Polizia locale in festa: la mission
è "stare in mezzo alla gente"
Festeggiamenti per San Sebastiano a Cremona con una messa solenne. Don Codazzi invita a non dimenticare i poveri e a lavorare insieme per un futuro migliore.
Sono iniziati martedì mattina i festeggiamenti della Polizia Locale del Comune di Cremona nel giorno della ricorrenza del patrono San Sebastiano, con la messa solenne, celebrata nell’omonima chiesa.
A presiedere la cerimonia don Pier Codazzi, direttore della Caritas cremonese, affiancato dal parroco di San Sebastiano, don Davide Barilli, e da altri sacerdoti. Presenti per l’occasione tutte le autorità civili e militari della città, insieme al sindaco Andrea Virgilio, all’assessore Santo Canale e al presidente del consiglio comunale, Luciano Pizzetti.
“È molto bello questo riuscire a raccoglierci tutti insieme” ha detto don Codazzi durante l’omelia, nella quale ha voluto porre l’accento su due cose. In primis l’attenzione ai poveri e agli invisibili, quelli “che il Dio dei Cristiani sceglie”. L’invito, ha sottolineato il sacerdote, “è di ricominciare da loro. Di non dimenticarli”.
Altra questione che il prelato ha voluto sottolineare, è la centralità dell’uomo: “A Gesù avrebbero dato una multa perché ha fatto una cosa che era vietata al sabato. Ed è lui a dirci: attenzione che la regola non prevalga a tal punto da schiacciare l’uomo. E bisogna ricordarselo quando si lavora, giustamente, per far rispettare le regole“.
Non è quindi mancata una esortazione, che don Pier ha fatto a tutti i vigili presenti. Quella di “essere davvero in mezzo alle case e alla gente, con un occhio di attenzione a chi è invisibile a chi è in difficoltà”.
Ma questo lavoro, che sfocia nel sociale, non va fatto da soli: “I tanti sacerdoti presenti qui oggi danno un segnale di vicinanza tra le nostre realtà” ha concluso. “Vorrei che riprendessimo in mano insieme il territorio, come luogo di presenza. Perchè soltanto insieme, pur con ruoli diversi, si possono affrontare le sfide enormi che ci stanno davanti. Dobbiamo dare segnali chiari, in cui diciamo al territorio che ce la possiamo fare. Dobbiamo fare in modo che l’analisi del male che c’è oggi non spinga la gente a chiudersi in casa. Serve un segnale di speranza, puntando al bene comune. Perché i luoghi ci vengono consegnati affinché possiamo riconsegnarli migliori e con più speranza nel futuro”.
Laura Bosio