Politica

Dimissioni Bellini, Pizzetti:
"Questioni da prendere in carico"

Luciano Pizzetti
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Tra le prime reazioni alle dimissioni di Michele Bellini c’è quella del presidente del Consiglio comunale Luciano Pizzetti, che non nasconde il proprio rammarico per l’addio.

“È un vero peccato, sono molto dispiaciuto. Michele è una persona di grande valore e perderlo ovviamente è una sconfitta” avidenzia.

Pizzetti entra poi nel merito delle motivazioni contenute nella lettera di dimissioni, sottolineando come i temi sollevati non possano essere liquidati con superficialità. “Le questioni che ha posto nella lettera delle dimissioni sono questioni vere, reali e sarebbe stolto un partito che non le prende in carico e non le approfondisce non tanto per convincere Michele, ma per convincere i molti che sono in attesa a vedere, a guardare, a capire quel che dovrebbe succedere. Io penso che le questioni che ha posto siano questioni fondamentali e a cui va trovata risposta. La prima risposta è che un partito deve essere coinvolgente, non respingente”.

Secondo Pizzetti, tra i passaggi più significativi della lettera di Bellini, quello in cui afferma che “siamo già diventati di fatto un partito degli eletti”. Un’affermazione su cui il presidente del consiglio comunale si sofferma, allargando lo sguardo al contesto più generale del sistema politico.

“Questa è la strutturazione del sistema politico, così com’è avvenuto” chiarisce Pizzetti. “Quando si toglie il finanziamento pubblico ai partiti, quando evolve una forma partecipativa via social e molto meno in via diretta, nel senso di partecipare agli incontri, assemblee etc.., è chiaro che poi alla fine tutto si slabbra e quello che ha la prevalenza è colui che sta in quel momento nei luoghi della decisione vera”.

Un fenomeno che, secondo il presidente del Consiglio comunale, non riguarda solo il livello locale. “Questo accade ovunque, dal livello nazionale in giù. Purtroppo è un dato del nostro tempo politico, non è un buon dato. Io sono affezionato alle comunità politiche, quindi trovo che questo sia un arretramento della democrazia, non una sua evoluzione positiva”.

Da qui l’invito a una riflessione più ampia sul futuro dei partiti. “Bisogna lavorare perché queste cose cambiano, ma per cambiarle, torno al punto di prima, i partiti devono essere attrattivi, non respingenti. Devono tornare ad essere comunità vera, vissuta” conclude Pizzetti.

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