Truffa, Pedrabissi: "Un gesto così
sporco? Non l'avremmo mai fatto"
L'imputata accusata del raggiro alle due sorelle cremonese ha parlato anche a nome del marito scomparso nelle sue dichiarazioni spontanee. La difesa: "Innocente, non è scesa come un falco sulle povere signore"
“Parlo col cuore e anche con quello di mio marito, oggi siamo qui in due“. Lo ha detto in aula Cristina Pedrabissi, l’ex funzionaria della banca Credito Emiliano accusata di essere l’autrice della truffa milionaria a due anziane cremonesi“. Davanti ai giudici, Pedrabissi, prima che il pm Francesco Messina prendesse la parola per la sua requisitoria, al termine della quale ha chiesto per lei una pena di sette anni, ha reso dichiarazioni spontanee, parlando per sé e per conto del marito Maurizio Merlini, scomparso a febbraio del 2025 e anche lui finito sotto accusa.
“Non capisco perchè sono qui“, ha detto Pedrabissi. “Io e Maurizio non abbiamo truffato Giordana e Marise Zanardi, non avremmo potuto compiere un gesto così sporco. Le due anziane erano persone lucide, non truffabili. Ho sempre fatto tutto quello che la banca mi ha chiesto, ma ho paura di non essere creduta“. Nell’aprile del 2022, quando in banca erano stati presentati un reclamo e una querela contro la funzionaria da parte della compagna di Raffaele Ghisolfi, figlio di Giordana, morto nel 2010 all’età di 55 anni, si era andati a verificare movimentazioni, polizze, assegni e passaggi di denaro. Ci si era concentrati in modo particolare sulla migrazione di oltre due milioni di euro passati da Credem a Fideuram e su spese riconducibili alla Pedrabissi: le polizze erano state liquidate e il denaro era passato sui conti Fideuram intestati alle due sorelle. In banca, in aprile era stata convocata una riunione, la Pedrabissi era stata sospesa dal servizio e nei suoi confronti era scattata una contestazione disciplinare.
Durante gli accertamenti era stato trovato un bonifico “anomalo” dal conto di una delle sorelle a Giorgio Merlini, padre di Maurizio. L’imputata, convocata ad agosto del 2022 a Reggio Emilia, si era giustificata, sostenendo che i movimenti bancari delle due sorelle erano legittimi e che non si spiegava il motivo del reclamo. Pedrabissi era stata sentita dalle 15 alle 18,30. Per lei, 23 domande. “Risposte insoddisfacenti“, secondo i funzionari della banca. A settembre, l’imputata era stata licenziata per giusta causa e segnalata all’Albo dei consulenti finanziari. “In quell’incontro”, ha precisato oggi l’imputata, “ho risposto aa tutte le domande nei limiti di quanto compreso. Non ho firmato il verbale perchè colta da una crisi di panico. Della mia invalidità, la banca era a conoscenza”.
La difesa della Pedrabissi, rappresentata dai legali Stefano Aterno e Ernesto Belisario, è intervenuta nel pomeriggio. Le arringhe, compreso l’intervento del collega Paolo Bregalanti per le altre tre imputate, riprenderanno il prossimo 17 febbraio. “Ma quali artifici e raggiri?“, ha esordito l’avvocato Aterno. “Una persona che vuole truffare lascia tutte queste tracce?. Sembra Fantozzi. Non c’è un conto all’estero, non c’è un prestanome, non c’è una società fittizia“.
“La nostra cliente non è scesa come un falco sulle povere signore“, ha aggiunto l’avvocato, che ha tirato in ballo i vicini di casa delle anziane che le andavano a trovare spesso e che telefonavano tutti i giorni. “Una vicina apriva la loro posta bancaria e la leggeva, vedevano Pedrabissi andare a casa delle sorelle. “Ma come mai”, si è chiesto il legale, “se era davvero in corso una truffa, nessuno se n’è accorto e si è rivolto alla banca invece di assistere impotente?”.
Sara Pizzorni