Il Pd dopo le dimissioni di Bellini
Le reazioni di Burgazzi e Galletti
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Si accende il dibattito sulle sorti del Pd provinciale dopo le dimissioni del segretario Michele Bellini, in carica da meno di un anno. A pochi giorni dall’annuncio, il 3 gennaio, si susseguono i commenti degli esponenti di partito.
A prendere la parola attraverso i social è Luca Burgazzi, già segretario cittadino e dal 2014 assessore comunale prima nella Giunta Galimberti poi in quella di Virgilio.
Burgazzi non risparmia critiche alle frasi con cui Bellini ha motivato la scelta di dimettersi, soprattutto nel passaggio in cui fa riferimento all’involuzione del Pd divenuto “partito degli eletti“.

“Non è sufficiente il possesso di solide competenze teoriche o accademiche“, replica Burgazzi riferendosi esplicitamente agli impegni professionali di Bellini. “E’ indispensabile tornare a una presenza costante nei territori, al dialogo diretto con le persone, alla capacità di intercettare i problemi e di elaborare risposte concrete. Le analisi sono uno strumento necessario, ma diventano inefficaci se non si traducono in azioni politiche capaci di incidere sulla realtà. Se si ritiene necessario allargare la rappresentanza, bisogna agire di conseguenza: mettere intorno a un tavolo le persone e, se serve, allargare quel tavolo.
“Ritengo – aggiunge Burgazzi – che il nuovo segretario debba partire da una consapevolezza fondamentale: guidare una comunità politica significa assumere un ruolo di servizio. Un servizio che deve essere di tutti, compresi gli eletti. Ricordarlo all’esterno è importante, ma è soprattutto un dovere che dobbiamo esercitare anzitutto verso noi stessi. Non cadiamo nell’antipolitica anche noi”.
Più diplomatico il commento di Roberto Galletti, attuale segretario cittadino del Partito Democratico. “Ho appreso delle dimissioni di Michele Bellini dalla sua lettera e sono dispiaciuto perché si tratta di una persona giovane e di valore.

“L’impegno assunto da Michele pochi mesi fa era ed è particolarmente gravoso: guidare una comunità di partito a livello provinciale è una scelta di vita molto impegnativa, soprattutto – come lui stesso ha ricordato – quando non esiste una struttura in grado di sostenere, anche dal punto di vista economico, una presenza forte dei propri quadri dirigenti all’interno dei processi politici territoriali.
“Purtroppo la politica, e in particolare i partiti, sono attraversati da processi di destrutturazione che al momento non trovano soluzioni adeguate. Sono tuttavia convinto che lo strumento “partito” rappresenti ancora un legame forte e importante – pur non essendo l’unico – tra le istituzioni e il territorio, tra la comunità e chi ha la responsabilità di amministrarla.
“ll rapporto tra chi si assume un incarico in un partito (o in altre formazioni politiche), nella situazione attuale, deve essere vissuto in modo nuovo. Per quanto mi riguarda l’impegno che ho condiviso è orientato a ripensare la presenza e l’organizzazione del partito in modo da ricostruirne le relazioni con la comunità cittadina in condizioni assolutamente diverse rispetto al passato. Ritengo che le e cittadine e i cittadini abbiano ancora bisogno di uno spazio politico in cui incontrarsi, riconoscersi e fare politica.
“Nel Partito Democratico questi spazi esistono e sono ancora luoghi di confronto tra iscritti ed eletti. Indubbiamente devono diventarlo ancora di più, grazie a una maggiore apertura verso la società e verso le parti vitali della città, che possono dare un contributo anche senza essere necessariamente vicine al partito.
“Questa è la sfida: una sfida complessa ed esigente, sulla quale dobbiamo investire insieme, costruendo un progetto che non può gravare sulle spalle di una sola persona, ma di un’intera comunità politica, forte della propria passione e della propria storia”.