”.
L’imputato era anche diventato aggressivo. “Mi ha tirato un braccio, mi ha spinto giù dalla mia auto per non farmi andare via”. E poi le minacce di morte al nuovo fidanzato che la vittima aveva iniziato a frequentare nel maggio del 2021. “Guardava su Instagram le storie delle mie amiche per cercare di capire dove fossi, mi ha tempestata di messaggi, mi faceva fino alle 60 telefonate al giorno. Poi l’ho bloccato”.
L’episodio che la ragazza aveva definito come “l’apoteosi di tutto” era accaduto dopo una cena in una pizzeria di Vescovato. La 27enne, che era con le sue amiche e il suo nuovo fidanzato, aveva raccontato di aver ricevuto chiamate anonime per tutta la sera, anche quando stava tornando a casa in macchina. Lungo il tragitto, nel tentativo di riagganciare il telefono, aveva perso il controllo dell’auto, finendo contro un palo, con la vettura che si era incendiata.
Nel giugno del 2021 la ragazza si era decisa a denunciarlo. “Sono stata anche costretta a troncare con il mio fidanzato perchè riceveva continue minacce dal mio ex su Instagram”, aveva riferito Andrea. “Attualmente non lo sento più. Dopo la misura cautelare si è calmato”.
Per l’imputato, l’avvocato Guerreschi aveva chiesto l’assoluzione. Il legale ha riconosciuto che “le cose, se si voleva ricucire la relazione, avrebbero dovuto essere gestite in altri modi”, ma ha anche sottolineato la “mancata prova di un effettivo danno subito da parte della vittima, che non ha prodotto certificati medici per l’ansia a cui sarebbe stata sottoposta, nè ha dato prova di aver cambiato le proprie abitudini: non ha nemmeno deciso di cambiare il numero di telefono, che è la prima cosa che una persona vittima di stalking solitamente fa”.
Sara Pizzorni