Cronaca

Cliente "pestato" al Juliette: "Era
ubriaco, ha fatto tutto da solo"

Due degli imputati del processo, tra cui un buttafuori, si sono difesi in aula per l’episodio che risale a fine 2019.

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Era ubriaco, continuava a dimenarsi. Nessuno lo ha preso a calci e pugni. Ha fatto tutto da solo“. Così si sono difesi in aula due dei quattro imputati accusati del presunto pestaggio di un cliente avvenuto la a serata del 7 dicembre del 2019 al locale “Juliette 96” di Cremona. Nel processo sono imputati di lesioni quattro ex buttafuori e anche l’ex gestore, lui accusato di favoreggiamento personale per aver eluso le indagini.

Quella sera, Antonio, un 43enne originario di Cinisello Balsamo, aveva partecipato ad una cena aziendale e alla successiva festa in discoteca. L’uomo aveva bevuto, e con la compagna sarebbe scoppiata una lite scatenata dalla gelosia. Il trambusto aveva fatto intervenire i buttafuori che avevano allontanato il cliente. Secondo l’accusa, nel parcheggio del locale, i quattro addetti alla sicurezza l’avrebbero aggredito, spintonato e colpito violentemente con calci e pugni. Il 43enne era uscito dal locale con un trauma cranico, il naso fracassato, una spalla e una mano fratturate.

In aula hanno dato la propria versione dei fatti due degli imputati: il responsabile del personale di sala, 60 anni, e uno dei buttafuori, 30 anni. Il primo ha sostenuto che il cliente stesse discutendo con dei colleghi di lavoro e che il personale era intervenuto, riuscendo a calmare gli animi. “Ho deciso di non farlo uscire”, ha raccontato il 60enne, che poi si era allontanato, non prima di chiedere alla sicurezza di “tenerlo d’occhio”.

Gli avvocati Nicoli e Balzarini

“Dopo venti minuti, però”, ha spiegato l’imputato, “ho sentito un botto e ho visto uno dei ragazzi del personale che correva verso il cliente perchè aveva rotto una bottiglia di spumante. Insieme siamo intervenuti per togliergli dalla mano la bottiglia e a quel punto lo abbiamo accompagnato all’ingresso in modo deciso“. Il responsabile del personale ha poi raccontato di essersi allontanato per problemi di respirazione dovuti alla “cravatta troppo stretta”, e di aver lasciato il cliente con il collega. “Quando sono tornato”, ha ricordato, “ho trovato quel signore per terra e gli ho chiesto cosa avesse combinato. Ho visto che era ferito al volto e ho chiesto ad uno dei camerieri di portare del ghiaccio”. Secondo l’imputato, il cliente era agitato. Non voleva farsi medicare, voleva tornare dentro. Era ubriaco, completamente perso. In due facevamo fatica a tenerlo perchè continuava a divincolarsi”. Per il 60enne, il cliente era caduto e aveva fatto tutto da solo. “Nessuno di noi l’ha colpito“.

Stessa versione confermata dall’altro imputato, l’ex buttafuori di 30 anni. Lui era intervenuto solo in un secondo momento. “Ho visto del movimento all’ingresso”, ha ricordato. “C’era un uomo che si dimenava. E’ barcollato ed è caduto, andando a finire contro il piedistallo del gazebo esterno. Io poi sono dovuto rientrare, ma quando sono tornato, una ventina di minuti dopo, ho visto che inveiva contro le forze dell’ordine“.

L’avvocato Buondonno

A processo c’è anche l’ex gestore del locale che avrebbe manomesso le immagini delle telecamere per eludere le indagini. La scorsa udienza era stata sentita la figlia, ma la sua testimonianza era stata stoppata in aula. La ragazza, che all’epoca aveva consegnato nelle mani dei carabinieri i video delle riprese, aveva riferito di aver preso i file che avevano ripreso la scena, scaricato tutto il materiale su una chiavetta e selezionato i minuti salienti, da quando cioè “si vedono i buttafuori uscire con un ragazzo che cade da solo”. “Il filmato durava 12 ore, l’ho accorciato“, si era giustificata la giovane, fornendo poco più di un minuto di registrato invece di consegnare tutto il file. Per il pm onorario, “dichiarazioni autoindizianti”. “Per sua stessa tutela” era intervenuto il giudice che aveva interrotto l’esame.

Per l’accusa, il locale avrebbe messo a disposizione degli inquirenti “una chiavetta Usb contenente i file video manipolati e i video ripresi dalla sola telecamera n. 13, omettendo di fornire immagini di un’altra telecamera funzionante nel locale, provocando una “negativa alterazione del contesto fattuale all’interno del quale le investigazioni stesse e le ricerche si sarebbero potute svolgere”.

A processo, Antonio si è costituito parte civile attraverso l’avvocato Raffaella Buondonno, mentre i cinque imputati sono assistiti dagli avvocati Massimo Nicoli e Andrea Balzarini. La sentenza è prevista il 30 gennaio.

Sara Pizzorni

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