Picchiata e violentata dal suo ex
"Mi rubava i soldi per la droga"
Picchiata, presa per i capelli, colpita con calci in faccia, e in almeno due occasioni costretta a subire rapporti sessuali con la forza. Con l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale è finito a processo Francesco (nome di fantasia), l’uomo con cui Dania (nome di fantasia), 32 anni, ha convissuto dal maggio del 2023 al gennaio del 2024. Lui era un suo compagno di scuola, perso di vista durante gli anni e poi ritrovato su facebook. Era stato lui a contattarla. “Era geloso e assumeva cocaina“, ha spiegato in aula la donna, che ha parlato di maltrattamenti “quasi quotidiani”.
Lui si arrangiava con qualche lavoretto, mentre lei lavorava nella ditta del padre, al quale però Francesco non piaceva. “Io e mio padre non eravamo d’accordo, e quindi non ho più lavorato da lui”, ha raccontato la 32enne. “Percepivo 1.300 euro di indennità mensile di disoccupazione, e vivevamo con quelli”. A suo dire, Dania sarebbe stata convinta dal compagno ad aprire un conto cointestato e lui ne avrebbe approfittato per sottrarle i soldi e comprarsi la droga. “Ero innamorata”, ha detto in aula la vittima. “Mi fidavo di lui“.
La donna ha raccontato di essere stata malmenata in varie occasioni: “mi ha colpita con calci in faccia, mi ha lanciato addosso il telefono, mi ha strattonato e spinta fino a farmi cadere. Nel Natale del 2023 volevo denunciarlo. Ero stanca di subire. Ho cercato di uscire di casa, ma lui mi ha preso per i capelli e ho sbattuto la testa contro la porta. A quel punto mi ha buttato sul letto e ha cercato di avere un rapporto, mentre io non volevo e piangevo per il male. Una volta mi ha buttato sul divano strappandomi la maglia del pigiama”.
Almeno per due volte, lui l’avrebbe presa con la forza, costringendola ad avere rapporti intimi. “Lui era affetto da Hiv”, ha raccontato Dania, “e quei rapporti non erano protetti”.
A testimoniare è stata chiamata anche una vicina di casa della coppia. “C’era molto rumore di notte nel loro appartamento. Si sentivano urla, voci forti, musica altissima, tanto che con lui mi sono lamentata. Erano rumori riconducibili a liti“. La testimone ha riferito di aver visto lei con un livido e di averla sentita urlare aiuto, chiedendogli di smetterla. “Mi sembrava una ragazza fragile, che aveva bisogno di aiuto“, ha raccontato la vicina. “Volevo aiutarla, ma non sapevo come fare. Avevo paura”.
Il prossimo 20 gennaio, dopo gli ultimi due testimoni, sarà emessa la sentenza.
Sara Pizzorni