Cronaca

Nel video inneggia a Turetta
Alla ex: "Ti faccio a pezzettini"

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Per intimorirla, le aveva inviato un video del processo a Filippo Turetta, il giovane padovano condannato all’ergastolo per aver ucciso Giulia Cecchettin. Nei messaggi, rideva ed esaltava la figura dell’omicida dell’ex fidanzata. Marco (nome di fantasia), 31 anni, calabrese, è a processo con l’accusa di stalking nei confronti di Laura (nome di fantasia), 26 anni, cremonese, sua fidanzata dal luglio al novembre dell’anno scorso. La coppia si era conosciuta ad una festa nel cremonese e si era innamorata. Ma il rapporto tra i due, come ha spiegato la mamma di lei nel corso dell’udienza, “era malato, tossico. Lui non mi è mai piaciuto, sembra un delinquente. Quando è stato a casa nostra era scontroso e altezzoso“.

In aula, ad ascoltare le parole della mamma della vittima e dei testimoni, c’era anche l’imputato. Non fisicamente, ma collegato dal carcere a Reggio Emilia, dove è rinchiuso per aver violato la misura degli arresti domiciliari. Nonostante fosse costretto a casa con il braccialetto elettronico, era evaso per recarsi dalla ex fidanzata. Marco è recidivo: ha precedenti specifici nei confronti di altre due donne con cui aveva avuto una relazione.

“Ti faccio a pezzettini, ti voglio vedere morta, guarda che io sono di Cutro”, sono alcune delle frasi ricordate dalla mamma lei in aula, insieme a parolacce, offese e a numerosissimi messaggi. I due ragazzi, abitando in città diverse, si vedevano nel fine settimana. Con il tempo, lui si era fatto sempre più geloso.

“Era geloso anche di me”, ha raccontato la mamma di Laura. “Non voleva che lei stesse a casa con me, la voleva a casa sua. Mia figlia era totalmente cambiata. Era sempre nervosa, agitata. Io la vedevo, le facevo delle domande, perchè sono una mamma responsabile. La loro era una relazione malata“. La donna ha raccontato di quando, nel settembre del 2024, sua figlia l’aveva chiamata verso le 2 di notte. Era da lui. “Mamma, aiutami, questo mi ammazza”, le aveva detto al telefono. ‘Scappa via da quella casa’, le ho detto subito”, ha raccontato la testimone, che aveva continuato a chiamare la figlia per accertarsi che fosse riuscita ad allontanarsi indenne. La ragazza era stata anche picchiata. “L’ho vista con un grosso ematoma sulla testa“, ha riferito la madre della giovane.

Ero praticamente sottomessa a fare tutto ciò che voleva lui“, ha poi raccontato Laura al giudice. “Non avevo più possibilità di scegliere“. Sentita anche l’amica del cuore della 26enne. “Ci conosciamo dalle medie”, ha detto la testimone. “Nel periodo che è stata insieme a lui era sempre nervosa ed era dimagritissima. Secondo lui, neanche io andavo bene per lei”. Le due ragazze erano partite insieme per un viaggio a Santo Domingo. “Lui era insistente, pressante“, ha ricordato l’amica. “Anche quando eravamo in vacanza continuava a messaggiarla per chiederle cosa stesse facendo, le scriveva che l’avrebbe ammazzata. Le inviava decine e decine di messaggi tutti i giorni”.

“Laura scoppiava in lacrime per qualsiasi cosa“, ha invece detto la sua collega di lavoro. “Era sempre in ansia ed era molto dimagrita. La responsabile del negozio aveva chiesto di non lasciarla mai in turno da sola. Per le assenze, ha anche rischiato di perdere il lavoro”.

Nel processo, Laura si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Paolo Sperolini. Si torna in aula il prossimo 14 gennaio.

Sara Pizzorni

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