Capitale Cultura, Bona e Pizzetti
"Serve un impegno corale"
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Al momento c’è solo Ostuni, la “città bianca” del Salento a fare concorrenza a Cremona come Città italiana della Cultura per il 2029. Ma il cammino è ancora molto lungo per arrivare al verdetto, non è neppure uscito il bando ministeriale che dà avvio alla procedura e il 18 dicembre la commissione istituita presso il ministero della Cultura decreterà quali saranno le 10 finaliste tra le aspiranti al titolo per il 2028.

Un percorso non semplice quindi, che richiederà un impegno collettivo come hanno evidenziato giovedi scorso davanti ai capigruppo del Consiglio comunale l’assessore alla Cultura Rodolfo Bona e il presidente del Consiglio Luciano Pizzetti. “Le esperienze pregresse – ha detto Bona nell’aggiornare sull’iter – ci dicono che serve un soggetto professionale, un’agenzia, per predisporre il dossier di candidatura, ma non solo. Serve una forte motivazione da parte di tutti i dirigenti coinvolti e il sostegno di tutte le forze politiche, un sostegno formale e sostanziale”, ha aggiunto sottolineando implicitamente la necessità che si mettano da parte polemiche quali la rivendicazione di primogenitura nell’aver lanciato la proposta.
Per ora, ha aggiunto Bona, se ne è cominciato a parlare con le società partecipate dal Comune e il 27 novembre è stato chiesto un incontro alla Regione e alla Camera di Commercio. Come impegno economico iniziale, il Comune ha messo a disposizione 10mila euro per il 2025 e 120mila nel 2026 (con le ultime variazioni di Bilancio) cifre per coprire l’incarico al soggetto esterno per il quale è già partita la ricerca tramite avviso pubblico.
Il progetto dovrà riassumere quelli che sono già ora i punti forti che Cremona può mettere sul piatto (dalla liuteria all’arte contemporanea; dalla promozione della lettura alla valorizzazione del grande fiume) ma tra i requisiti per l’attribuzione del titolo vi sono aspetti come la presenza di co-finanziamenti pubblici e privati e l’omogeneità complessiva del progetto. E – ha aggiunto Bona “occorrerà pensare anche alla governance, questo sarà un tema politico che dovremo affrontare, perché poi dovremo scegliere se puntare su un comitato di indirizzo o aggiungere anche un comitato scientifico. Il sostegno alle candidature è importante, come pure il contributo di specialisti di alto profilo”.
“Per andare a meta occorre che si senta il coinvolgimento dell’intera comunità”, ha aggiunto Pizzetti, “se no diventa complicato”, ricordando che in Lombardia Mantova, Bergamo e Brescia hanno già avuto il titolo; Pavia concorre come Capitale Europea, la Valtellina ha già le Olimpiadi, “per cui viene sfoltita la lista dei potenziali competitor. Dopodichè c’è sì un discorso di merito, ma serve anche un supporto significativo ‘erga omnes'”.
Capitale della Cultura 2026 sarà L’Aquila e nel 2027 Pordenone. Nell’iter in corso per il 2028, i centri urbani attualmente in gara sono 23 tra cui Anagni, Ancona, Benevento, Catania, Fiesole, Forlì, Massa, Moncalieri, Pieve di Soligo, Pomezia, Rozzano, Sala Consilina, Sarzana e Tarquinia. Come si diceva, il 18 dicembre saranno selezionate le 10 finaliste, entro il 12 marzo 2026 saranno svolte tutte le audizioni pubbliche per arrivare il 27 marzo alla proclamazione.
Solitamente il bando esce ad aprile, entro il 3 luglio bisogna presentare la manifestazione di interesse; entro il 25 settembre deve essere pronto il dossier di candidatura.
Una città potrebbe anche decidere di fermarsi a seguito della manifestazione di interesse, mentre se si presenta il dossier ma non si acquisisce il titolo, per due anni non ci si può più presentare.
Giuliana Biagi